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Slot machine: RIVOLTA dei Sindaci

Chiedono di frenare l’epidemia. E c’č chi premia chi non le mette

Gio 29 Ago 2013 | di Francesco Buda | Soldi

Basta allo spaccio di azzardo. Stop all'epidemia di macchinette mangiasoldi che continua ad infettare l'Italia, divenuto il primo Paese al mondo per spesa pro capite in questi cosiddetti “giochi”.
È in atto una rivolta pacifica nei Comuni italiani per scongiurare ulteriori danni dell'azzardo e specialmente delle slot machine e apparecchi simili, che assorbono ormai oltre il 54% della enorme spesa per azzardo in Italia. Insieme alle scommesse su internet, sono i “giochi” che raccolgono più soldi e che generano le entrate più basse per le casse pubbliche. I Sindaci di Torino, Milano, Parma, Napoli, Verona, Palermo e Bari ci hanno messo la faccia nello spot anti-slot con Le Iene su Italia 1. Loro rappresentano oltre 4 milioni di cittadini. Ma la rivolta è più estesa: oltre 260 Sindaci, Giunte e Consigli comunali «si impegnano ad utilizzare tutti gli strumenti disponibili per esercitare tutte le attività possibili di contrasto al gioco d'azzardo», aderendo al “Manifesto dei Sindaci per la legalità contro il gioco d'azzardo”. Pretendono di poter decidere anche loro sull'apertura delle sale “giochi” e di intervenire su orari e distanze minime di queste sale da luoghi sensibili, lontano ad esempio dalle scuole. Il 9 ottobre presenteranno queste richieste con un apposito disegno di legge di iniziativa popolare: saranno i Sindaci stessi a raccogliere le 50mila firme necessarie per inoltrare la proposta al Parlamento. Chiedono anche di coordinarsi con forze dell'ordine e istituzioni sanitarie per prevenire e curare le patologie dell'azzardo; verifiche fiscali sulle macchinette e monitoraggio contro infiltrazioni malavitose, maggiori poteri e che una parte dei soldi raccolti dall'azzardo sia destinato alla cura dei malati di azzardo e alla prevenzione da parte dei Comuni. L’Anci, l'importante associazione che riunisce i Comuni d'Italia, sostiene questa iniziativa insieme all'altra campagna nazionale “Mettiamoci in gioco”, per porre un freno allo spaccio di azzardo di Stato che, con la scusa di regolamentare, ha trasformato il Bel Paese in un enorme casinò fuori controllo. I Comuni con moltissime associazioni propongono anche una moratoria, ossia il congelamento dell’immissione di nuovi giochi, e di impedire la pubblicità dell’azzardo. In attesa delle scelte ai vertici dello Stato, che nel frattempo ha previsto altre 1.000 sale da poker in tutta Italia (con la legge di stabilità 2013 del governo Monti, prevista nel 2011 da Tremonti), spiccano invece le operazioni anti-slot che stanno spuntando in diversi municipi. Le più concrete premiano l'esercente che rinuncia a mettere le macchinette mangia-soldi nel proprio locale. Nel paesino brianzolo di Bellusco (vicino Monza), per esempio, fanno lo sconto sulla bolletta dei rifiuti ai bar e circoli che non mettono o tolgono slot machine e videopoker. Per i bar “slot-free” di Mede, in provincia di Pavia, scattano gli incentivi di 400 euro l'anno. E stavolta la notizia è stata data anche in tv dal TgUno. Atti pratici e realizzabili subito, da qualunque Sindaco ed amministrazione comunale.   

 


 

Malattia sociale, costi enormi

120.000 casi di azzardo patologico solo nel 2012 presso Asl e ospedali

3 milioni gli italiani che rischiano di ammalarsi di azzardo patologico 

54% della spesa complessiva in scommesse è su slot e altri apparecchi simili 

1.700 euro a testa bruciati in media da ogni maggiorenne italiano  

Fonte Italian Health Policy Brief - Corte dei Conti 


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