acquaesapone Ambiente
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Riciclare porta lavoro e soldi

Solo l’anno scorso potevamo guadagnarci 1,4 miliardi di euro in tutta Italia

Gio 29 Ago 2013 | di Francesco Buda | Ambiente
Foto di 4

Differenziare e riciclare è un buon affare per tutti.
Significa non solo ridurre la pressione sull'ambiente, ma anche ottenere grossi vantaggi economici nell'interesse della collettività.
L'esatto contrario del maleodorante business delle discariche, che ancora soffoca intere aree del Paese, a cominciare dalla Capitale, con costi ambientali e finanziari ormai non più sostenibili. Il settore è infatti saldamente in mano a pochi potentissimi monopolisti che continuano ad imporre il business delle discariche, spalleggiati dalla casta politica e da burocrati complici, dai piani alti delle istituzioni fino agli uffici municipali. Al contrario, grossi vantaggi alla collettività possono arrivare raccogliendo i vari materiali con il sistema domiciliare, il cosiddetto porta a porta, per ridargli nuova vita. 

UN INVESTIMENTO SENZA PARI 
D'accordo conviene, ma quanto? Ogni euro sborsato per far rinascere quelle che in gergo si chiamano “materie prime seconde” produce 3 euro e mezzo, al netto dei costi. Circa il 350% pulito. Un investimento che dà un ritorno senza eguali. È il risultato impressionante che emerge dai minuziosi calcoli della Althesys, società specializzata nella ricerca e consulenza in ambito energetico e ambientale. I suoi esperti hanno stilato un'analisi molto accurata che poi hanno elaborato nel dettaglio per ciascuna regione, apposta per i lettori di Acqua & Sapone. «Abbiamo stimato i benefici persi o i maggiori costi subiti, a causa della mancata raccolta differenziata e relativo riciclo in Italia – spiega l’economista Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys e docente alla Bocconi di Milano - e prendiamo in considerazione le regioni che non hanno raggiunto  l'obiettivo imposto dall'Unione Europea, il target del 50% di riciclo dei rifiuti di imballaggio». Praticamente tutte le regioni, eccetto il Veneto, che ha centrato questo obiettivo, e il Trentino Alto Adige, che ci è molto vicino. Del resto, nessuna regione ha nemmeno raggiunto l’obiettivo fissato dalla legge di differenziare almeno il 65% della spazzatura entro il 31 dicembre dell’anno scorso.

ECCO PERCHé CONVIENE 
Quasi un miliardo e 400 milioni di euro, nel solo 2012, è il totale dei benefici che avremmo potuto ottenere in Italia semplicemente riciclando i nostri rifiuti, tra risparmi sullo smaltimento, emissioni da riciclo evitate, valore di carta, cartone, metalli, vetro e altre materie rigenerate, risparmi ottenuti con la prevenzione e l’indotto generato dal sistema dei consorzi che curano il riciclaggio. Un patrimonio che ci è stato “rubato” a causa della mancata raccolta differenziata e del conseguente mancato riciclo. Basterebbe applicare la raccolta domiciliare, il porta a porta, e ridare nuova vita ai tanti materiali che quotidianamente cittadini e imprese buttano. 

CON POCA SPESA, ENORMI RISULTATI
Le buone pratiche di raccolta differenziata sono rare in regioni in emergenza come Sicilia, Puglia e Calabria, ma anche in Liguria e Valle d’Aosta, mentre al Centro Sud c’è ancora una carenza di impianti per trattare l’organico (scarti di cucina, vegetali e simili) e su una regione come il Lazio ancora pesa come un macigno il far west della Capitale, ancora strozzata dalla lobby delle discariche, che da sempre frena la raccolta porta a porta (che funziona meglio di tutte). Proprio nel Lazio – sottolineano i tecnici guidati dal Prof Marangoni – le perdite sono le più pesanti: quasi 808 milioni di euro, nel triennio 2010-2012, i benefici persi per non aver gestito in modo sano l'immondizia nella regione che ospita la Capitale, il Governo e il Parlamento. Tanto avrebbero incassato enti e cittadini laziali con un investimento complessivo di soli 180 milioni di euro. L’anno scorso in Liguria, invece, bastavano 16,6 milioni per ricavare oltre 74,4 milioni di euro di benefici; mentre in Sardegna superano i 24,6 milioni i benefici che potevano ottenere spendendo soli 5 milioni e 486mila euro. Il costo del non riciclo potrebbe essere più pesante, visto che a luglio la Commissione europea ha proposto di deferire il nostro Paese alla Corte di Giustizia europea, per le emergenze rifiuti. Ora rischiamo di pagare 28.090 euro al giorno di multa, fino alla sentenza definitiva del 2014, e poi una maximulta da 256.819 euro per ogni giorno di ulteriore ritardo nel metterci in regola come Stato membro. 

LA RIVOLUZIONE è COMINCIATA
Nonostante molto vada migliorato, stiamo cambiando rotta, anche nelle regioni dove lo scenario è ancora mediamente deludente. 
“È una rivoluzione spiazzante – si legge sul nuovo rapporto Comuni Ricicloni di Legambiente –. Le migliori performance regionali negli ultimi anni sono quelle di Sardegna (dove la provincia di Oristano è tra le sole 7 in tutta Italia ad aver raggiunto e superato il 65% di differenziata nel 2012, ndr) e Marche che, grazie al sistema di penalità/premialità sullo smaltimento in discarica, hanno diffuso la raccolta porta a porta, arrivando in pochi anni al 50% di differenziata. È una rivoluzione che ha creato una nuova economia”. Una economia virtuosa che può dare ottimi frutti, come dimostrano i calcoli di Althesys. Basta volerlo e non perdere più tempo, affrancando Comuni, Province e Regioni dai boss dell'immondizia, che ancora, troppo spesso, decidono strategie, prezzi e tempi della gestione dei nostri rifiuti.     


Condividi su:
Galleria Immagini