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Governo come una slot

Basta mettere il gettone giusto e la casta si muove. E la lobby delle macchinette mangiasoldi non paga le multe miliardarie

Gio 26 Set 2013 | di Patrizia Santo | Soldi

Salassate ai cittadini; sconti, condoni e favori a chi sta impoverendo l'economia nazionale.
Questo stanno facendo ai piani alti delle istituzioni, che favoriscono un settore che sta letteralmente spolpando il Paese. La lobby dell'azzardo e i suoi “picciotti” tra governo e parlamento hanno trasformato l'Italia nella bisca più grande del mondo, creando quella che chiamano “l'industria del gioco”, «perché - dicevano - occorre regolamentare il fenomeno. Questo - dicevano - eviterà il “gioco” illegale e l'evasione fiscale ad esso connessa». Una scommessa persa: non è possibile un controllo delle illegalità, come spiega la Relazione della Commissione bicamerale antimafia del 2011, anzi, si registra anche la manipolazione delle procedure per le autorizzazioni con la corruzione di funzionari pubblici. Nell'azzardo vengono riciclati soldi sporchi e la criminalità organizzata vi è saldamente presente, le macchinette vengono spesso e volentieri manomesse senza che vi sia una adeguata sanzione.
Di quest'ultimo aspetto è un esempio eclatante la farsa dei 98 miliardi che il Procuratore della Corte dei Conti chiedeva di far pagare a 10 concessionari di slot. Mega-multa chiesta perché la Guardia di Finanza aveva trovato migliaia di slot machines non collegate al cervellone dei Monopoli di Stato. Senza cioè inviare all'Erario i dati sui soldi incassati e, quindi, senza pagarci le tasse. Quei 98 miliardi sono poi divenuti 2,5 durante il processo. E nelle scorse settimane addirittura si erano ridotti a circa 600 milioni di euro. Questa l'elemosina chiesta dal Governo ai padroni delle slot sotto processo a mo' di condono per coprire – dicono – i mancati introiti da Imu in nome del “pochi, maledetti e subito”. Una storia che ricorda molto il condono stratosferico sull'evasione fatto alle banche dal governo Monti. Ma il maxisconto nemmeno gli sta bene e non se ne farà nulla, in attesa che i giudici contabili decidano in Appello. «A queste condizioni le aziende non aderiranno alla transazione», ha annunciato Massimo Passamonti, Presidente della Confindustria Gioco, che raggruppa 6mila imprese del settore. E se davvero non pagano questi 600 milioni, il Governo ha stabilito che aumenterà le tasse sulle imprese (Ires e Irap) e le accise. Nessun rincaro, invece, delle tasse su slot, scommesse e altri “giochi” d'azzardo. Doppia beffa per i cittadini.  «Preferiamo aspettare il giudizio d'appello perché siamo sicuri che ci darà ragione», dice il rappresentante di Confindustria Gioco. Meglio scommettere. A loro non costa niente. 

 


 

Spolpati da tasse ottuse e slot

L’indebitamento patologico e la crisi in Italia sono ancora più scottanti anche per colpa dell'azzardo, favorito spasmodicamente e irresponsabilmente dallo Stato. È uno dei nuovi, agghiaccianti risultati della nuova ricerca del Prof Maurizio Fiasco sul rischio di usura. «Se sommiamo il prelievo fiscale aggiuntivo della manovra dell'estate 2011 fino ad oggi e vi aggiungiamo il dirottamento di beni e servizi verso l'azzardo – spiega l'esperto – abbiamo il perché della stagnazione attuale». È ormai «abnorme l'espansione del consumo di gioco pubblico d'azzardo e di gioco d'azzardo illegale – afferma il ricercatore – come attesta l'Amministrazione dei Monopoli, nel 2012 sono state registrate puntate per un valore di oltre 85 miliardi di euro, che corrisponde a circa il 12% della spesa aggregata per tutti i consumi privati (circa 830-850 miliardi)». Un “consumo senza uso” che «altera in modo rilevante la composizione della domanda di beni e di servizi e cambia il “paniere” degli acquisti delle famiglie». Cosa probabilmente che non avviene in nessun altro Paese del mondo, almeno in questi termini.


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