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Perché le banche non prestano più?

In 2 anni potremmo uscire dalla crisi, ma tagliano i viveri a chi lavora bene

Gio 26 Set 2013 | di Franscesco Buda | Soldi
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Banche sempre più avare e imprese in ginocchio ed esposte all'usura. Certo, in tempi di crisi bisogna stare più attenti a prestare quattrini. Ma proprio per aiutare l'economia la Banca centrale europea ha iniettato nel sistema bancario mille miliardi di euro a condizioni favorevolissime (interesse dell'1%), tra dicembre 2011 e febbraio 2012.  Circa 260 miliardi sono andati alle banche italiane. Chi li ha visti? Di sicuro i banchieri, che hanno investito quei soldi in operazioni finanziarie che rendono molto più dell’1%.
Nel Belpaese intanto si è sviluppata una nuova malattia: l'indebitamento patologico, che fa salire la febbre dell'usura. Se da un lato il termometro dei finanziamenti bancari rifiutati si è alzato, quello delle sofferenze bancarie (i prestiti non restituiti) quasi scoppia. Se lavoro bene, ma non mi dai credito, come proseguo? E perciò il lavoro si deprime. E dunque come posso pagarti? Quindi per questa difficoltà di liquidità non mi presti più soldi. Un circolo perverso che pare fuori controllo, senza una seria ed efficace guida politico-istituzionale. 

LORO INCASSANO, MA NON DANNO
Nel giro di pochissimi anni, in Italia più che altrove si è stravolta la situazione. Dal 2005 al 2008 i prestiti concessi alle aziende, grandi e piccole, sono costantemente saliti fino a raggiungere una media di circa un bel +27%, con picchi del +37,5% nell'Italia centrale e +27,6% tra Sardegna e Sicilia. Con un conseguente sviluppo economico. Poi il crollo: negli ultimi 4 anni sono scesi di oltre il 10%. Una mazzata enorme. L'anno scorso le banche si accaparravano gli aiuti europei, ma alle aziende italiane hanno prestato quasi la stessa somma del 2006! è più facile che non restituiscano, dicono i banchieri. Che però dei 260 miliardi  alla Bce hanno restituito solo le briciole: 3,5 miliardi di euro al 24 aprile scorso. E la difficoltà o impossibilità di onorare i debiti va alle stelle:  dal 2009 al 2012 si è quasi raddoppiato (+89%) l'importo delle sofferenze bancarie. Addirittura nell'Italia centrale ed insulare il fenomeno è più che raddoppiato.  

BANCHE OTTUSE, IMPRESE INDEBOLITE
La drastica riduzione dei finanziamenti alle imprese è «causa ed effetto della riduzione dell'attività produttiva», spiega Maurizio Fiasco, il sociologo che ha elaborato questi dati nella seconda edizione della ricerca “Indebitamento patologico e credito illegale nella crisi attuale”. Un'analisi che mette insieme molti fattori ed indicatori, da quelli economici e finanziari a quelli criminologici e sociali. «Parliamo di una malattia, l'indebitamento patologico, che è in sostanza un rapporto molto problematico tra sistema bancario e imprese: non c'è una responsabilità unilaterale. Le banche spesso reagiscono male e sono ottuse, per usare un eufemismo, non guardano l'insieme del sistema e penalizzano indiscriminatamente le aziende». 

KILLERAGGIO FINANZIARIO
«Se mandi per aria un cliente per il panico sui tuoi conti e non distingui tra chi può restare sul mercato e chi deve chiudere, colpisci la possibilità di creare reddito di molte imprese e ti privi di un cliente che nel tempo ti potrà rendere molto di più di quello che gli togli oggi! La quantità di scorrettezze imputabili al sistema bancario italiano è impressionante: dal peggioramento delle condizioni contrattuali a sfavore del cliente, ai costi indebiti fino all'illiceità contrattuale e al reato, anche con casi di usura bancaria combinata con quella tipicamente delinquenziale. Le imprese invece sbagliano quando non sanno pianificare, non rispondono efficacemente alle crisi di domanda, di prodotto, di liquidità e organizzative». Queste debolezze, unite all'avarizia e alla spregiudicatezza bancaria, espongono sempre più aziende al rischio di dovere ricorrere agli strozzini, «ma comportano anche maggiori opportuntità di business per le banche scorrette». Infatti prima erano a basso rischio di finire dagli strozzini 17 milioni di italiani (circa il 28%), ora sono molti di meno, 11 milioni e 275 mila (il 18%). 

ANCHE I GROSSI IN DIFFICOLTÀ 
Quello che non si sa è che dall'anno scorso l'indebitamento patologico non riguarda più solo artigiani, commercianti, piccoli inprenditori. «Questa malattia si è estesa anche alle imprese strutturate, ad esempio nel nord est e in poli molto solidi come il chimico-farmaceutico vicino Roma e Latina, oppure nelle costruzioni e nel grande indotto dell'edilizia, dove c'è un effetto domino. Le banche si sono molto esposte con grossi prestiti in questo settore». La radiografia mostra anche altre cause del fenomeno: «La pubblica amministrazione che paga con ritardi gravissimi, le insolvenze tra partner in affari, i reati economici, il calo della domanda e il nuovo fenomeno dello sperpero nei “giochi” d'azzardo». 

DIRIGENTI E POLITICI INCAPACI
«Eppure l'Italia potrebbe uscire dalla crisi in due anni – rilancia l'esperto – ed essere tra i Paesi più ricchi d'Europa, con la posizione strategica che abbiamo più favorevole di tutti gli altri! Suscita indignazione che non si esca dalla crisi e non se ne esce perché abbiamo la classe dirigente e politica più rabberciata del continente, senza mete, senza una visione, si rifugia nella retorica, che non mette vincoli alle banche e le lascia libere di fare operazioni senza un quadro di riferimento». Insomma, ci si accontenta di tirare a campare, facendo favori ai soliti noti, indebitando il Paese e spremendo all'inverosimile chi lavora onestamente, tagliando i viveri in modo indiscrimato alle imprese, «anzi peggio – dice il Prof Fiasco – li tagliano a chi può produrre, ha ordinativi». «È un problema culturale: quello che manca è una politica economica – dice Fiasco – termine che non si usa più nemmeno e indica una visione strategica che porta alla responsabilità della politica verso il Paese. Ora abbiamo solo manovre, misure, privatizzazioni, tante decisioni, senza strategia né disciplina che spianano il terreno agli speculatori e approfittatori. Dalle istituzioni nazionali e regionali deve invece arrivare un indirizzo politico razionale per superare la crisi: devono indicare quali settori sostenere e quali ridimensionare o tralasciare a cominciare dall'azzardo, che depirme l'economia». 

 


 

Meno prestiti anche alle famiglie

Nell'ultimo anno alle famiglie italiane sono stati concessi 5 miliardi in meno di prestiti. Quasi tre miliardi in meno nel sud più povero (59%), dove conseguentemente sale il rischio di cadere vittima degli strozzini. È l'ennesima conferma del perverso meccanismo che regola il credito. A denunciarlo è una ricerca della Cgia di Mestre. Inoltre, non solo le banche non fanno credito, ma ormai non si riesce nemmeno più a indebitarsi in modo regolare. Ciò emerge da un altro studio realizzato da Federconsumatori e Adusbef, secondo cui le consistenze del credito al consumo nel 2013 sono diminuite del 4%. Significa che gli italiani non sono più in grado di ricorrere alle rate e tanto meno al mutuo. Come contromisura, il Codacons ha chiesto al governo di «invertire la rotta e, almeno per una volta, stare dalla parte dei clienti», anche bloccando i compensi d'oro e i super bonus dei banchieri e dei top manager. 


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