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Veronica Pivetti: non dobbiamo nasconderci

L’ironia e la profondità di un’attrice che ha smesso di fingere

Gio 26 Set 2013 | di Giuseppe Stabile - zonastabile@ioacquaesapone.it | Zona Stabile
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È un fiume in piena Veronica: quando la incontri trasmette allegria e buonumore. È difficile non farsi travolgere dalla sua prorompente personalità e dalla sua contagiosa ironia. Ma dietro tutto questo c’è una donna molto attenta e profonda: ho provato ad ascoltarla veramente e ho scoperto una persona molto diversa da quella che pensiamo di conoscere.

La fiction “Provaci ancora prof!” e la tua Camilla, professoressa di lettere con la passione per le investigazioni, continuano a mietere successi. Quali sono le novità di questa quinta stagione in onda su Rai Uno?
«Siamo orgogliosi di questa fiction che è cresciuta negli anni: questa edizione è ambientata a Torino e non più nella Capitale. Oltre agli intrighi personali e ai delitti da risolvere, devo affrontare anche una scuola nuova, con una classe difficile e multietnica. La professoressa Camilla è una donna moderna che, mentre s’impegna per compiere con integrità il proprio dovere, non rinuncia alle sue passioni: questo è un messaggio e uno stimolo che vogliamo dare a tutte le donne di oggi». 

Cosa provi dopo tanti anni a vestire ancora i panni di Camilla?
«Il personaggio della professoressa mi piace e nel tempo mi ci sono affezionata: lei, oltre ad avere la passione per l’investigazione, ama molto l’indipendenza. Di assassini e delitti vari io non capisco nulla, tanto che durante le riprese faccio fatica anche a comprendere le trame scritte dagli autori. Invece, ho in comune con Camilla il forte desiderio di essere indipendente».

Come relazionarci con gli adolescenti in questo momento così difficile della nostra società?
«È compito di ognuno aiutare i ragazzi ad esprimere i grandi tesori che hanno dentro, sforzandoci di educarli senza eccedere nelle coercizioni e senza abusare del nostro potere di genitori o insegnanti. Sono il nostro futuro, che dovranno costruire con le persone di ogni età che vivono con entusiasmo e che lottano per la collettività. Però, non ho nessuna invidia degli adolescenti, non solo perché sono felice dei miei quarantotto anni, ma anche perché a quell’età ho sofferto molto».

Il tuo debutto artistico è stato precoce! 
«Mio padre era un regista e mamma un’attrice, quindi mi sembrò normale a sei anni iniziare a fare la doppiatrice: mi divertivo molto a dare la voce ad alcuni personaggi dei cartoni animati e a girare degli spot pubblicitari. Poi, dopo tanti provini, fui molto fortunata a essere scelta da Carlo Verdone per il suo film di grande successo “Viaggi di nozze”. La notorietà aumentò dopo aver presentato con Raimondo Vianello il Festival di Sanremo del 1998 e il mio cognome divenne più famoso anche per l’elezione di mia sorella Irene, parlamentare leghista, a Presidente della Camera dei Deputati».

Come sono i rapporti con tua sorella Irene?
«Tra di noi c’è sempre stato un buon rapporto. Ho quasi due anni meno di Irene e da giovane ho un po’ patito il fatto che lei fosse più bella e brava di me. Poi ci siamo divertite tanto facendo dei viaggi insieme, anche se abbiamo sempre evitato le discussioni politiche, date le nostre idee molto diverse».

Due anni fa è uscito il tuo toccante libro “Ho smesso di piangere. La mia odissea per uscire dalla depressione.” Cosa ti ha spinto a scriverlo?
«La Mondadori mi aveva offerto di pubblicare un libro per farmi conoscere meglio dal pubblico, ma io li ho spiazzati proponendo un testo che racconta in modo ironico e leggero la mia personale, drammatica esperienza nella lotta contro la depressione. Sono stata molto aiutata a guarire e ho voluto fare altrettanto raccontando la mia sofferenza: tantissime persone mi hanno ringraziata perché, purtroppo, la depressione è una malattia molto diffusa. Non dobbiamo nasconderci, perché nelle esistenze di ognuno, anche di quelli apparentemente più fortunati, ci sono delle zone buie e delle sofferenz».

La tua immagine è sempre stata quella di una donna allegra e sorridente!
«È stato così fin da bambina e con molta difficoltà ho trovato qualcuno capace di ascoltare il mio dolore, anche tra i medici. Tutto è cominciato con una forte disfunzione alla tiroide che, curata con dei farmaci sbagliati, mi ha indotto il disturbo depressivo: ho trascorso sei anni terribili, pensando che fosse inutile vivere. Ero arrivata al punto di non lavarmi e di indossare sempre gli stessi abiti. Però la mattina andavo ugualmente sul set a recitare: in fondo fingere è il mio mestiere… Solo la truccatrice si era accorta del mio stato, dovendo rifarmi continuamente il trucco per le tante lacrime versate in camerino». 

Come sei guarita dalla depressione?
«Ho vagato tanto prima di trovare dei medici davvero preparati e dei farmaci adeguati, ma sono stati fondamentali l’affetto e il sostegno della mia migliore amica. Inoltre, ho scoperto la straordinaria importanza di fare psicanalisi, un regalo che tutti dovrebbero concedersi».

Cosa hai imparato da questa dolorosa esperienza?
«Ho sempre condotto un’esistenza agiata, ma prima della malattia non mi conoscevo ed ero più superficiale: ora ho una maggiore attenzione e comprensione anche verso il dolore altrui. Ho capito che dal nostro corpo ci arrivano continui segnali delle nostre pene interiori di cui dobbiamo prenderci cura; guardandomi dentro, ho individuato quale sofferenza ha provocato il malfunzionamento della mia tiroide e, di conseguenza, la caduta nella depressione. L’analisi mi ha aiutato a riconsiderare le relazioni personali, soprattutto quelle con i familiari più stretti, che spesso, senza volerlo, possono ferirci profondamente. Ovviamente questo percorso può essere doloroso ma è indispensabile intraprenderlo per non continuare a fare del male a noi stessi e agli altri. Una volta ero perfettamente funzionante e credevo che fosse quella la verità. Ora va molto meglio, anche se sono un po' rattoppata, con una psiche in divenire e un'anima patchwork».

La spiritualità è importante per sostenere la tua anima?

«Io sono credente, ma il contatto con Dio è stato presente in me quando ero più giovane, mentre da alcuni anni mi sono allontanata. Sicuramente è un errore, ma non mi sento ancora pronta per riavvicinarmi. Nella cura della depressione non è stata la preghiera ad aiutarmi, ma il grande lavoro che ho svolto su me stessa insieme a psicologi e psichiatri. Ho accolto con simpatia l’elezione di Papa Francesco: non sto seguendo molto la sua attività, ma mi piace perché, pur avendo una personalità complessa, riesce a comunicare in modo semplice e chiaro. Lui sa stare vicino alle persone: è proprio di questo che abbiamo bisogno».

Tu sei divorziata e non hai figli: che rapporto hai con i bambini?
«Amo molto i cani e ne ho due in casa. Con i bambini mi trovo bene, ma se non li ho avuti forse è perché non li ho voluti veramente e non era il mio destino. Però, ho un ottimo rapporto con gli animali: è un primo stadio!».            




ATTRICE E SCRITTRICE

Veronica Pivetti nasce a Milano il 19 febbraio 1965, figlia del regista Paolo e dell’attrice Grazia Gabrielli; ha una sorella, Irene, che è stata la più giovane Presidente della Camera della storia d’Italia (eletta il  15 aprile 1994). A sei anni inizia la sua attività di doppiatrice dando voce anche ad alcuni personaggi di popolari cartoni animati; approda in tv nel 1994 nella trasmissione televisiva “Quelli che il calcio” e l’anno successivo debutta nel cinema a fianco di Carlo Verdone in “Viaggi di nozze”. Sposatasi con l’attore Giorgio Ginex, dal quale si separerà dopo cinque anni senza avere figli, nel 2008 ha presentato il “Festival di Sanremo” al fianco di Raimondo Vianello. Da quel momento la sua notorietà aumenta anche grazie alla partecipazione a numerose fiction televisive, tra le quali “Il Maresciallo Rocca” e “Provaci ancora Prof!”, giunta quest’anno alla quinta edizione. Messasi in luce anche per la conduzione di alcune trasmissioni radiofoniche e televisive, lo scorso anno ha pubblicato con Mondadori il toccante libro “Ho smesso di piangere. La mia odissea per uscire dalla depressione”, dove ha raccontato la dolorosa lotta durata sei anni contro questa malattia. Attualmente, è nei teatri con il suo nuovo spettacolo “Mortaccia, la vita è meravigliosa” ed è impegnata nella stesura di un nuovo libro autobiografico. Attiva animalista, vive a Roma insieme ai suoi due cani Harpo e Nyo.


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