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Flavio Insinna: Sono un uomo libero

Torna ad “Affari Tuoi”, dopo 5 anni, dopo tanti “no” e la scomparsa del padre che lo ha segnato

Gio 26 Set 2013 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Il padre gli ha insegnato il senso del dovere e, da quando non c’è più, ne sente forte la mancanza: «Soprattutto quando torno a casa la sera. Ricordo che aprivo la porta e lo vedevo lì che mi aspettava sulla destra e lui, da come giravo le chiavi nella toppa, capiva se la serata era andata bene oppure no. Ora sto con mia madre, mia sorella e un gatto».
Sono passati due anni dalla scomparsa del padre che lo ha segnato profondamente tanto da influire sulle scelte lavorative: «Per me lo show non deve andare per forza avanti. Quando papà se n’è andato non avevo la testa per impegnarmi in progetti. Alcuni dei quali ho rifiutato, come il film sul clan dei Casalesi. Mi avevano offerto il ruolo del giudice: mi sarebbe piaciuto molto se mi fosse stato proposto in un altro momento».
Coerente, rispettoso del lavoro altrui e della sua vita privata, da settembre è tornato alla guida di “Affari tuoi”, dopo 5 anni e dopo molte esperienze umane e lavorative: il teatro, un libro e “La Corrida”.  

Come torni alla conduzione del programma?
«Con un nuovo entusiasmo, con la consapevolezza che ci troviamo di fronte ad un Paese in difficoltà che ha anche bisogno, in termini economici, di un programma che fa vincere soldi. Il mio approccio, dunque, segue un doppio binario: da una parte voglio provare a portare leggerezza con la mia ironia e l’improvvisazione, dall’altra voglio tenere per mano chi decide di sedersi accanto a me e di tentare questo viaggio che spero lo aiuti un po’. Nei due anni in cui ho condotto questo programma, ho conosciuto tantissime persone con storie incredibili e dolorose, ma non ne ho mai approfittato per produrre quella tv del dolore che non mi corrisponde. E continuerò a farlo. Per questo ho anche deciso di tagliarmi il compenso. Dietro di me ci sono persone affaticate e in difficoltà. Bisogna saperlo. Non si può vivere senza saperlo. E bisogna dare un contributo. Me lo ha insegnato mio padre». 

Cosa hai visto in quei due anni e cosa stai vedendo ora?
«Gente che in trasmissione, quando ti stringe la mano, è bollente, gente che ha la mano freddissima, gente che decide di mettersi in gioco, anche rischiando di far brutta figura o di essere giudicato. Spero tanto che un giorno l’Italia non abbia più bisogno di questo programma e che la gente venga qui per divertirsi. Quando cominciai si giocava per grosse cifre. Ora anche 10mila euro sono importanti».

A chi senti di dover dire grazie?
«A Gigi Proietti. Grazie a lui ho imparato cosa significa improvvisare. Ricordo che ci metteva sul palco e ci dava una traccia. Dopodiché si cominciava ad improvvisare per ore su quel tema. Una scuola fondamentale anche per affrontare questo palcoscenico, oltre che il teatro».

Come ti poni rispetto al tuo lavoro?
«Sono un uomo libero. Non ho grandi pretese nella vita e forse questo – ma lo avrei fatto comunque – mi ha permesso di dire molti no, se una cosa non mi corrispondeva. Sono tanti i no che ho detto: a “I Cesaroni”, a “I migliori anni”… se cambiassi la mia carriera, sarei più ricco, ma meno felice».

Rimpiangi “Don Matteo”?
«Il personaggio di Don Matteo è l’unico che riguardo volentieri, ma solo perché mi permette di vedere quanto ero giovane! Quando mi riguardo noto come ero acerbo, ma quel periodo è stato bellissimo. Era una vacanza e vicino avevo compagni di lavoro straordinari, come Frassica e Terence Hill che mi hanno insegnato moltissimo. E poi ho rimesso i panni del Carabiniere, che avrei voluto fare nella vita».

Perché non ha proseguito la carriera da Carabiniere?
«Ho fatto solo il servizio militare. Poi ho preferito lasciare. Mio padre mi avrebbe voluto avvocato. Ma poi è stato felice quando ha visto che con determinazione mi dedicavo alla passione di attore».

Cosa ti colpisce della gente che ti ferma per strada?
«La cosa che più mi fa piacere è quando mi dicono “tu ceni a casa mia”, che ti dà l’idea di un’intesa. Mi mette allegria, anche se mi sorprende sempre, anche quando mi chiedono l’autografo. E finché ti sorprendi è bello. Quando dai per acquisito tutto non ti stai godendo niente. Sono tutti doni della vita e li devi sempre apprezzare. Io me li godo sempre, anche questa intervista che non è detto ci sarà domani».   

 


 

NON SOLO TV

Siciliano da parte di padre, è nato a Roma nel 1965. Nel 1986 si è iscritto alla scuola di recitazione di Alessandro Fersen e nel 1990 si è diplomato al "Laboratorio di esercitazioni sceniche" diretto da Gigi Proietti. Diventato famoso grazie alla serie tv “Don Matteo”, ha condotto: “Affari Tuoi”, “La corrida”, “Il braccio e la mente”. Da settembre è tornato alla conduzione di “Affari Tuoi”. Al cinema lo abbiamo visto in: “Il partigiano Johnny”, “La finestra di fronte” di Ozpetek , “Ex” di Brizzi, “Pazze di me” di Brizzi, “Bianca come il latte, rossa come il sangue” di Campiotti.  


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