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Il lavoro più bello (e duro) del mondo

Intervista a Davide De Maria, 32 anni, Promotore di Vita di Italia Solidale. Il Promotore di Sviluppo di Vita è una nuova professione che sta interessando non solo i giovani

Gio 26 Set 2013 | di Alessandra Manni | Italia Solidale
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Da quanto tempo fai il Promotore?
Ho conosciuto Italia Solidale nel 2006, quando avevo 24 anni, e sono diventato Promotore da fine 2007, quindi sono 7 anni che vado in missione, ed ultimamente mi sto concentrando in Kenya.

Cosa ti ha portato a fare questa scelta?
La vita, l'amore, era quello che cercavo. Ho sempre sentito in me una ricerca di vita, che poi mi ha portato ad essere Promotore, anche se non era nei miei piani diventarlo. Quando ho conosciuto l'associazione cercavo solo di aiutare me stesso, ma poi ho visto che per aiutare me dovevo aiutare gli altri.

Come hai conosciuto Italia Solidale Onlus?
Attraverso internet e il servizio civile. In quel periodo studiavo cooperazione internazionale all'università, perché ho sempre sentito dentro di voler dare una mano agli altri, ma studiando vedevo che facevo tutto tranne qualcosa di concreto per la vita. Poi un giorno mi sono detto che dovevo trovare qualcosa di reale, mi sono messo un pomeriggio su internet, cercando associazioni che si muovevano in questo senso. Non so per quale motivo, all'epoca neanche credevo, quando ho visto la home del sito di Italia Solidale e ho letto “Gesù è grande” - una cosa che avrebbe dovuto darmi fastidio in quanto ateo convinto - sono rimasto colpito. Quindi ho preso il numero di telefono e ho fatto la domanda per il servizio civile, senza sapere bene come si lavorasse lì.

Come ti sei preparato per questo lavoro?
Penso di non essere mai stato pronto in realtà! Scherzi a parte, sono arrivato qui convinto di andare a fare qualcosa di concreto per i bambini, come scaricare i sacchi di cibo, costruire pozzi o ospedali, in realtà piano piano ho capito che la missione che si faceva qui partiva prima di tutto dal rispetto della vita. E che la prima che dovevo rispettare era la mia. Perché io sono arrivato in associazioni a 24 anni e da una parte avevo una potenzialità immensa, dall'altra invece stavo male nello spirito e nel corpo, ero circondato da amici superficiali, bevevo, un disastro! Quindi prima di tutto ho capito che il primo bambino che dovevo salvare non era né in Africa, né in India, né in Sud America, ma era dentro di me.

E allora cosa hai fatto?
Ho cominciato un mio percorso personale, aiutato dalla Scuola Quadriennale di Sviluppo di Vita e Missione, nella quale viene approfondita la cultura alla base di tutto il movimento di Italia Solidale. Ho cominciato ad incontrare ogni mese i donatori della Calabria ed a parlare con loro di vita e missione. Ho formato una comunità qui con altri giovani, incontrandoci una volta a settimana, proprio come fanno nel Sud del mondo, e leggendo i libri di Padre Angelo. E tra questi ragazzi c’era anche Sara che poi è diventata mia moglie (anche lei è Promotrice in Africa e per questo si sono sposati in Kenya nel 2011 - ndr). E poi, con questa base, sono andato in missione a dare la mia testimonianza e non a costruire cose, e cominciando questo lavoro anche qui dall’Italia, relazionandomi con i Promotori africani nelle missioni ogni settimana, tramite conferenze Skype.

È un'esperienza che chiunque può fare?
Penso che tutti noi siamo creati per essere Promotori, perché siamo creati per amare, non esiste una persona non predisposta all'amore, con la giusta preparazione ovviamente.

In ogni modo, siete chiamati a fronteggiare situazioni non facili.
I grandi mali dell'Africa sono l'alcolismo, la violenza e la morte infantile: ogni giorno muoiono circa 22mila bambini di fame. In questi 7 anni ho visitato tante missioni in Africa, sono stato in Etiopia, in Kenya, in Tanzania ed ho visto che, anche se le persone sono forti e ricche di potenzialità, questa è schiacciata dalle mille negatività che ha vissuto l'Africa, dal colonialismo alla schiavitù, che hanno reso le persone passive, chiuse e dipendenti. Dal deserto dei Turkana ai posti fertilissimi della East Valley, dalle baraccopoli di Nairobi alla terra ricca di Ithanga, i bambini muoiono non perché non c'è cibo, ma perché non ci sono due genitori forti che si occupano dei loro figli.

E quindi come risolvere questa situazione?
Partire dalla valorizzazione della meraviglia della persona. Ho conosciuto un uomo a Kalokol due anni fa che, dopo aver vissuto una vita nell’assistenza data dagli aiuti internazionali, era arrivato a pensare che curare suo figlio, che stava morendo di fame, non era più responsabilità sua. Era perso tra alcol e violenza, che scaricava sulla famiglia. Grazie poi all'incontro con uno dei nostri missionari di Italia Solidale nella missione di Kalokol, questo uomo è stato sostenuto a vedere i suoi inganni personali e, con l'adozione a distanza di suo figlio, ha cominciato a vendere verdure. Quest'uomo in poco tempo ha ritrovato sé, il suo ruolo nella famiglia, ha cominciato a rispettare la moglie e i figli. Adesso hanno un negozio ed ha adottato con la famiglia un bambino a distanza. Questa storia è il simbolo dell'Africa: di come può essere distrutta, ma anche di come è capace di risorgere.

Anche la tua vita è cambiata da quando sei Promotore.
La mia vita è concretamente cambiata. Prima non riuscivo a relazionarmi con nessuno, se non attraverso l'alcol, non riuscivo ad esprimermi, stavo perdendo i capelli ed ero sempre ammalato allo stomaco. Ora sto bene, sono felice, ho un sacco di begli amici, sono gioioso, sono sposato e contento di esserlo, e ho fatto molti altri passaggi concreti nella mia vita. Ed è quello che oggi i giovani cercano. Perché non vengo da una storia particolarmente complicata o da una famiglia schizofrenica, ero un ragazzo normale con una famiglia normale, ma la sera arrivavo a casa, chiudevo la porta e mi sentivo profondamente infelice. Volevo fare qualcosa di nuovo, ma non ci riuscivo. Oggi invece quando vado a letto la sera sono gioioso, sono contento di quello che faccio. Sento il mio bambino, il bambino Davide, che ride finalmente.

A chi consiglieresti di diventare Promotore?
A tutti, perché tutti ne abbiamo bisogno, non per fare carità benevola, ma per aiutare se stessi e nutrire la meraviglia che siamo. In particolare penso ai giovani, perché se a 24 anni non avessi incontrato questo tipo di realtà non so se sarei ancora vivo, sarei morto di malattia o nello spirito, diventando un impiegato chissà dove.
Ci sarà un motivo per cui i ragazzi sono pieni di dipendenze: alcol, gioco, sesso, internet! Cerchiamo qualcosa che ci soddisfi, ma non possiamo nutrirci di cose che ci fanno ancora più male. Ci servono cose vive, vere, e la missione è vera. Ed essa è anche qui, promuovendo la mia vita, quella dei bambini, del mio vicino di casa, della mia famiglia, della mia comunità ogni giorno.        




LA FORMAZIONE
La scuola parte da novembre 2013 e dura quattro anni, sono 3 lezioni al mese che si possono seguire anche tramite internet, ma almeno una volta al mese è richiesta la presenza in sede. Sarà poi possibile partire per i viaggi missionari, ma solo dopo una preparazione che una dedizione tanto grande richiede. Per informazioni Italia Solidale 06.68.77.999            

 


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