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Plastica biologica, gli inventori sono italiani

Due bolognesi “reinventano” la plastica, usando gli scarti alimentari, a cominciare dalla barbabietola

Gio 26 Set 2013 | di Angela Iantosca | Ambiente
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Italia terra di eccellenze. Di cui troppo spesso non si parla. Perché le buone notizie non fanno notizia. Eppure sono tanti gli ambiti nei quali emergiamo. Come quello del biologico. Sono due italiani, infatti, gli inventori della plastica biologica al 100%. Primi e unici al mondo. Perché per produrla non inquinano, non sfruttano terreni, non affamano il Sud del mondo, ma utilizzano gli scarti della natura: da quelli della barbabietola di zucchero, a quelli animali, a quelli della frutta. E siamo solo all’inizio. Per capire come sia possibile rispettare il nostro pianeta, non rinunciando a nessun confort, abbiamo sentito uno dei due creativi: Marco Astorri.

L’IDEA
L’idea è nata per caso 7 anni fa. «Io e il mio socio attuale, Guy Cicognani - spiega Marco Astorri -, avevamo un’azienda che produceva skipass. Uno dei nostri clienti, che gestiva impianti di risalita sciistica, un giorno ci chiese di realizzarli con un materiale che non fosse né carta né plastica. Abbiamo accolto la sfida ed abbiamo scoperto un mondo incredibile in evoluzione: quello dei biomateriali». E i due non ci hanno pensato un attimo: hanno ceduto le loro quote dell’azienda e si sono tuffati nella nuova avventura, creando uno staff la cui età media è inferiore ai 30 anni. «Abbiamo studiato un anno, guardando alle altre aziende nel mondo che producevano o stavano per produrre biopolimeri. Dopo una attenta analisi, ci siamo accorti che era un settore con potenzialità enormi. Ed abbiamo compreso anche i limiti delle altre aziende o di chi realizza plastiche bio, come le buste per la spesa non biodegradabili al 100%, ma compostabili) coltivando mais». Senza budget spaziali, senza essere influenzati dalla politica, senza dover render conto a nessuna multinazionale, i due bolognesi hanno notato che c’era la possibilità di mettere a punto un sistema industriale per produrre un biopolimero scoperto più di 100 anni fa che è il PHAs: un poliestere totalmente prodotto da dei batteri che si cibano di fonti di carbonio di scarto. A questo punto, unici al mondo nell’aver partorito questa tecnologia, hanno cominciato a realizzare prodotti, licenziando il brevetto alle aziende interessate.


DALL’IDEA AGLI OGGETTI
Primo prodotto realizzato una lampada Flos che è stata anche presentata al Salone del mobile. Un successo straordinario. «FLOS è stato il primo prodotto al mondo realizzato con la bio plastica PHAs, biodegradabile naturalmente in acqua al 100%. A dare forma al primo test di questo rivoluzionario materiale è stata scelta Miss Sissi, la lampada di FLOS disegnata nel 1991 da Philippe Starck». Intanto nei prossimi mesi in arrivo tante novità. «La nostra plastica bio sarà applicata alle automobili, al mondo del design, al biomedicale, all’elettronica (cellulari e computer)». E i costi? Sicuramente superano il costo della plastica tradizionale. «Ma anche la plastica non biodegradabile 50 anni fa non aveva i costi odierni. Insomma: diamo tempo al tempo, diamo tempo alla tecnologia di perfezionarsi e soprattutto di far breccia nella mente di tutti. In modo particolare degli italiani. Perché come sempre i nostri creatori sono apprezzatissimi all’estero e poco in Italia, dove partecipano solo a qualche convegno. Ma c’è un ulteriore dato interessante. La diffusione di questa plastica biologica porterebbe all’uso degli scarti della barbabietola da zucchero e della canna i cui maggiori produttori sono rispettivamente Stati Uniti, Europa, ex blocco sovietico, per l’una, Sud del mondo per l’altra. Un altro modo per restituire ai Paesi più poveri ciò che per anni gli abbiamo rbato.     


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