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Max Gazzè: Un progetto più grande

La musica e la leggerezza per il risveglio dell’anima

Ven 25 Ott 2013 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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È sorprendente e quasi inarrestabile Max Gazzè, proprio come la crescita della sua popolarità. Dopo l’exploit di Sanremo e i tanti concerti in tutta Europa, ha appena iniziato il suo nuovo tour teatrale “Al teatro sottocasa”. Costruito grazie ad una grande sensibilità che sa toccare con ironia e leggerezza le corde più profonde dell’animo umano, il suo è un successo partito da molto lontano.
«Ho sempre avuto una forte attrazione per la musica e a sei anni già suonavo il pianoforte. La mia fortuna è stata trasferirmi molto giovane a Bruxelles, dove lavorava mio padre: lì ho imparato molto, confrontandomi con ragazzi di tante lingue e culture diverse. Inoltre, ho potuto approfondire la mia passione musicale, suonando con vari gruppi e, più tardi, lavorando in Francia come produttore artistico».


A venticinque anni il ritorno in Italia. Come ti sei scoperto cantautore?
«Non immaginavo di diventarlo. Iniziai musicando alcune poesie di mio fratello Francesco e gradualmente ci trovammo a scrivere delle canzoni, come facciamo ancora oggi. Molto importanti furono anche le sperimentazioni con Alex Britti, Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, grandi artisti e amici con i quali ho mantenuto stretti rapporti umani e professionali».


Le tue canzoni, sorrette da un ritmo accattivante e da uno stile ironico, nascondono spesso testi profondi.
«Io e mio fratello trascorriamo molto tempo insieme, confrontandoci sulle tante sfaccettature dell’esistenza: le canzoni nascono così, spesso narrando in musica le nostre esperienze quotidiane. Lui è un vero poeta e tra noi c’è una forte armonia che ci permette di comunicare anche i riflessi umani dei veloci cambiamenti culturali e sociali che stiamo tutti vivendo. Attraverso la musica possiamo offrire emozioni più che ragionamenti, con dei messaggi che vanno percepiti e non interpretati. Ogni forma d’arte è la percezione e l’espressione dell’ordine non razionale del mondo: è un processo naturale, ma anche una grande responsabilità».


Il tuo primo successo, “La favola di Adamo ed Eva” (1998), trattava un tema molto attuale.
«In quel brano esprimevo una critica al sistema monetario e bancario che condiziona sempre più pesantemente le nostre esistenze. Ho vissuto in ambienti diplomatici e studiato alla Scuola Europea: crescendo ho rifiutato quelle logiche e quell’ambiente, ma già all’epoca di quel disco conoscevo bene gli assurdi meccanismi finanziari di cui siamo vittime. Ormai sono sotto gli occhi di tutti i furti commessi dalle banche, anche se vogliono convincerci che sia un male necessario; speriamo che le nuove generazioni abbiano la capacità di cambiare l’attuale sistema, tornando a un modo di vivere più rispettoso dell’essere umano».


Nel 2010 hai pubblicato il brano “Storie crudeli”, dedicato ai tuoi tre figli e a tutti i bambini. Che rapporto hai con i più piccoli?
«Mi sforzo di essere sempre onesto e sincero con i miei figli e con gli altri bimbi, cercando di non ingannarli, perché loro vedono e percepiscono molto più di ciò che noi pensiamo. I nostri pensieri sono spesso falsi: la razionalità è importante, ma può soffocare la nostra parte migliore. Sforziamoci di ascoltare i nostri figli: ci parlano continuamente, comunicandoci le loro preziose percezioni. Dovremmo provare a ricordarci di com’eravamo noi da bambini, prima di essere disturbati da tanti condizionamenti culturali e inconsci».


Perché è così importante lottare per tornare bambini?
«Ognuno di noi deve abbattere lo spessore esistente tra conscio e inconscio: tornare bambini significa tornare alla percezione autentica della realtà. I bambini hanno questa capacità e dobbiamo guardare il mondo attraverso i loro occhi, perché percepiscono la realtà in modo autentico, al di là dell’idea di come dovrebbe essere o di com’è raccontata e descritta. I bambini sono meno disturbati dai condizionamenti degli inganni e delle mancanze d’amore, ferite che tutti noi abbiamo ricevuto soprattutto dai nostri genitori, spesso inconsapevoli del male provocato».


Il tuo ultimo successo, “Sotto casa”, è stato accolto con entusiasmo soprattutto da bambini e ragazzi. Come te lo spieghi?
«Questo brano è molto profondo e, non a caso, i bambini ne captano il contenuto molto più facilmente degli adulti. Probabilmente, la melodia che ricorda le filastrocche ha contribuito a questo successo e tantissimi bimbi la cantano spesso a memoria, nonostante il testo lungo e difficile. Durante la registrazione di quest’ultimo cd rimasi meravigliato, perché la mia figlia più piccola di otto anni mi chiedeva continuamente di ascoltare questa canzone: dopo aver constatato il grande gradimento di altri bambini, decisi di scegliere “Sotto casa” come brano da proporre a Sanremo! Io e mia figlia continuiamo ad ascoltarla, perché ci dona allegria».


Cosa c’è dietro questo testo?
«Per me ha un significato importante ed è un invito all’apertura dai blocchi che ognuno ha nei confronti di altre idee e culture, soprattutto dogmi religiosi. In questo momento storico è necessario liberarsi della paura del diverso e del cambiamento, aprendoci anche a una proposta spirituale meno strutturata. Come canto nel brano, intorno a noi “ci sono molti poveretti che hanno perso il senso immenso della vita”: cioè molte persone, al di là della religione, hanno smarrito la capacità di percepire il valore dell’esistenza, nei confronti di sé, degli altri e della Natura. Mi piace molto l’atteggiamento di Papa Francesco che cerca di abbattere le barriere: l’anima di ogni uomo e donna è profondamente e naturalmente connessa a Dio, anche se la spiritualità di ognuno si esprime secondo modi, riti e culture diverse».


Qual è stato il tuo percorso spirituale?
«Provengo da una famiglia cattolica, dove soprattutto mio padre è molto credente. Io non sono più praticante, ma da tanti anni studio l’origine e le caratteristiche delle varie religioni, scoprendo cose affascinanti: in particolare, attraverso l’approfondimento dei manoscritti di Qumran e delle vicende storiche degli ultimi secoli, mi sono reso conto che il cattolicesimo è molto distante dal cristianesimo delle origini. Forse vorrei riconoscere qualcosa che è già dentro di me e il contatto con Dio, probabilmente l’ho sempre cercato, al di là delle risposte che non ho mai voluto darmi. Però sono certo che c’è un forte legame tra l’anima e l’inconscio: la nostra anima prescinde dal tempo ed è legata alla percezione dell’arte. Ho avuto anche la straordinaria esperienza di un episodio di conversione e consapevolezza: in un momento si mettono insieme tanti tasselli di un mosaico! Improvvisamente, tutto s’illumina e si comprende che per ognuno di noi c’è un progetto più grande. Un progetto di amore infinito e incondizionato: l’amore di Dio».

 


 

Da Adamo ed Eva a Sotto Casa

Max Gazzè nasce a Roma il 6 luglio 1967. Inizia a suonare il pianoforte a sei anni e, durante l’adolescenza, si trasferisce con la famiglia in Belgio al seguito del padre, diplomatico italiano. Qui collabora con musicisti di diverse nazionalità, sia come bassista sia come produttore artistico. Rientrato a Roma nel 1992, inizia a comporre canzoni con suo fratello Francesco, sodalizio che continua a dare molti frutti. Cresce artisticamente insieme a Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, con i quali condivide una duratura amicizia: sono appena tornati da una missione umanitaria in Sudan. Il successo inizia nel 1998 con il secondo album, "La favola di Adamo ed Eva" e con la prima delle sue quattro partecipazioni al Festival di Sanremo. Artista eclettico, alterna anche esibizioni di musica lirica e di teatro, oltre ad essere stato tra i protagonisti del film “Basilicata Coast to Coast” (2010). Sull’onda del travolgente successo del suo recentissimo album “Sotto casa”, ha girato l’Europa con molti affollati concerti. Per ammirarlo, seguite il suo nuovo tour “Al teatro sottocasa” appena iniziato.

 



Musica & Poesia

Max condivide con suo fratello Francesco la passione per la poesia: insieme hanno scritto brani molto profondi arrangiati con melodie orecchiabili. Vi segnaliamo due estratti:
«Apri un istante e ti farò vedere io che nasce sempre il sole dove cerco Dio, in tutti i poveretti che hanno perso il senso immenso della vita!» (da “Sotto casa” – 2013)
«Tu che sei nei miei giorni certezza, emozione, nell’incanto di tutti i silenzi che gridano vita, sei il canto che libera gioia, sei il rifugio, la passione; con speranza e devozione io ti vado a celebrare» ( da “Mentre dormi” – 2010).


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