acquaesapone Genitori&Figli
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Quando litigare fa bene

La lite è un momento in cui il bambino impara a gestire i conflitti in modo autonomo

Ven 25 Ott 2013 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
Foto di 3

Cereali al cioccolato o cereali al miele, questo è il dilemma. E se può sembrare un dilemma da poco, provate a vedere che razza di liti feroci può scatenare tra due bambini, in età a cifra singola, la contesa per il gusto della colazione. Roba da terremoto, da urlacci, da insulti appena al di sotto di quelli di due adulti che si contendono un parcheggio, da scontro fisico nel bel mezzo di un supermercato sedato a fatica da una povera madre distratta dai geroglifici della lista della spesa. Ci sono fior di psicologi preoccupati dall'aumento del livello della conflittualità tra bambini, quasi fosse un fenomeno degenerativo: una tendenza sempre più marcata a esprimere rabbia, sfogare l'aggressività reciproca e adoperare un linguaggio da scaricatori di porto anche in tenera età, tanto per ricorrere a uno dei luoghi comuni più diffusi.
C'è la questione del turpiloquio, che resta in parte un mistero: certamente chiama in causa le famiglie e l'abitudine a sentire parolacce a casa, ma non solo. Sappiamo bene che certi sforzi di reprimere il linguaggio scurrile non fanno che aumentare nei bimbi il gusto di usarlo. Ma non è solo una questione di parolacce: da mamme siamo molto preoccupate della litigiosità dei nostri bambini. E bisogna ricordare che questo accadeva anche in passato, quando litigare tra fratelli era severamente proibito (e punito). Non che ami le liti tra i miei selvaggi, teneri pargoletti, ma ho trovato interessante una teoria che va decisamente controcorrente: l'idea di base è che la lite sia un momento di grande valore pedagogico per il bambino che, attraverso lo scontro con l'altro, impara a misurare se stesso e le differenze con gli altri, a gestire i conflitti autonomamente, anche se è in tenera età. A me piace leggere questa teoria nella sua accezione più libertaria, cioè come una sorta di liberazione dei bambini dalle ansie che sempre più tendiamo a proiettare su di loro, mentre ci incaponiamo a cercare di proteggerli da ogni pericolo e ogni difficoltà. Il padre “teorico” di questa idea è Daniele Novara, un pedagogista che ha esposto la sua teoria in un libro recentissimo dal titolo “Litigare fa bene”. In un'intervista, Novara spiegava che «l’interventismo adulto nei litigi infantili non solo è inutile, ma è anche deleterio: inibisce la naturale capacità autoregolativa dei bambini, specie i più piccoli, di trovare autonomamente un accordo. Inoltre, impedisce la necessaria frustrazione evolutiva che il litigio offre in modo naturale, proponendo inevitabilmente altri punti di vista. Lo sguardo dell’altro sullo stesso problema – sostiene Novara – è quanto di più evolutivo possa caratterizzare l’esperienza infantile». Nel suo saggio, dunque, consiglia sostanzialmente di limitare gli interventi degli adulti nelle liti dei bambini. «Lo scopo del libro - dice Novara - è insegnare ai genitori a lasciare spazio ai bambini anche nelle liti e a gestirsi in autonomia. Il libro dovrebbe condurre i grandi a imparare quando non intervenire e ai piccoli a imparare a “litigare bene”».
E qui si innesta forse l'unico dubbio: chiaro che se vengono alle mani intervengo, ma non è che voler insegnare ai figli come offendersi educatamente sia un'altra forma di controllo tutto sommato superflua?
E ora scusate, devo andare a separare i miei figli: sono saliti sul ring.


Condividi su: