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Niente estero: siamo italiani

Famiglia e lingua ostacolano l'apertura dei giovani verso l'esterno

Ven 25 Ott 2013 | di Stefano Cortelletti | Attualità
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Un popolo storicamente di viaggiatori, noi italiani, eppure, in confronto ai nostri cugini europei, siamo il fanalino di coda nel cammino culturale verso un’apertura internazionale.
Il V Rapporto sull'internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca, promosso dalla Fondazione Intercultura e Fondazione Telecom ed elaborati da Ipsos, ci restituisce il ritratto di giovani con scarsa conoscenza delle lingue, attaccati più alla famiglia che non alla realizzazione personale, poco inclini a trasferirsi all'estero. L'indagine ha coinvolto studenti di Italia, Germania, Francia, Polonia, Spagna e Svezia.


COLPA DELLA SCUOLA?
Solo il 53% delle scuole italiane aderiscono a progetti internazionali, a differenza di Germania (97%), Spagna (89%), Polonia (88%), Francia (81%) e Svezia (79%). A frenare la scuola, la scarsa conoscenza delle lingue straniere da parte degli insegnanti: solo il 32% è adeguato e preparato. Ma anche gli stessi studenti si sentono inadeguati: solo il 30% dice di saper parlare discretamente una seconda lingua, percentuale che in Germania schizza al 67% ed in Svezia addirittura al 77%.
Questo perché i ragazzi italiani difficilmente guardano film, leggono libri e giornali che non siano nella loro lingua. In Svezia l'85% vedono quasi tutti i giorni film in lingua straniera: ne hanno l'opportunità. A trovarlo in Italia un canale che trasmetta in lingua originale.

LA FAMIGLIA PRIMA DI TUTTO
Qual è l'opinione che gli studenti italiani hanno di loro stessi? Tutto si gioca anche sulla scala di valori che si antepongono. In Germania, Svezia e Polonia i ragazzi si definiscono soprattutto ambiziosi (tra il 27 e il 29%), gli italiani si definiscono principalmente socievoli e simpatici (il 30%). La parola “timido” non fa parte del nostro vocabolario, ma neanche “ottimista” e, sembra assurdo, “creativo”. I valori più importanti sono invece la famiglia, al primo posto, ma anche il rispetto per gli altri. È proprio la famiglia che spesso non incoraggia l'apertura verso l'estero. Soldi e successo sono invece i capisaldi in Germania, Polonia e Svezia.

MAMMONI PER NECESSITA'
Gli studenti italiani temono più di tutti la precarietà. Sembra essere universale la paura per il futuro, ma certamente le ragioni sono diverse da paese a paese. Secondo gli studenti tedeschi, un titolo di studio non è indispensabile per trovare un lavoro (lo pensa il 33% di loro). La crisi economica che stanno vivendo Italia e Spagna ha rimodulato la percezione per il domani: più che altrove, a vincere è la paura di non trovare un lavoro. Questo non succede in Germania, dove la scuola già da tempo si è attivata per accompagnare gli studenti ad una professione, tramite collaborazioni con aziende, istituti ed istituzioni del territorio. Una cosa è certa: italiani e spagnoli vedono il loro futuro nel proprio paese, nonostante ritengano fondamentale una “brevissima” esperienza all'estero. Non la voglia di mettersi in gioco: più che altro una necessità.                    


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