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Un Incontro inaspettato

Basta il sorriso di un ex ragazzo terribile per confermare che il mestiere di prof è bellissimo

Ven 25 Ott 2013 | di Articolo ricevuto dalla nostra lettrice Valentina Castellani | Io Giornalista
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«Professoressa!» Mi sono voltata sorpresa verso lo sconosciuto che mi stava sorridendo, un giovane uomo sui trent’anni, il cui volto non mi sembrava di riconoscere. «Non si ricorda di me? Sono Francesco Perfetti». Un lampo di luce ha finalmente rischiarato la mia memoria. Perfetti. Un alunno indimenticabile, effettivamente. Per un anno intero (ma stiamo parlando di parecchio tempo fa) ha reso la vita impossibile a noi docenti, specialmente a me che in quella classe trascorrevo ben sette ore settimanali. Un ragazzo irrefrenabile, incapace di stare fermo, incapace di stare zitto, sempre senza materiale scolastico, sempre pronto a rendere difficile lo svolgimento della lezione. Quanti discorsi, quante ramanzine, quante lettere ai suoi genitori, senza ottenere alcun risultato positivo. E ora eccolo, di fronte a me, con un sorriso a trentadue denti, affettuoso e premuroso.
«Che piacere rivederla, prof! Come sta?».
Lo saluto cordialmente, piacevolmente stupita di questa sua metamorfosi. E prima che io possa dire qualcosa, lui mi anticipa: «Ero proprio una peste, vero? Guai se mio figlio si comportasse come facevo io!». Eh, sì, è decisamente cambiato, il caro Francesco.
L’incontro con Perfetti mi fa riflettere ancora una volta su quanto sia difficile il mestiere che ho scelto, che molti ancora oggi, a mio parere, sottovalutano.
In una scuola sempre più colpita dai tagli dei vari governi, in edifici scolastici spesso ai limiti della norma, con la propaganda di una scuola ormai informatizzata, mentre invece mancano i materiali primari ed è difficile persino ottenere il permesso di fare fotocopie per le verifiche; decisamente sottopagati rispetto agli altri professionisti laureati; alle prese ogni giorno con decine di adolescenti che stanno attraversando la fase più delicata della loro vita e spesso vedono in noi dei nemici, perché pretendiamo che studino. Eppure basta poco, basta il sorriso di un ‘ragazzo terribile’ che pensavo mi detestasse e invece mi ricorda con affetto, per confermare ancora una volta che questo mestiere, faticosissimo e mal retribuito, è comunque bellissimo.
Peccato - e questo lo dico con grande convinzione - che ancora non ho potuto vedere un Governo pronto a investire sulla cultura e, di conseguenza, sulla scuola, che sopravvive ormai solo grazie alla buona volontà di molti insegnanti.


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