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Benvenuta adolescenza

Quando arriva, la vera crisi è dei genitori

Ven 25 Ott 2013 | di Antonella Priori | Attualità
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Inizia a sganciarsi dalla tua mano durante una passeggiata, magari passando davanti a un gruppo di coetanei. Oppure a camminare due metri avanti, con la scusa che è tardi. Prosegue evitando il bacio di commiato davanti ai cancelli della scuola, dopo essersi guardato bene intorno… Ad arrossire se parli di lui, specialmente se riveli qualche particolare (per te) insignificante della sua vita quotidiana. Allora ti fermi a riflettere, ti confronti con le altre mamme: alla fine decidi che sì, tuo figlio sta proprio entrando nella famigerata fase dell’adolescenza, che non si sa bene quando inizi, ancora meno quando finisca.
Che la sua voce non fosse più quella di un bambino, te ne eri accorta da tempo: ha slittato per mesi tra il falsetto e il gutturale (ne avete anche riso insieme!) per poi virare verso il cavernoso e stabilizzarsi lì, sul baritonale, come ora. Che la sua pelle non fosse più rosea come un tempo, anche questo avevi notato: sporadici (e antiestetici) pelazzi hanno iniziato a spuntargli sul mento, sostituendosi all’infantile peluria e colonizzando via-via la metà del viso, fino alla prima – irrevocabile – affermazione di sé: «Oggi mi faccio la barba».
A questo punto puoi metterti l’anima in pace: nulla sarà più come prima. E più velocemente te ne farai una ragione, tanto meglio sarà per tutti. Fine delle porte sempre aperte, comprese quelle del bagno in cui, per risparmiare tempo la mattina, si faceva tutto tutti insieme, allegramente; fine delle telefonate in pubblico, delle conversazioni a voce alta, alle quali finivi per parteciare ammiccando qua e là; fine della condivisione permanente di luoghi, avvenimenti, persone, informazioni. D’ora in poi, il pargolo cercherà (e troverà) i suoi spazi fisici e mentali, in casa e fuori, sarà un campione di distrazione e indifferenza, un vero ermetico, a tratti apatico, quasi-uno-sconosciuto all’improvviso, con la testa perennemente nel frigo nel tentativo di saziare una fame spaventosa. La parola più in voga in casa sarà “privacy”, più assillante di un tormentone estivo.
Questo suo repentino cambiamento è inquietante, lo so, a volte non si sa proprio come prenderlo, quali parole usare anche solo per attirare la sua attenzione. Sentirti marginalizzata è normale, esclusa dalla sua vita (sì, perché ora ha una ‘sua’ vita): sempre più vorrà condividere i suoi pensieri con altre persone e non con te. Ma non è il caso di agitarsi, né di mollare la presa, semmai diventa necessario vigilare, senza imporre la propria presenza, essere presenti senza essere invadenti, in una parola: imparare ad essere trasparenti. Ci sei, ma non ti si nota. Sei un punto fermo (perché questo sempre sarai: un suo punto fermo) anche se, completamente inascoltata, potrai solo sperare di essere osservata nel tuo agire, evitando rigorosamente di fornire consigli non richiesti.
Sei pronta a giocare al tiro alla fune? Non devi vincere, ma neanche mollare: solo cedere un po’ di corda alla volta, pronta però a recuperarla appena serve. Devi fare l’equilibrista, mantenendo l’equilibrio per davvero. Non dire sempre sì alle sue crescenti richieste di libertà e di autonomia, ma nemmeno sempre no. E ricorda che – a libertà acquisita – difficilmente potrai tornare indietro, quindi concedi solo dopo attenta valutazione. Che le sue conquiste non siano troppo facili né veloci, ma neanche impossibili da ottenere. E se hai paura, perché l’avrai, non chiuderti in facili dinieghi: trova la forza e il coraggio di valutare di volta in volta, sii disponibile a negoziare, sii propositiva e, soprattutto, ascolta molto. Già, perché non gli capiterà spesso di avere voglia di parlare, ma quando accadrà sarà bene che tu ci sia. Non essere triste se preferirà isolarsi con la sua musica dentro le cuffie: non vuole ferirti, vuole soltanto crescere. Ed è quello che dovresti fare anche tu.
Piuttosto, vedi almeno di imparare i nomi delle app più utilizzate, quelli dei gruppi più famosi, dei blogger più seguiti, degli ultimi videogame lanciati sul mercato… Insomma, non farti fuori da sola, cerca di capire veramente di cosa parla con i suoi pari. è un lavoro, lo so, perché la tecnologia non sempre ci è amica, perché certa musica sa essere respingente, perché certe letture sgrammaticate ci fanno accapponare la pelle, però ne vale la pena, vedrai: ti assicurerà qualche interessante occasione di scambio quotidiano, sarà lo spunto per una bella risata, ti permetterà di restare ‘connessa’. Per ritardare il più possibile il momento, inesorabile, ma inevitabile, in cui (forse anche un po’ giustamente) inizierà a considerarti una vera matusalemme. 

 


 

GENITORI PRIMA DELL’ADOLESCENZA

Molto è cambiato negli ultimi 15 anni nel rapporto che lega genitori e figli prima dell'adolescenza. Secondo i dati Istat, dal 1998 ad oggi la quota di bambini che giocano con la mamma nei giorni feriali è salita dal 32,4% al 57,8%; con il padre è più che raddoppiata, passando da 22,5% del 1998 al 46,2% di oggi. Le famiglie dove i genitori giocano con i propri figli nei giorni festivi sono passati da una media di 1 su 3 del 1998 all'attuale 2 su 3.


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