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Rifiuti zero, la strategia vincente

Risolvere il corto circuito dell’usa e getta si può. Già lo fanno in tanti posti del mondo, Italia compresa

Ven 25 Ott 2013 | di Roberto Lessio | Ambiente
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La strategia denominata “Rifiuti Zero” (Zero Waste in inglese) è stata lanciata oltre 25 anni fa dal Prof. Paul Connett, docente di Chimica e Tossicologia alla St. Lawrence University di New York. L'obiettivo è quello di garantire il recupero delle materie che quotidianamente finiscono in discarica o negli inceneritori, proteggendo contemporaneamente i nostri beni comuni (acqua, aria, cibo, igiene, salute, ecc.). La strategia si basa sulla necessità di ridurre progressivamente la produzione di rifiuti non recuperabili e non riciclabili, fino a portarla a zero: da qui il suo nome. Contemporaneamente a tale riduzione dovranno salire sempre di più, fino ad arrivare al 100%, il riutilizzo, il riciclo e il compostaggio dei materiali. Si crea in questo modo un ciclo chiuso e virtuoso che elimina gli sprechi e crea occupazione. Basta solo fare un po’ di attenzione e correggere le nostre abitudini di consumo. In tal modo, si costringerà anche il sistema industriale a ripensare e riprogettare il modo in cui realizza e mette in commercio i propri prodotti, mentre attualmente li abbandona al proprio destino una volta acquistati dai consumatori. In sostanza, rifiuti zero è una vera e propria rivoluzione nel rapporto tra le persone e i loro comportamenti; un nuovo modo di pensare, che mira a salvaguardare la nostra salute, a migliorare complessivamente la qualità della vita di ognuno. Cioè di tutti noi. Molte comunità in giro per il mondo, una volta tanto anche nel nostro Paese, si sono incamminate da tempo lungo questo interessante percorso di civiltà.
Ne riportiamo qui di seguito alcuni esempi. Si tratta di tanti casi dove, da situazioni sociali, economiche e ambientali molto critiche, organizzandosi, spesso anche contro le politiche locali, i cittadini sono riusciti ad imporre una svolta politica basata sulla propria partecipazione e sulla consapevolezza che non si può continuare a sprecare le risorse come ancora facciamo, senza alcuna lungimiranza. In tutte queste esperienze di Rifiuti Zero si è riscontrato che lo stipendio medio mensile degli addetti alla raccolta, soprattutto donne, è al di sopra del salario minimo di altri lavori simili. Quasi sempre si tratta di povera gente che è riuscita in tal modo a riscattare la propria dignità. Per tale motivo la loro base motivazionale nel convincere la popolazione a collaborare è altissima.

FILIPPINE: NIENTE SERVIZIO SE NON DIFFERENZI
Alaminos - Filippine. Il Consiglio dei capi villaggio (equivalente ai nostri Consigli comunali) ha stabilito una strategia per recuperare e riciclare completamente i rifiuti domestici, inclusi gli sfalci da giardino e i materiali edili da demolizioni. L’intera organizzazione è basata su programmi di raccolta differenziata obbligatoria e punitiva verso i comportamenti non collaborativi (ad esempio non vengono ritirati i rifiuti a chi non li differenzia). Attraverso strutture di smistamento di piccola scala i materiali separati vengono riusati in loco.

ARGENTINA, ADDIO POVERTÀ GRAZIE AL RICICLAGGIO
Buenos Aires – Argentina. Le cooperative di “Cartoneros” (ex riciclatori spontanei di rifiuti nelle discariche e lungo le strade), hanno vinto le loro battaglie prima per essere riconosciuti giuridicamente e poi per veder finanziata la loro attività. Nel 2005 il governo della città ha stabilito che entro il 2020 nessun rifiuto deve essere portato più in discarica, ma le difficolta di realizzazione di un tale obiettivo sono state enormi. Recentemente è stata concessa alle stesse cooperative di “Cartoneros” l’accesso esclusivo ai materiali riciclabili della città, mentre in precedenza erano in competizione con le ditte private che svolgevano il servizio di smaltimento. L’obiettivo imposto dalla legge è ora più facilmente raggiungibile.

BELGIO: FIANDRE CAMPIONI DEL RICICLAGGIO
La regione delle Fiandre è quella con il più alto tasso di diversificazione e di riciclaggio dei rifiuti in Europa. Quasi tre quarti dell'immondizia urbana prodotta nell’intera regione viene riutilizzata, riciclata o compostata, con conseguente calo nella quantità dei rifiuti prodotti. In Belgio le politiche ambientali sono assegnate direttamente alle Regioni senza alcuna interferenza dello Stato. Così nelle Fiandre, grazie alla vasta portata delle politiche regionali che a loro volta sono ben coordinate con i programmi locali dei Comuni, la gestione dei rifiuti è rimasta decentrata, efficiente e altamente efficace.

SPAGNA: STOP INCENERITORI
Ben due termoinceneritori dovevano essere realizzati nel territorio del Comune basco di Hernani ai confini con la Francia. Ma i cittadini ne hanno fermato la costruzione (anche se un cantiere risulta ancora aperto), realizzando un ambizioso programma di raccolta differenziata con il sistema “porta a porta”, in particolare della sostanza organica (avanzi di cibo, frutta, verdura, sfalci di cortile, ecc.); cioè della frazione che “sporca” di più gli altri materiali da riciclare. La quantità di rifiuti destinati alla discarica è stata ridotta dell’80%. Il movimento creato dai cittadini ha prodotto una nuova leadership politica contraria all’incenerimento ed ormai la raccolta “porta a porta” è pronta ad espandersi in tutta la regione. Inoltre, le utenze che effettuano il compostaggio domestico ricevono uno sconto del 40% sulla tariffa per lo smaltimento dei rifiuti. La tassa per le imprese invece varia a seconda della frequenza di raccolta e pagano solo la quantità di rifiuti prodotta e più è riciclabile e meno pagano.

CILE: RISPARMI E OTTIMO CONCIME
Con un programma amministrativo costato pochissimo rispetto agli altri tipi di smaltimento, anche la comunità della città di La Pintana, nella provincia di Santiago, ha scoperto che riciclando soprattutto la frazione organica dei rifiuti, oltre a risparmiare i costi di smaltimento, si può produrre compost prezioso da restituire alla Terra, mentre contemporaneamente si riducono le emissioni di gas serra.

INDIA, LE DONNE GUIDANO LA SVOLTA
A Mumbai (quasi 12,5 milioni di abitanti) dove, nonostante la povertà, in media ogni abitante produce 0,5 kg di rifiuti al giorno, c’è un modello decentralizzato di gestione dei rifiuti: quelli “secchi” (vetro, plastica, alluminio, ecc.) vengono separati a monte cioè nelle case per poi essere ritirati a domicilio o comunque vicino casa dagli addetti. Mentre i rifiuti organici, che rappresentano il flusso più grande nell’intera città, i cittadini non solo li separano, ma li portano direttamente nei centri di raccolta chiamati “pozzi di compostaggio” (che tra l’altro producono anche un po’ di biogas a sua volta utilizzato come fonte energetica). I rifiuti vengono trasportati direttamente dai residenti (nel 78% dei casi) negli appositi centri di raccolta, mentre il restante 22% della popolazione, per lo più residente nei condomìni, viene servito da un sistema “porta a porta”. Il modello ha ridotto notevolemente la necessità di costosi mezzi di trasporto e di spazio in discarica, creando così posti di lavoro ecologici per i raccoglitori di rifiuti. Sempre in India, vessate e sfruttate dagli usurai e dalla polizia locale corrotta, le donne raccoglitrici di rifiuti a Pune (altra città indiana con oltre 3 milioni di abitanti), che facevano sopravvivere a stento i propri figli con ciò che recuperavano nelle discariche a cielo aperto, hanno creato una cooperativa che sta sperimentando il programma più vasto e rigoroso della strategia Rifiuti Zero dell’intero continente asiatico. L’iniziativa ha creato 3.000 nuovi posti di lavoro.

CALIFORNIA: ZERO RIFIUTI ENTRO IL 2020

La metropoli di San Francisco ha già raggiunto il 77% dei rifiuti recuperati e riciclati, ma l’amministrazione locale a sua volta punta al 100% entro il 2020. In questo caso, trattandosi di una città di un Paese economicamente molto ricco, la strategia è stata basata su una legislazione che puntava a ridurre la massa di rifiuti, riprogettando completamente i prodotti immessi in commercio (meno imballaggi e meno usa e getta), lavorando fortemente a sviluppare tra la popolazione una cultura del riuso, del riciclo e del compostaggio e punendo pesantemente ogni forma di spreco.

TAIWAN: IL POPOLO FERMA GLI INCENERITORI
Anche in questo caso la fiera opposizione delle comunità locali all’incenerimento dei rifiuti non solo ha impedito la realizzazione di decine di impianti del genere, ma ha anche spinto il governo ad adottare obiettivi e programmi per la prevenzione nella produzione e per il riciclaggio dei rifiuti.

TOSCANA E VENETO, I PIONIERI D'ITALIA

Ottime esperienze riproducibili in breve tempo nel resto della Penisola, ci sono anche in Italia. Siamo i primi in Europa per numero di abitanti e di Comuni che hanno già aderito a Rifiuti Zero. Ad esempio a Capannori, in provincia di Lucca, ed in Veneto con il Consorzio Priula (24 Comuni in provincia di Treviso), stanno azzerando il problema dell'immondizia, trasformando i vari materiali in un affare pulito per il bene comune. Ne parleremo in un'altra “puntata”. Le notizie buone, anche in questo funestato settore, ci sono e siamo contenti di parlarvene. Siamo sicuri che prenderanno sempre più piede nelle nostre città.    

 




ITALIA SENZA DISCARICHE: 400% DI GUADAGNO PER TUTTI

Fare la raccolta “porta a porta” (si separano i vari materiali a casa e poi li ritirano a domicilio) e riciclare renderebbe tantissimo al nostro Paese: 4 euro per ogni euro investito, cioè il 400%. Un ritorno senza eguali, che non si realizza in nessun altro affare (pulito). Il dato emerge da una recente analisi realizzata dagli esperti della Althesys, società specializzata nella ricerca e consulenza in ambito energetico e ambientale. I mancati benefici per l'Italia, nel solo 2012, provocati dal mancato riciclaggio dei materiali ammontano ad oltre un miliardo 530 milioni di euro, a fronte di una spesa di 335 milioni di euro. 
 




ITALIA, TASSA ANCORA SBAGLIATA
In Italia la nuova tassa sui rifiuti (Trise) è tristemente basata ancora una volta sul criterio dei metri quadrati delle nostre case. Un metodo vecchio e inefficiente, perché non favorisce la riduzione dell'immondizia e comportamenti virtuosi. Ma comunque i Comuni possono stabilire regole eque e rispettose dell'ambiente, che fanno pagare in base alla quantità e al tipo di rifiuti prodotti. Cosa che già avviene in molte realtà italiane applicando il principio introdotto dalla legge europea e nazionale “chi più inquina, più paga”.  
 


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