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Ami i tuoi bimbi se ami tutti i bimbi

2 famiglie su 3 hanno abbandonato l’adozione a distanza rispetto al 2007. è la crisi, soprattutto di fiducia, ma i bambini devono vivere

Ven 25 Ott 2013 | di Francesco Buda | Bambini
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Tutto sembra remare contro, crisi e sfiducia e a rimetterci più di tutti sono i più piccoli. Eccoci così a registrare che due donatori su tre in Italia hanno abbandonato l'esperienza dell'adozione a distanza. Negli ultimi 6 anni, sono scesi da 4,3 milioni ad 1,5. È quanto emerge dalla recentissima indagine commissionata dall'Ai.Bi., Associazione Amici dei Bambini e realizzata dall'Eurisko.
E ancora: se nel 2007 metà degli intervistati dichiarava di non avere nessuna intenzione di aiutare un bimbo a distanza, nel 2013 i “no” salgono al 71%.

GENEROSITà TRADITA
Ma arrivano i soldi? È la domanda che tutti fanno. Nella ricerca di cui sopra il 48% del campione afferma che non intende adottare un bimbo a distanza perché non si fida. E purtroppo hanno i loro motivi. Troppe volte la generosità degli italiani è stata avvelenata da truffe e scorrettezze nella beneficenza.
Un tradimento imperdonabile. Ne abbiamo sentite e ancora se ne sentono di tutti i colori: ruberie, sperperi, stipendi d'oro a consulenti e professionisti della cooperazione internazionale, organizzazioni simili più a multinazionali che ad associazioni benefiche, poca trasparenza, costosissimi carrozzoni burocratici che pretendono di risolvere la fame nel mondo con schemi e programmi calati dall'alto. E poi il fantasma della poca trasparenza. Qualche anno fa, per fare chiarezza, la Federazione europea per l'etica e lo sviluppo inviò un questionario conoscitivo alle maggiori Ong europee. Meno del 10% ha risposto. L'Italia, più di altri Paesi, è divenuta territorio di conquista di molte di queste organizzazioni che hanno aperto succursali nel Bel Paese e avviato imponenti campagne di raccolte fondi, con grosse operazioni di marketing. Attivando, più che altro, un vero e proprio mercato dell'elemosina.
Per esempio, non tutti sanno che quando nei programmi TV ad un certo punto i conduttori cominciano a parlare di adozioni a distanza, quelle sono vere e proprie telepromozioni pagate da questi colossi multinazionali, che raccolgono soldi per i bimbi, ma poi in gran parte li usano per pagare tutto il carrozzone, compreso stipendi da 10.000 euro al mese ai dirigenti e costose pubblicità, che per carità fanno anche bene a farle, ma tutto dovrebbe essere più trasparente, altrimenti sembra che in TV sono tutti più buoni, invece sono solo pagati.

MA NON è SOLO QUESTIONE DI SOLDI

La voglia di aiutare chi è in difficoltà viene dal cuore. E il cuore non si può ridurre a calcoli, bilanci e pianificazioni mentali. Se riduciamo l'amore e la solidarietà ad un fatto materiale o di efficienza tecnica, cosa viene fuori? Lo spiega bene già nel titolo il libro dell’economista africana Dambisa Moyo “La carità che uccide”: se il suo continente è ancora schiavo e imbrigliato in una miseria cronica, dice l'autrice, la colpa è proprio dei cosiddetti aiuti. Un'elemosina che rende dipendenti come da una droga, favorisce la corruzione e blocca il progedire di una sana economia. Chi scrive questo articolo lo ha visto coi propri occhi, in vari Paesi e non solo in Africa. Ho visto però anche che non basta che i soldi arrivino, ci vuole prima una vera cultura di vita, l’esperienza di sostenere lo sviluppo autonomo delle persone e delle comunità locali, senza mettersi al posto loro. «Il sostegno a distanza – dice Marco Griffini, presidente dell'Ai.Bi. –, è diventato qualcosa che si fa sull’onda emotiva di uno spot e per questo dura poco tempo. Non è più un bene relazionale, è un bene di consumo; è una raccolta fondi come tante. E infatti il 38% degli italiani dice che continuerà a dare soldi, ma in altre forme». Soldi, soldi e ancora soldi. La carità non è questo.

MANTENIAMOCI INNAMORATI
Gli almeno 18.000 bambini che muoiono ogni giorno di stenti - e quelli qui da noi, che “hanno tutto” - hanno bisogno prima di tutto di amore, di un papà e di una mamma sviluppati come persone. Per questo serve una cultura che davvero conosca e “coltivi” la vita e di persone che ..la esprimano.  In continuazione ci viene chiesto denaro per “aiutare” e insieme riceviamo notizie negative sul mondo della beneficenza. Ma non possiamo bloccare il nostro cuore, specie se c’è crisi e la barca è nella burrasca. Chiuderci ci fa affondare. Allarghiamo la nostra famiglia con un'adozione a distanza! Il rischio più grande dell'attuale crisi è cedere alla sfiducia nelle cose vere, perdere la passione per la vita, credere che sia solo questione di quattrini. Non è vero. La crisi che più dobbiamo evitare è quella interiore. E un buon sostegno per noi italiani, da sempre campioni di amicizia e solidarietà, è continuare ad aprirci all'amore e alla bellezza. Cosa c'è di più bello che salvare un bimbo?

COSA SAPERE VERAMENTE
Salvare un bambino con la sua famiglia è una cosa troppo bella e necessaria. Come fare? Sono tantissime le realtà che propongono le adozioni a distanza. Ma non sono tutte uguali. Non basta che i soldi arrivino a destinazione. Bisogna informarsi su un fatto fondamentale: quale cultura e quale spirito hanno alla base? Si fondano su un'impostazione burocratica e tecnica, si limitano a raccogliere e distribuire soldi e cose? O partono invece da un'esperienza di sviluppo delle energie della persona e accompagnano a liberarsi da ciò che impoverisce nello spirito e nel corpo? Vedono che ognuno ha immense potenzialità ed è creato libero, forte, indipendente? Vivono e testimoniano questo alle persone che vorrebbero aiutare?
Se manca questo, i bambini continuano a morire, i popoli continuano a soffrire. Informiamoci dunque, curiamo la nostra fiducia nella vita, allarghiamo la nostra famiglia e continuiamo a salvare i bambini con l'adozione a distanza.
Ci sarebbe, poi, un piccolo test familiare: chiedere ai nostri bimbi se vogliono salvare un altro bimbo adottandolo a distanza. Provate. La risposta giusta loro ce l'hanno.



Piccolo consiglio per non rischiare

Noi della rivista Acqua&Sapone da anni siamo davvero felici di sostenere Italia Solidale Onlus e diamo spazio gratuitamente alla sua opera in Italia e nel mondo (del resto non hai mai pagato nemmeno per andare in TV), perché la conosciamo bene e sappiamo quale spirito di autentico amore ha per i bambini. Anche quest'anno tre persone della redazione sono andate in diverse missioni africane di Italia Solidale e lì abbiamo constatato l’enorme necessità e urgenza che hanno i bambini, ma anche condiviso l’originale ed efficace cultura che anima le sue adozioni a distanza e soprattutto i risultati di vita che porta. Uno su tutti: le famiglie stesse, in piccole comunità, stanno adottando a distanza bambini in altri Paesi poveri. I volontari di Italia Solidale sono attivi in tutte le regioni e organizzano incontri e comunità fra gli italiani, per aiutarci insieme a sviluppare la nostra vita anche in Italia dove non si sorride più. www.italiasolidale.org - 06.6877999.


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