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Eva Riccobono: Da top model ad attrice

«Per la prima volta vengo premiata per ciò che ho fatto e non per ciò che mostro»

Ven 25 Ott 2013 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
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I lineamenti decisi e originali, lo sguardo che si incide nel tuo come un laser, un sorriso che ti accalappia quando già è troppo tardi. E un talento naturale nella recitazione che ti stupisce, come quei personaggi che sanno essere candidi, perfidi, teneri, divertenti. Questo, e molto altro, è Eva Riccobono, trent'anni compiuti da poco e una nuova carriera come attrice, dopo quella da top model, che già gli ha portato collaborazioni con grandi registi, un Ciak d'oro e il ruolo di madrina all'ultimo Festival di Venezia. Qui si racconta con la sua sincerità disarmante, ma mai disarmata.


Sei una continua scoperta. Sai essere femme fatale, ma anche un'eroina da commedia, come ci riesci?
«Questo è stato un lento e lungo percorso che ho scelto consapevolmente di fare. Sono sempre stata una probabile comica, perché anche se poche persone lo sanno, io ho sempre avuto, nella vita privata, una forte capacità di divertire gli altri. E che questo sia emerso nelle ultime esperienze cinematografiche, da “Passione sinistra” a “Niente può fermarci”, mi rende molto felice. Nel secondo film, peraltro, è stato ancora più bello poter interpretare una teenager, con la necessaria leggerezza (e persino una certa dose di irresistibile cinismo - ndr) che una certa età porta con sé. Mi è sempre piaciuto trovare dei ruoli sempre molto distanti da me, per poter recitare davvero senza aiutarmi con qualcosa che ho dentro. Amo sforzarmi, uscire da me stessa, cercare altro. E poi adoro la commedia, l'ho sempre trovata uno dei più grandi patrimoni della cultura italiana, e a maggior ragione lo è ora che c'è bisogno di alleggerirsi. La crisi ha reso più cupo il nostro Paese, dobbiamo anche divertirci, in maniera intelligente: in “Passione sinistra” parliamo di destra e sinistra senza pregiudizi e con ironia, così come del ruolo della donna in certi contesti, in “Niente può fermarci” si parla con levità della malattia mentale. Dobbiamo sempre cercare il lato buffo delle cose, anche per capirle meglio».

Cecinelli, il regista di “Niente può fermarci” (ora in dvd), ti ha cercata quando ancora non eri la stella emergente della commedia e molto prima che Venezia ti scegliesse come madrina.
«E di questo lo ringrazio, avevo fatto solo “Grande, Grosso e Verdone”. Peraltro quando sono andata al provino non aveva la benché minima idea di chi fossi, pur essendo io, allora, una top model abbastanza conosciuta. Ero molto contenta di questo, in quel momento, perché mi sono sentita giudicata solo per quello che facevo e che avevo imparato. Lo sono stata ancora di più dopo, quando mi ha scelta. Aveva voluto l'attrice, non la modella. Non ha avuto pregiudizi positivi o negativi, la casting director insisteva su chi fossi e lui continuava a dirmi: “Perdonami, ma non so proprio chi tu sia!”. Di solito ho un complesso in questo senso, temo sempre che la mia carriera precedente possa influire sulle scelte dei registi, è inevitabile. Soprattutto per determinati ruoli. Sono felice di sapere che la parte l'ho ottenuta per esclusivo mio merito e non perché ero Eva Riccobono».

La bellezza è un aiuto o un ostacolo?
«Le modelle non sempre sono belle oggi giorno, sai? Soprattutto di questi tempi mi capita spesso di incontrare, per strada, donne meravigliose. Molto più di me e di altre ex colleghe, e poi non è che io mi trovi particolarmente bella. E comunque sicuramente non ci penso, non faccio assegnamento sull'aspetto estetico, non la considero un ostacolo, ma se rappresenta un aiuto, lo è in maniera limitata. Anche perché se tu mi trovi bella, è comunque uno splendido dono della natura che presto finirà e che non dipende da me, ma ora che mi dici che sono brava, per me è un regalo molto più grande. Perché questo riguarda me, quanto ho studiato, deriva dal mio talento. Ci sono bellissime donne senza fascino, carisma, charme. Certo una forte personalità aiuta, ma poi devi lavorare».

Quando hai capito di essere diventata davvero un'attrice?
«Credo di avere ancora molto da imparare e che si possa sempre migliorare. Ma, ecco, confesso che prendere il Ciak d'Oro quest'anno mi ha fatto capire che sono sulla strada giusta. Non a caso quella sera sono stata sopraffatta dall'emozione. Pensavo non mi potesse succedere, sono stata ovunque, ma lì ho provato una sensazione molto forte: per la prima volta, sono stata premiata per qualcosa che avevo fatto, per cui avevo studiato tantissimo e mi ero applicata con cura, non solo per ciò che mostravo. E sai che c'è? Credo proprio di essermelo meritato, perché è una tappa importante di un percorso iniziato quattro anni fa, quando chiusi con la moda e cominciai a prepararmi per una nuova carriera, senza trascurare alcun dettaglio. Ecco, su quel palco, c'era tutto quel lavoro e quindi è stato inevitabile che provassi un'enorme soddisfazione».

Come ti prepari ai ruoli?
«Quello che faccio è, secondo me, ciò che fa ogni attore. Scelgo i ruoli per le sceneggiature, non per la mia convenienza personale. Mi piace cosa c'è scritto? Mi piace il regista? Allora sposo il progetto, anche se il mio personaggio è piccolo. Se trovo che abbia un senso, una sua bellezza, mi impegno a fondo, non contano le pose, ma ciò che può darmi e che io posso dare a lui. 

 


NON SOLO MODA

Eva Riccobono (Palermo, febbraio 1983) è di padre italiano e madre tedesca. A 19 anni si trasferisce a Milano, dove intraprende la carriera di modella per Ferretti, Ferré, Blumarine, Trussardi, Lancetti. Dolce & Gabbana la prendono in esclusiva per la campagna pubblicitaria con Naomi Campbell e poi come modella. Sfila per Ungaro, Valentino e Armani. Nel 2008 arriva al cinema con Verdone (“Grande, Grosso e Verdone”) e poi con Paolo Franchi (“E la chiamano estate”), Marco Ponti (“Passione Sinistra”) e Luigi Cecinelli (“Niente può fermarci”).


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