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La radiottivitā che da leoni ci fa capre

Ven 22 Nov 2013 | di Alberico Cecchini | Editoriale

Ovunque mi giro vedo troppa falsità, superficialità, ingiustizia, sofferenza. Non ci possiamo difendere se rimaniamo da soli. La solitudine è peggio di un male fisico. 

Ma non basta essere uniti, anche i clan mafiosi sono uniti, o le cricche politico-affarisitiche, o certe famiglie soffocanti. Per vivere una vita degna occorre sì uscire dalla solitudine, ma in relazioni di profondo rispetto di tutte le energie della persona. Genitori onnipresenti e ansiosi soffocano le energie migliori dei figli, specie in Italia. La famiglia è meravigliosa, ma spesso è il principale limite di ognuno di noi. Prenderne il meglio, liberandosi da ogni ”appiccicume” non solo è vitale, ma anche sacro. 

Poi occorre staccarci anche da questa (non) cultura materialista e marcia, che, come la radioattività, non si vede e non ha odore, ma ci entra dentro e ci altera nelle cellule e nei neuroni. Questa è la terza guerra mondiale ed è peggio di quella atomica. Un abominio di subdola devastazione interiore. 

Poi ci ritroviamo fra baby squillo, femminicidi, depressioni, dipendenze, ecc. Rinchiusi nella gabbia di un’ignoranza diabolica sulla nostra natura e sulle  nostre potenzialità personali. Siamo più forti dei leoni, ma viviamo da pecore, anzi capre. Una mutazione genetica. L'unico antidoto? Direi l'Amore. E non è una parolina, chi lo vive più? A mali estremi, estremi rimedi... probabilmente ci toccherà fare un bagno di umiltà per riscoprirlo. Personalmente. Completamente. Definitivamente. 


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