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Zoro: Il mio gonzo journalism

Diego Bianchi, in arte Zoro, tre volte a settimana in seconda serata su Raitre racconta l'Italia a modo suo

Ven 22 Nov 2013 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 7

Lo incontro il giorno in cui Grillo ha occupato la Rai. Una fortunata coincidenza che fa da scenografia alla presentazione del suo programma, "Gazebo": «Il successo di un programma si vede anche da questo!». Quando Grillo comincia a parlare, con la sua telecamera lo segue e lo riprende. Poi lo incontro di nuovo: a Roma, durante la manifestazione dei No Tav del 19 ottobre. Ancora una volta Diego Bianchi, in arte Zoro, è in prima linea, pronto a immortalare quelle immagini e a raccontarci la vera manifestazione, senza filtri, senza faziosità, ma solo con la verità del suo linguaggio e di quella telecamera tanto preziosa che non si ferma mai, neanche sotto la pioggia!

Ma che programma è “Gazebo”?
«E' un progetto importante. C’è voglia di raccontare le cose in modo un po’ diverso. Rispetto a come le racconta la politica. C’è tanto materiale da cucinare. Il nostro è un programma che fa paura... (Ride - ndr)».

Nella passata stagione andava in onda di notte. Ma erano talmente tante le persone che lo seguivano, che la Rete ha deciso di promuovere lui e il suo gruppo di lavoro, regalandogli tre seconde serate. Il motivo del successo?
«Il linguaggio!». Anzi, come sottolinea Andrea Vianello, direttore di RaiTre, il linguaggio “sangiovannese”, cioè il dialetto di Roma che si parla a Piazza San Giovanni, quartiere nel quale è nato, cresciuto e vive ancora Diego. Per questo “Gazebo” è stato per il 2013, molto probabilmente, il programma più innovativo dell’anno. «In realtà non sappiamo bene se saremo in grado di reggere il ritmo: da una puntata a settimana, passare a tre... Ne succedono tante di cose. Guarda oggi, per questo fatto di Grillo, ci accusano di essere come Andreotti e la P2 e che sapevamo in anticipo dell’arrivo dei cinquestellati! È successo di tutto quest’anno: dal Papa che si è dimesso, al doppio Papa, non si sa quanto abbiamo impiegato a fare un Presidente della Repubblica per poi avere quello di prima, poi la sinistra ha perso vincendo. E poi è morto Andreotti, cosa che non era mai successa prima. Finito il programma in primavera, ho lasciato un po’ il circo mediatico e l’ho ritrovato peggio di prima!».

Ingredienti del programma?
«Squadra, talento e andare di corsa! Cercheremo di inventarci più cose possibili, ma la realtà ci sta aiutando. Passeremo al contrattacco dovesse finire il materiale.
Sicuramente la politica ci sta dando cose stranissime».

Ci sono ultimamente molti programmi di inchiesta e informazione: una definizione di “Gazebo”?
«Potrebbe essere un talk-show, visto che noi parliamo. Politici per ora non ce ne sono stati. L’ambizione è metterci tutto: il cazzeggio, l’informazione… Inchiesta è una parola ancora più ambiziosa. Magari ti esce fuori senza volerlo. Partiamo bassi. È un programma di racconto. Cerchiamo con i nostri meriti, consapevoli dei nostri limiti che diventano la nostra forza, di raccontare la realtà. E noi ci troviamo qui dove succedono le cose. È un nuovo linguaggio proprio perché sfugge a definizioni. Mette dentro diverse cose. Sicuramente c’è satira, intrattenimento. Un giorno diremo che abbiamo creato un nuovo genere. Già talk-show è una parola strana. Tutti i programmi in cui si parla sono talk. Abbiamo anche i sondaggi… abbiamo la musica… si fanno le inchieste con la musica? Negli Usa hanno coniato un termine, per questo tipo di giornalismo: il “gonzo journalism”».

In rete ci sono tanti che caricano video. Perché tu sei stato scelto dalla tv?
«Non lo so. Non posso dire che sono più figo degli altri. Lavoravo per un portale internet. Ho usato quello strumento. Non sono un programmatore e uno smanettatore. Ma ho cominciato a condividere i miei lavori. Per una certa regionalità sono contenuti che hanno cominciato ad avere una certa condivisione. Poi mi hanno chiamato a “Parla con me”…».

Ma la realtà è che Diego convince grazie alla sua capacità di raccontare, nella quale la gente ci si riconosce. Nel suo caso, dunque, possiamo dire che ha vinto il contenuto e non il contenitore! Vantaggi o limiti nella tv, rispetto al web?
«La rete è capillare ed è vero. Puoi essere notato. Ma la tv in un colpo solo ti mostra a 700mila persone. In rete ci metti più tempo ad avere quella visibilità. Ma nello stesso tempo la tv è un rischio, perché, se fai una cosa brutta, se ne accorgono tutti!».

 


 

DAL WEB ALLA TV
Dopo aver conseguito il diploma di maturità classica presso il Liceo "Augusto" di Roma, si laurea in Scienze Politiche. Dal 2000 lavora come content manager di Excite Italia. Dal 2003 inizia, con lo pseudonimo di “Zoro”, la sua attività di blogger, fondando il blog “La Z di Zoro”. Dal 2007 dà vita alla rubrica “Tolleranza Zoro”, che pubblica sul blog e poi su Youtube. Nel 2007 La7 gli chiede di curare un blog con il nome La7 di 7oro. Poi cura anche un rubrica sul settimanale “Il venerdì” di Repubblica dal titolo “Il sogno di Zoro”. Dal 2008 entra a far parte dello staff artistico di RaiTre “Parla con me”. Da gennaio 2012 entra a far parte della trasmissione “The Show must go Off”. Dal 3 marzo 2013 su RaiTre conduce “Gazebo”.


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