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Mamma, taglia il cesareo

Ancora troppo ricorso al bisturi per far nascere i bebè

Ven 22 Nov 2013 | di Francesco Buda | Bambini
Foto di 4

Ancora troppo spesso i bimbi vengono fatti nascere con il taglio cesareo, pur se non necessario. L'ultimo e più aggiornato rapporto del Ministero della Salute conferma la tendenza, o forse la moda, scoppiata negli ultimi anni: in Italia, unico Paese al mondo, quasi 4 volte su 10 si ricorre al bisturi anziché al parto naturale. Nel 37,5% dei casi, per la precisione. Il dato è pressoché lo stesso della precedente analisi (38,4%, nati nel 2009). Confermato anche l'eccesso di visite ed esami prenatali. In particolare, si eseguono troppe ecografie. Ma continua a vincere la paura e l'ossessione di prevedere e controllare tutto. La donna ha per natura immense energie e risorse per affrontare bene e con gioia la stupenda avventura del dare alla luce. 

EPPURE NON SERVIREBBE
L'Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di contenere i cesarei entro un massimo del 15% e con un coro di voci medico scientifiche, che invitano a sostenere il più possibile le donne nelle potenzialità durante la gravidanza e accompagnarle a dare alla luce in modo naturale i loro piccoli. Non solo, tagliare la pancia significa aumentare i rischi per la donna e per il bebè. «Il Royal College of Obstetric Ginecology afferma che il rischio di morire per la mamma è 2,8 volte più alto nel cesareo che nel parto vaginale», spiega il dottor Giansenio Spinelli, primario di ginecologia all'Ospedale di Prato, dove nascono col cesareo solo 14 bambini su 100. Ancora più alto, 3 volte, è il rischio rilevato secondo l'Istituto Superiore di Sanità. Solo una volta su 3 il cesareo sarebbe necessario, giustificato cioè da reali esigenze mediche, dice un’indagine della Società Italiana di Ginecologia. Inoltre, 24 ore dopo aver partorito, nel caso di cesareo, la percezione del dolore “più che penoso” è più frequente che nel parto naturale, scrivono sempre gli esperti dell'Istituto Superiore di Sanità. 

NON TRATTIAMOLE DA MALATE
Certo, il ricorso al cesareo dipende anche dall'età, da eventuali patologie o fattori di rischio reali e dal tipo di struttura in cui si partorisce. Ma appare senz'altro eccessivo ed ingiustificato il boom italiano di cesarei. Siamo il Paese europeo che lo pratica più di tutti, insieme al Portogallo. La gravidanza ed il parto sono un periodo ed un evento delicatissimi, ma intorno vi è stato costruito un circolo di ansie che, invece di aiutare, scoraggia le donne, insinuando il dubbio di non farcela. Così, l'evento più meraviglioso può diventare un'odissea in mezzo a dubbi, incertezze, soffiando sul fuoco delle paure, quasi non si trattasse di una cosa normale. “I dati rilevati riflettono il fenomeno dell'eccessiva medicalizzazione e di un sovrautilizzo delle prestazioni diagnostiche in gravidanza”, si legge sul Rapporto ministeriale. Se in gran parte dei Paesi occidentali sono una o due le ecografie raccomandate durante la gravidanza e in Italia nel 73,2% delle gravidanze se ne fanno più delle “canoniche” tre, tante sono le ecografie raccomandate dai protocolli ufficiali italiani del Ministero della Salute.  Si arriva ad una media di quasi il doppio in Basilicata, Calabria, Sardegna, Liguria e Abruzzo. C'è forse pure un business?  È solo un caso se, due volte su tre, i cesarei vengono praticati nelle strutture private?

 


 

Papà con mamma durante il parto
9 volte su 10, i papà stanno accanto alle mamme durante il parto. Una bella notizia, anch'essa rivelata dal Rapporto sulle nascite in Italia del Ministero della Salute. Ma vi sono differenze, anche molto vistose, tra le varie aree del Paese. In Molise la presenza del padre del bimbo risulta nel 100% dei casi, oltre il 90% nelle regioni del centro-nord e in Basilicata. I meno presenti sono i padri meridionali, specialmente in Sardegna (38,1%) e Campania (39,2%). 

 


 

Made in Italy per ridurre i cesarei
Un nuovo sistema non invasivo in grado di monitorare con maggiore precisione l'andamento del parto sarà a disposizione degli ospedali tra non molto. È Amolab, dispositivo capace di mostrare una simulazione in 3D dei movimenti del feto, realizzato dal bioingegnere italiano Sergio Casciaro del Cnr di Lecce. Amolab è in fase di sperimentazione  presso l’Ospedale di Copertino (Lecce). Si tratta di un macchinario a ultrasuoni che è in grado di fornire dati oggettivi sull’avanzamento della gravidanza ed evidenziare possibili problemi che potrebbero indurre al taglio cesareo. 


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