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Fiori nel deserto

Riapre il carcere di Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria, esempio di riabilitazione dei detenuti

Ven 22 Nov 2013 | di Alma Pentesilea | Attualità
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Sovraffollamento delle carceri, diritti violati, sanzioni della Commissione europea. E poi fiori nel deserto che meritano di essere salvati. Come la Casa di reclusione a custodia attenuata “Luigi Daga” di Laureana di Borrello, in provincia di Reggio Calabria, chiusa nel 2012 e riaperta recentemente. 

Ma cosa è successo? 
«Nato nel 2004 - spiega il direttore Angela Marcello - l'istituto è stato chiuso a settembre 2012 a causa della crisi economica che non ha consentito più allo Stato di finanziare i laboratori esistenti nel carcere. 
Inoltre, l’emergenza di reperire personale di Polizia Penitenziaria per le carceri più vicine interessate ai maxi processi (Reggio Calabria e Palmi) ha fatto sì che il Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria, suo malgrado, e lo stesso Capo del Dipartimento,  valutassero come unica soluzione la temporanea chiusura dell’Istituto per tamponare tale emergenza. Del resto deve anche tenersi conto di come all’epoca fossero presenti solo 30 detenuti sui 70 posti disponibili. Ciò perché i requisiti allora richiesti per l’accesso erano risultati nel corso degli anni troppo restrittivi, tanto che dopo l’indultino (2006) non si era più riusciti a riempirlo e gradualmente da una media di 60 si era scesi oramai stabilmente al numero di 30. Certo, al momento della chiusura, il nostro Istituto era considerato un caso unico in Italia: era infatti una Casa di reclusione di media sicurezza con detenuti anche con pene lunghe, ma non particolarmente pericolosi, che godevano già del regime a custodia attenuata (cioè  liberi dentro il carcere tutto il giorno o anche all’esterno, per coloro che potevano accedere all’art.12 O.P., e poi chiusi solo di notte). Adesso siamo una Casa a custodia attenuata, per il cui accesso sono richiesti solo i due requisiti dell’appartenenza al circuito di media sicurezza e fine pena non superiore ai tre anni e come la nostra esistono altri esempi in Italia».
Grazie alle pressioni dell’opinione pubblica, all'intervento della Provincia e alle parole del Ministro della giustizia Cancellieri, in occasione dell’inaugurazione del nuovo carcere di Arghillà, Laureana è stato riaperto». 

Quali sono le attività dei carcerati?
«Ora abbiamo 20 detenuti che contiamo di aumentare gradualmente. Quando si alzano curano le loro celle e poi si dedicano alle attività lavorative, per ora intra-murarie. Siamo, infatti, in attesa di attivare i nostri laboratori all'esterno: speriamo di aprire entro la fine dell'anno le serre e il laboratorio di falegnameria. Grazie a quest’ultimo abbiamo prodotto tanti oggetti, mobili e armadi, che contiamo di far partire al più presto con il prezioso contributo della provincia che si sta facendo carico  del corso di formazione. Ciò perché ora non ho più i detenuti presenti fino ad un anno fa e, quindi, essi vanno formati al più presto per riavviarli a lavoro. Stiamo già riaprendo anche il laboratorio di ceramica, al momento solo grazie alla disponibilità di una generosa volontaria».

Cosa sperate?
«Speriamo nel supporto degli Enti locali, dei volontari e delle cooperative. 
Speriamo di coprire tutti i posti disponibili, anche perché in Istituti come il nostro la recidiva si dimezza, soprattutto se il detenuto, una volta uscito, abbandona il territorio nel quale è cresciuto». 


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