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Claudio Baglioni: Vorrei essere infinito

Claudio Baglioni presenta il suo nuovo progetto musicale “Convoi” e rimanda il gran finale

Ven 22 Nov 2013 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Ci ha incontrato all’Hotel Rome Cavalieri, ex Hilton. Location poco comoda per i giornalisti sempre trafelati che corrono da una conferenza all’altra. Ma la scelta di quell’Hotel ha un suo perché: è lì che 44 anni fa Claudio Baglioni presentò il suo primo 45 giri. Ed ora, dopo 44 anni di vita, di dischi, incontri, lacrime e sorrisi, l’intramontabile cantante romano, animatore delle nostre serate estive sulla spiaggia, ha presentato il suo nuovo progetto, “ConVoi”, risultato di 6 mesi di lavoro intenso, che lo ha “prosciugato”, svuotato, perché coinvolto intensamente. «Anche allora c’era un pacchetto di giornalisti. Credo non siamo gli stessi. Perché loro hanno smesso… loro». Vestito di nero, per cominciare ci allieta con “Signora Lia”, per la quale ha un aneddoto da raccontare. «Quando ho fatto il provino alla Rca con “Signora Lia” questo brano si chiamava “Signora Lai”. Quando entrai, il fonico mi sistemò il microfono ed io lessi chiaramente che il suo nome era S. Lai. Pensai che se avessi cantato la canzone che raccontava di una certa signora Lai che ha cornificato il marito, avrei finito là la mia carriera. E così in un istante la Signora Lai è diventata Signora Lia!».
Il nuovo disco rappresenta metà di un progetto più grande che prenderà il via dal 2014. Intanto, per cominciare, ha deciso di regalare al pubblico 12 brani e 3 tracce musicali inediti. «Ho vissuto questa cosa - racconta - non come un’opera unica che avesse un’unità di senso, ma, dalla scorsa primavera, via via, ho pubblicato online i brani, sottoponendoli al giudizio del pubblico. Solo dopo hanno trovato spazio in un oggetto definito come può esserlo un disco. Eppure, dopo averlo terminato alla fine di settembre, l’ho riascoltato tutto e ho trovato qualcosa che lo tiene insieme, forse perché sono brani frutto di un unico tempo, di un’unica semina».
Baglioni continua a produrre, dunque, a cantare l’amore, il rapporto tra padre e figlio, il domani del quale non vi è alcuna certezza. «Negli ultimi 10 anni non ho fatto più un album di inediti. Per quella parte di me che protendeva una fase più interpretativa della musica, ho fatto raccolte, cantato canzoni di altri, ho ripreso il mio primo disco di successo ospitando al suo interno 69 ospiti, forse anche in nome della ricerca di un gran finale».
È un Baglioni malinconico quello che abbiamo di fronte, che pensa a come uscire di scena, che è ancorato più al presente che al futuro, con uno sguardo a tratti pessimista sulla situazione italiana e di Lampedusa, isola alla quale è molto legato. «Penso che, da un certo punto in poi, chi ha una grande storia personale non fa altro che fare grandi prove per arrivare a dire che è finita, prima che glielo dicano gli altri. Il trucco è questo: lasciare il ring non da pugile suonato, ma da qualcuno che riesce ancora ad essere uno sfidante nel campionato mondiale. Ad un certo punto ho pensato: “Se vado a rifare il mio primo disco di successo, probabilmente sarà l’ultima storia”. Otto mesi fa, infatti, anche per una serie di questioni personali, avevo deciso che era giunto il momento, senza troppi piagnistei, di dire addio alle scene. Il palco è difficile da lasciare. Si può lasciare il palco, ma è più complicato accettarlo nel tempo. Intendevo chiudere, ma poi, ad un certo punto, ho pensato che negli ultimi anni avevo scritto tantissima roba, avevo tanti appunti sul pentagramma. Allora ho deciso di pubblicare questi inediti, senza pensare al disco finale».
Obiettivo del lavoro? «Combattere la mia mania di gigantismo. Perché ad un certo punto della carriera, dopo 25-30 anni, si tende a magnificarsi, autoriferirsi, a cantarsi, a mettere insieme tanta roba, si tende a diventare michelangioleschi. Allora ho pensato di scegliere una cadenza diversa: se ogni due o tre settimane mi impegno a produrre qualcosa, significa non pensare più solo alle cattedrali di musica, ma significa ricominciare a vivere qualcosa nel particolare».
Vive di ansie Baglioni, come tutti i grandi artisti che difficilmente riescono ad accettare la parola “fine”: «L’ansia di gran parte di noi è che vorremmo essere infiniti e l’idea di finire qualcosa è demoralizzante, avvilente, perché noi non vorremmo mai finire, perché tutto ciò che viene fuori non è mai come lo avevamo immaginato e nella nostra mente aveva più respiro, più genialità, più aria, più sole. Nessun artista credo sia mai davvero felice, a meno che sia alle prime armi quando è tutto bello, straordinario».
Il percorso di Baglioni, dunque, proseguirà a gennaio: «Lo riprenderò a gennaio, dopo i concerti che ormai faccio da tre anni (“10 dita” - ndr). Non so se la tecnica sarà la stessa, se uguali saranno le proposte. Sono canzoni lunghe queste nuove, arrivano anche a 6 minuti, poco da radio. Decisamente. Pensare che qualcuno mi ha chiesto: “Ma quando tornerai a scrivere canzoni da falò?”. Eppure quando scrivevo canzoni da falò mi rimproveravano di non scrivere canzoni più complesse».
Emozionato, coinvolto, in difficoltà, come lui stesso ammette, nel parlare del disco, Baglioni si concede a lungo di fronte al pubblico ristretto dei giornalisti: «Quando si finisce un disco come questo si è letteralmente svuotati, perché per 5 mesi non hai fatto altro e anche quando leggi le avvertenze dei medicinali analizzi le parole per capire se hanno la metrica giusta… si diventa dei pazzi. Io, alla fine, ho avuto un crollo fisico. Avevamo deciso di fare 10 concerti in 10 giorni, una sfida eroica, ma durante le prime prove tutto si è rotto! Mi trovo in difficoltà, mi sento come più di 20 anni fa, dopo il disco “Oltre”. Era un disco che mi aveva divorato… fa ridere quando un artista parla di fatica, soprattutto se pensi alla situazione del Paese, ma ci sono esperienze di lavoro che sono divoranti, che ti succhiano l’anima. Quello fu un lavoro così. Per questo alla fine scappai per tre mesi, rimanendo nascosto: poi mi trovarono e fui costretto a cominciare la promozione. Lo stesso mi è capitato questa volta: la fine del lavoro mi ha buttato in una depressione fortissima che passerà solo quando tornerò a cantare di nuovo dal vivo. Perché “questo comunque mi è capitato nella vita”, come dico in un brano. Anche se ogni giorno penso che forse sarebbe il caso di togliere il disturbo».

 


STRADA FACENDO
Claudio Baglioni (Roma, 16 maggio 1951), negli anni è diventato artista poliedrico ed innovativo in Italia ed all'estero. La sua carriera è stata da sempre costellata da record di vendite e da concerti/eventi divenuti veri e propri bagni di folla tra stadi, piazze, palazzetti dello sport e teatri costantemente esauriti. Dal 18 maggio ha avviato un nuovo percorso di canzoni inedite, “ConVoi”, a dieci anni da “Sono io”. L’album è stato pubblicato ad ottobre e rappresenta la metà di un percorso musicale ancora in evoluzione. 


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