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Yoko Ono: La musica incontra l’amore

A maggio un nuovo disco per la moglie di John Lennon

Mar 07 Gen 2014 | di Federico Scoppio | Interviste Esclusive
Foto di 6

Oggi è un'artista di successo e firma ancora i suoi manifesti unendo al suo nome quello del marito John Lennon. Compulsiva, disordinata, nata a Tokyo nel 1933, Yoko Ono, in poco più di cinquant’anni di passioni, ha realizzato circa 800 opere tra dischi, performance di ogni genere, mostre d’arte e fotografia. Le ultime in ordine temporale sono due: il nuovo disco, “Take Me To The Land Of Hell”, sarà presentato dal vivo a Roma il 25 maggio 2014. L’album è stato appena pubblicato sotto il nome di “Plastic Ono Band”, gruppo rock resuscitato da Yoko e dal figlio Sean, completamente rinnovato rispetto alla formazione che Yoko mise in piedi con Lennon. E “Acorn”, una raccolta di poesie, graffi d’autore, disegni e parole distillate come note di John Cage.

Un’opera arrivata nelle librerie a quarantanove anni di distanza da “Grapefruit”, altra collezione di brevi meditazioni, che proprio in quegli anni aveva fatto incuriosire John Lennon. Colpito da quelle parole terse che aveva letto nel libro, l’ex Beatles andò, due anni dopo, alla prima mostra di Yoko nella Indica Gallery di Londra. «Lo sento vicino a “Unfinished Music No.1: Two Virgins” come stile e riferimenti, che qualcuno circoscrisse in ambito di musica elettronica». Un lavoro di cui si parlò molto, non certo per la musica, pur sempre originale che conteneva, neanche perché segnò il debutto della collaborazione artistica tra i due. John e Yoko lo pubblicarono nel dicembre del 1968, su fronte e retro copertina vollero a tutti i costi imprimere un autoscatto che ritraeva i loro corpi nudi. Come mai prima di allora, un uomo e una donna completamente svestiti. Per evitare problemi, alcuni distributori lo pubblicarono comprendo con un cartoncino marrone le foto, lasciando scoperte solo le teste dei due. Molte copie furono comunque sequestrate, a Chicago fu addirittura chiuso un negozio di dischi che lo mise in vetrina senza il cartoncino marrone, così come lo aveva pensato John, che voleva raffigurare nient’altro che due artisti nella loro essenza più intima e pura.

Ci racconta di questo disco, Yoko Ono?
«Circa quattro anni fa avevamo già riunito in studio dei giovani e bravissimi musicisti per “Between my Head and the Sky”, e ora ritentiamo l'esperimento. Al mio fianco stavolta ho voluto Yuko Araki dei Cornelius, Merril Garbus in arte Tune-Yards, Nels Cline dei Wilco, Yuka Honda dei Cibo Matto, Michael Leonhart degli Steely Dan e Charlotte Muhl».

Sempre nel ricordo di John?
«Sa, il nostro incontro fu qualcosa di magico. Non so come sia successo, fu incredibile, ma tutto ha un senso. John era appena arrivato alla galleria direttamente dal numero 3 di Abbey Road, l’indirizzo degli studi, oltre che in numerologia, il numero della musica. Io ero al 6 di Masons Yard, l’indirizzo dell’Indica Gallery, ma anche il numero che rappresenta l’amore. Quel giorno, quindi, la musica incontrò l’amore».

Ci torniamo, intanto vorrei capire la sua concezione di arte, ce la spiega?
«Quando creo, musica o arte che sia, cerco di esprimermi al meglio, raccontando ciò che ho dentro e la forma non è un semplice mezzo, è qualcosa di fondamentale per me». 

La partecipazione è una componente fondamentale della sua arte. Ora l’utilizzo dei social network sta caratterizzando la sua cifra stilistica…
«Vero, infatti uno dei miei sogni sarebbe riuscire a realizzare un’opera perfetta e poi dire che nessuno potrà più ritoccarla, in quanto perfetta. E sarebbe anche importante che durasse in eterno. Ma non c’è eternità in questo senso. Anche gli egizi facevano sculture e piramidi che poi venivano rovinate e demolite dal tempo. Per questo prima che il cambiamento accada, devo servirmi dell’innovazione e, ora, della tecnologia. Bisogna chiedere alla gente di partecipare, spargere il più possibile la voce. E ora la mia arte trae così tanto potere dalle persone che non mi sembra vero».

Come ha fatto con la sua opera collettiva titolata #Smilesfilm?
«Già, una collezione di sorrisi da ogni parte del mondo, inviate a un sito internet di raccordo. Un sorriso equivale a una speranza per il futuro».

Nonostante molte altre sue opere siano più crude, si percepisce spesso un atteggiamento positivo nel suo operato. 
«Sebbene abbia vissuto lutti e affrontato dolori nel corso della mia esistenza, sono convinta che questo nostro mondo sia un posto meraviglioso. Basta pensare all’arte, alla cultura, alle tante cose stupende che abbiamo creato, un po’ meno alla politica. L’unica via di salvezza che posso indicare consiste nel vivere con intensità e ottimismo ogni istante e non aver paura di comunicare il nostro amore. La morte precoce di John mi ha insegnato che non si deve indugiare, perché il tempo non è infinito e ogni secondo può essere l’ultimo». 

Come ricorda quel terribile giorno dell’assassinio di suo marito?
«Mi hanno chiesto molte volte un’opinione riguardo a quella notte e all’omicidio e ho sempre risposto di non aver mai più pensato a quel giorno. Ho sempre detto che volevo guardare al futuro per non ricordare quell’orribile momento. Ma in verità il ricordo di quella notte non mi ha mai abbandonato in tutti questi anni. Come potrebbe essere diversamente! La gente che accorreva, la disperazione negli occhi di migliaia di persone».

Se John Lennon potesse osservare la società di oggi, quale sarebbe il suo giudizio?
«John è qui, come spirito, e penso sia profondamente triste e arrabbiato. Sono convinta che dobbiamo ostinarci a credere nella forza dei suoi ideali. Sono certa che ce la possiamo fare a cambiare le cose: metà del mondo vive nella pace. Segno che il traguardo non è lontano». 

 


YOKO ONO LENNON

Nata a Tokyo, il 18 febbraio del 1933, è un'artista, musicista e cantautrice giapponese naturalizzata statunitense, che ha vissuto la maggior parte della sua vita negli Stati Uniti d'America. Già conosciuta nel mondo dell'arte, raggiunse la fama internazionale con il matrimonio e la successiva carriera artistica con John Lennon dei Beatles, ucciso all’età di 40 anni l’8 dicembre del 1980. Da allora Yoko Ono ha continuato a dedicarsi all’arte, producendo e incidendo dischi, realizzando musical, mostre, ecc.       


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