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La rivincita dei nonni

Un tempo erano un peso, ora una risorsa indispensabile. Ma forse destinata ad estinguersi…

Mar 07 Gen 2014 | di Maurizio Targa | Attualità
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Più ricchi dei loro figli, più sani dei genitori, sembrerebbero proprio i nonni il vero “stato dominante”. Col tasso di natalità in picchiata e la durata della vita sempre più lunga sono, in proporzione al numero di nipoti, più numerosi di quanto non fossero in passato e non è raro che un bambino abbia tutti e quattro gli avi vegeti e ben in forma. Nelle famiglie allargate, oggi tanto diffuse, possono risultare paradossalmente in esubero.
Gli ultimi dati forniti dall’Istat dicono che in Italia i nonni sono più di undici milioni e mezzo, la maggior parte dei quali liberi, istruiti e titolari di una pensione niente male, se rapportata agli scarni stipendi degli spesso precari discendenti. E se nella società antica erano depositari delle regole e della saggezza per poi essere considerati in quella mononucleare del dopoguerra poco più di un peso, nell’organizzazione postmoderna, complice la crisi, sono proprio loro i veri protagonisti, tappando buchi economici ed assistenziali di figli e nipoti. E poi, inutile nasconderlo, gli ultrasessantenni, a parità di età con i nonni di una volta, sembrano davvero meno vecchi: sono abituati ai cambiamenti, curano il corpo e l’abbigliamento e, se stanno bene, continuano a condurre una vita dinamica. Guidano l’automobile, salgono su treni ed aerei, usano telefonini e tablet, inviano e-mail e, soprattutto, non pensano di essere vecchi, semmai si considerano degli adulti maturi.

Il nonno del piano di sopra
Il 68,1% di loro abita nello stesso Comune dei nipoti, il 15,3% addirittura nello stesso caseggiato, ed hanno un peso determinante nel bilancio economico della loro famiglia: il 45% dei mutui stipulati dagli over 60 è proprio per la casa di figli e nipoti, e si stima contribuiscano mediamente con 900 euro l’anno alle spese vive dei familiari più giovani. Senza contare che il solo lavoro di babysitteraggio da loro espletato è stimato in 24 milioni di euro l’anno di risparmio in termini di nido.
Un’altra novità è che, se fino a poco tempo fa era quasi esclusivamente la nonna ad occuparsi dei nipotini, affiancando se non sostituendo la madre nelle cure quotidiane, oggi, anche i padri non disdegnano di occuparsi dei neonati: anche il nonno può spingere una carrozzina e fare il baby-sitter. Essendo vissuti in un’epoca di radicali e continui cambiamenti, i “neononni” comprendono le esigenze dei genitori di oggi e sono più sciolti e disponibili verso i ragazzini di quanto non fossero i loro padri verso loro stessi. 

Come all’età della pietra
I cambiamenti, tuttavia, non riguardano solo la terza età; anche figli e nipoti di oggi sono ben diversi. I genitori spesso lavorano entrambi, ed i bambini hanno bisogno sempre di più di essere seguiti dagli adulti dopo la scuola. Inoltre, se il padre e la madre sono separati, i nonni possono rappresentare un elemento importante di continuità familiare per il bambino, oltre che un importante punto di riferimento durante i momenti più turbolenti. Alcuni studi sociologici insinuano addirittura che, col mutato ruolo dei nonni, si stia tornando ad un’organizzazione di vita di tipo tribale: gli anziani, su tutti le nonne, ad occuparsi dei bimbi, mentre madri e padri lavorano.

Precauzioni d’uso
Nel nostro sistema la famiglia è un nucleo, non una semplice somma di individui. Ed alcune cautele sono d’obbligo per il nonno confinante: la prima è senzameno rispettare la coppia e la sua autonomia. Molti conflitti tra generazioni nascono infatti per invasioni indebite, atteggiamenti assillanti e intrusivi, tentativi di sostituirsi ai genitori presso i nipoti, facilmente all’origine di conflitti con i figli, ma ancor di più con generi e nuore che, essendo cresciuti in un’altra famiglia, sono meno disposti a scusare o comprendere. Compito dei nonni è quindi cercare di risolvere i conflitti e di trovare un modus vivendi, ma spesso coniugare teoria e pratica non è agevole. Il fatto che i propri genitori o suoceri siano stati invadenti o dispotici non è una buona ragione per portare avanti, di generazione in generazione, un modo di fare che è all’origine di incomprensioni. È sempre possibile cambiare, anche a sessant’anni o più.

Un tappabuchi in estinzione
La funzione dei nonni, però, non si esaurisce certo nel tappare le falle economiche o temporali, oppure nell’intervenire nei momenti difficili. La loro presenza nella vita di un nipote ha l’effetto di allargare i confini della famiglia nucleare e fornire ai giovani un maggior numero di modelli di riferimento affidabili e realistici. E quando nell’adolescenza i rapporti con papà e mamma si fanno burrascosi, è a volte proprio attraverso il nonno che un nipote può ritrovare quell’ancoraggio di cui, nonostante tutto, sente ancora il bisogno.
E al nonno, è provato, il contatto col mondo dei teenagers fa bene: ringiovanisce in un ruolo che è molto più semplice e tranquillo di quello di genitore, benché richieda un riassestamento legato alla nuova collocazione nel sistema famiglia. D’ora in avanti i genitori saranno il figlio e la nuora (o genero e figlia), e occorre passare il testimone alla generazione di mezzo, accettare di aver fatto ingresso nella terza età. Verranno chiamanti nonno e nonna e guardati con occhi diversi, anche se saranno destinati, con ogni probabilità, a viziare ed assecondare il proprio nipote come mai si sarebbero sognati di fare nel ruolo di genitori. Ma il fenomeno di nonno/rifugio – dicono alcuni sociologi – potrebbe essere destinato ad estinguersi. È difficile che i genitori di oggi, una volta diventati a loro volta nonni, dopo una vita di precariato, bassa retribuzione e scarsa o nulla pensione, possa a sua volta fungere da bancomat, costringendo così la generazione successiva a rimboccarsi le maniche sin da subito.

Siamo sicuri che, proprio per le generazioni a venire, questo sia davvero un male?          


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