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dura, ma ora c il nostro bimbo

Arrivati in Italia, non avevamo nulla. Ero felice di essere rimasta incinta, ma non potevamo tenerlo... Poi abbiamo trovato aiuto ed ora con noi

Mar 07 Gen 2014 | di a cura di Patrizia Lupo | Bambini

Il mio fidanzato ed io siamo arrivati in Italia 6 anni fa con l’intenzione di trovare un lavoro al più presto e poter realizzare quello che era il nostro sogno: sposarci e avere la nostra famiglia, dei bambini. La delusione è stata grande quando ci siamo resi conto che non era poi così facile trovare un lavoro, un’abitazione, guadagnare abbastanza. I primi mesi abbiamo vissuto in una casa abbandonata con altre persone… 
Il mio primo lavoro è stato presso una famiglia come babysitter, senza contratto. Ho cresciuto  quei bambini come se fossero i miei per 4 anni. Poi ho lavorato come donna delle pulizie presso un’altra famiglia, ma solo per poche ore la settimana, guadagnavo molto poco. Il mio fidanzato faceva il manovale, ma non in modo regolare e spesso rimaneva a casa quando era brutto tempo. Un po’ alla volta siamo riusciti ad affittare una stanza in un appartamento con altri connazionali.
Quando ho scoperto di essere incinta per me è stata una gioia grande, ma anche un dramma, perché volevo un figlio, ma come avrei potuto averlo in quelle condizioni?  Come avrei potuto affrontare le spese di visite mediche, analisi, ecografie? Come avrei potuto dargli ciò che gli era necessario? Anche il mio fidanzato era triste e scoraggiato e ci è sembrato logico pensare che alla fine l’unica cosa da fare sarebbe stata abortire.
Io ne soffrivo tanto e non mi davo pace e, in un momento di sconforto più grande, mi sono confidata con la mia datrice di lavoro che mi aveva dimostrato di essere una persona buona. Lei mi ha dato parole di speranza e soprattutto mi ha incoraggiato a non arrendermi. Poi mi ha detto che ne avrebbe parlato con delle sue amiche, per vedere se c’erano delle associazioni che potevano aiutarci.
È così che ho saputo del Segretariato Sociale per la Vita, un centro che aiuta mamme in attesa per evitare che, in un momento di solitudine e di disperazione come quello che stavo passando io, rinunciassero al proprio figlio. Ci andai: mi sentii accolta, capita, sostenuta. Non fu difficile raccontare di me, della nostra storia, di quanto stavo vivendo, del desiderio di avere questo bambino e di tutte le difficoltà che avevamo per tenerlo. Le parole rassicuranti della responsabile del centro un po’ alla volta mi fecero capire che era possibile accogliere mio figlio. Loro mi avrebbero aiutato in questo lungo percorso. Mi rassicurò tanto il fatto che avrei potuto contare sull’aiuto economico del Progetto Gemma, sulla loro disponibilità ad aiutarmi per visite ed ecografie necessarie alla gravidanza e ad indirizzarmi ai Servizi Sociali che avrebbero potuto aiutarmi e di cui non sapevo nemmeno l’esistenza. Mi disse altre cose ancora che non ricordo più, quello però che non dimentico è che mi si è allargato il cuore e ho capito che avrei potuto accogliere il mio bambino. Sono andata via sollevata, contenta, finalmente libera del peso che mi portavo dentro. Certo non tutto è stato facile dopo (cosa c’è di facile nella vita?), ma tornassi indietro rifarei questa scelta, perché adesso ho con me il mio bambino. E, quando qualcosa non va, mi basta guardarlo e il suo sorriso, i suoi occhi mi fanno tornare il coraggio per affrontare tutto.

Una mamma


Per un aiuto sano
Segretariato Sociale per la Vita Onlus
Tel/fax 06.37.51.75.01 – 06.80.85.155
segretariato.vita@virgilio.it
www.segretariatoperlavita.it 


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