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Avignone: profumi e sapori della Provenza

Antiche città, borghi, storia, vini, formaggi e natura

Mar 07 Gen 2014 | di foto e testo di Giuseppe Barbieri | Turisti non per caso
Foto di 21

Ci sono amici che incontri tutti i giorni, altri forse una volta l’anno, ma può accadere che proprio con questi ultimi si  abbia un rapporto più intenso, più umano. Ecco perché la nostra amica Daniela ci attende con un interessante programma di viaggio, per farci conoscere il Vaucluse, secondo lei uno dei dipartimenti più interessanti della Provenza, per le antiche città, i borghi, la storia, i vini, i formaggi, ma soprattutto la natura, con i suoi spazi infiniti. Basta pensare che da solo il Vaucluse ha l’80% della produzione nazionale di tartufo. 

IN VIAGGIO VERSO LA PROVENZA
Il sole ci sorride, sorvolando dal nostro aereo il merletto della Costa Azzurra alla volta dell’aeroporto di Marsiglia: in questa mattinata autunnale tutto procede al meglio. Al noleggio Avis ci aspetta la macchina che abbiamo prenotato! I chilometri scorrono veloci lungo la A7, direzione Salon de Provence/Lyon, alla volta della nostra prima meta, il piccolo borgo di Modène. L’autostrada sembra un tavolo da biliardo e il traffico è silenzioso. Sarà suggestione, ma incominciamo a percepire i profumi di questa regione. Nelle stradine di campagna le indicazioni sono poco evidenti forse per non deturpare il paesaggio che è idilliaco, tra spianate e colline: la Provenza anche in autunno conserva intatto il suo fascino. I colori che si susseguono sono dall’arancio al marrone, mentre il sole obliquo filtra i suoi raggi tra vigneti e ceraseti, alberi di ulivi e campi di zafferano. Il grande arco merlato di Modène ci indica che qui si va soltanto a piedi! Abbiamo raggiunto Villa Noria, un gioiellino al di sopra delle nostre aspettative in un’esplosione di colori autunnali della campagna intorno. Inventata di sana pianta dall’estrosità e il buon gusto dello chef Philippe Monti, questa villa dispone di appartamenti rustici. Le stanze in classico stile provenzale ci riportano nelle fiabe: mattoni in cotto, pareti colorate e calde, mobili della nonna e letto con la coperta trapuntata e fiorita. Naturalmente senza i confort di un albergo, senza televisione, ma tanta atmosfera. Qui ceniamo con Daniela che ci descrive il programma. 

NELLA NATURA IN BICICLETTA
Il giorno seguente, per iniziare a conoscere la regione, ci rechiamo a Villes sur Auzon.  Abbiamo un appuntamento con Gabriel Valverde della cantina TerraVentoux A.O.C., dove i visitatori possono gustare i vini prodotti, come si fa in tutte le cantine locali, accompagnati da gustose ciambelline, salumi, formaggi e salse tipiche. Da qui ci si può addentrare nella natura più autentica e inviolata, lungo piccoli sentieri, grazie a biciclette a pedali e solex elettrici, messi a disposizione dall’organizzazione: un’esperienza da non perdere che ci provoca emozioni profonde tra questi percorsi profumati. Gabriel ci concede una sosta nella piazza principale del minuscolo villaggio di Flassan, mentre, come un mago dal suo sacco, estrae fettine di pane tostato, formaggi aromatici, tre calici di vetro e l’ottimo vino della sua cantina, servendoceli sul bordo della fontana. Lì vicino Gabriel poi ci porta alla scoperta di un luogo impensabile: la Valle di Picarel, un piccolo canyon di terra rossa, composto da calcari dell’era secondaria, che un tempo fu il letto di un torrente. Un luogo unico che, con le dovute proporzioni, ci ha fatto pensare al Grande Canyon e a Petra. 

CIRCONDATI DAL TORRONE
Più tardi, lasciamo il nostro “Virgilio” e proseguiamo per Blauvac e dintorni, una zona collinare tappezzata di vigneti da non perdere, con vista in lontananza sul monte Ventoux, fino ad arrivare a Venasque, l’antica cittadella medievale situata su uno sperone roccioso e considerata una delle più belle e caratteristiche di tutta la Francia. Una sosta obbligata è a Saint Didier, dove si possono gustare i famosi torroni, lavorati artigianalmente dei fratelli Silvain, noti in tutta la Provence. Siamo circondati da torroni bianchi alle mandorle e torroni neri al cioccolato, insieme a tante altre ghiottonerie. Ripartiamo alla volta di Carpentras, graziosa cittadina dalle vaste aree pedonali e interessanti monumenti storici, tra cui maestosi palazzi e una bella chiesa tardo-gotica. Sulla piazza, grandi fontane ricordano gli abbeveratoi per animali. Un particolare: l’acqua esce dalla bocca di due gigantesche teste contrapposte come un Giano, però una di donna e una di uomo, mi viene da pensare “forse per par condicio”. 

LA GUIDA DEI FORMAGGI
Arriviamo a piedi alla Fromagerie du Comtat, dove incontriamo Claudine Vigier “la Maitre Fromager de la Guide des Fromagers”, una dolcissima signora dal sorriso disarmante, collezionatrice di curiosissimi recipienti per il latte (ci dice che ce ne sono ben 600 che arredano il soffitto di questo splendido negozio e a casa anche di più). Conosciamo così i segreti di questi molteplici prodotti caseari, che sapientemente vanno gustati sorseggiando i preziosi vini bianchi della regione, con cui si sposano in maniera eccellente. Claudine segue con grande amore lo sviluppo di questa attività, che sin da giovanissima le ha permesso di raccogliere un’infinità di onorificenze. Una persona solare e impossibile da dimenticare. Si vede che il formaggio fa bene! La sera raggiungiamo l’affascinante cittadina di Mazan, rannicchiata ai piedi del leggendario Monte Ventoux, nel cuore della Provenza. Una cena intima nello “Chateau de Mazan”, ci attende per gustare un menù raffinatissimo in una cornice d’altri tempi, tra gli intensi profumi della vegetazione provenzale. Il castello, costruito verso il 1720, deve la sua fama soprattutto al Marchese de Sade, che ogni volta che si allontanava da Parigi qui organizzava feste memorabili, compreso il primo Festival del Teatro in Francia. Ebbene, oggi questo luogo, restaurato e impreziosito da arredamenti d’epoca, fa rivivere alla clientela gli antichi splendori, grazie anche al suo ristorante gastronomico, in cui vengono selezionati esclusivamente prodotti stagionali del territorio. Le 30 stanze che godono di doccia-hammam, sono arredate con mobili di sobria eleganza, ricordando il piacere che si prova nella ricerca di pezzi particolari, magari  presso piccoli antiquari. Ma la cosa curiosa è che, pur essendo circondati da tanta ricercatezza, cenare qui è stranamente molto informale e ci si sente veramente in un ambiente familiare. Sicuramente grazie al grande senso di ospitalità di tutti quelli che ci lavorano e del signor Frederic Lhermie che li dirige.

PASSIONE ZAFFERANO
Infine, prima di raggiungere Avignone, nostra ultima tappa, ci fermiamo a Pernes les Fontaines, per incontrarci con Evelyne e Denis Comes, due amanti della natura, che hanno deciso di dedicare il resto della loro vita alla coltivazione dello zafferano. Una spezia delicatissima che vale più dell’oro, introdotta nel XIV secolo con l’arrivo dei Papi, coltivata intensivamente ai piedi del monte Ventoux. Questo aromatico e colorato fiore viene utilizzato in diverse pietanze, donando un tocco particolare al cibo. 

AVIGNONE, RESIDENZA DEI PAPI
Il nostro bel giro termina ad Avignone, in buona parte pedonale, ed eccoci improvvisamente ad ammirare il Palazzo dei Papi che domina la città! Prima, però, vogliamo fare una pausa con la nostra cara Daniela e concludere degnamente questo bellissimo viaggio. Vicino c’è la simpatica bottiglieria Avitus, dove si può bere anche solo un calice di vino, con il consiglio esperto di Arnoud de la Chanonie, e fare così un piccolo spuntino, con tartine ricoperte da diverse mousse dei prodotti di questa terra, olive, carciofi, melanzane, da vero gourmet. D’altronde Avignone, non a caso, è stata la residenza dei Papi e l’accoglienza non ci sembra da meno. Quattro chiacchiere scacciapensieri e via a godersi un po’ di storia.
Una vera e propria fortezza di 15mila metri quadrati, aperta qua e là da piccole e strette finestre con ampie arcate ogivali, dalle possenti mura che dominano la  spianata sotto la quale è stato ricavato un modernissimo parcheggio. All’interno del Palazzo ci si perde nella sua grandezza, un chiostro che anziché le solide breccioline della tipica cosiddetta calada è stranamente ricoperto di prato verde, per accogliere ogni anno la fiera dei fiori. Corridoi e grandi sale da pranzo per le feste si susseguono tra decorazioni alle pareti, arazzi e splendidi affreschi, fino alla Sala Conciliare ora spoglia. Resta soltanto il prezioso e caratteristico pavimento originale fatto di mattonelle multicolori, che riportano la fantasia dei visitatori ad un viaggio a ritroso, nel tempo dei Papi avignonesi. Un tempo in cui questo luogo era affollato di teologi, cardinali, principi e re, gente del clero e della corte come residenza-fortezza del potere della Chiesa. Purtroppo oggi gli interni hanno subìto gravissimi danni, a cominciare dal mobilio alle statue ed alle sculture date alle fiamme: numerosi affreschi furono staccati e venduti, ne rimangono solo alcuni splendidi esempi di Simone Martini e Matteo Giovannetti in uno stile legato a Giotto. Nel 1969 la città ha deciso di restaurare le due ali principali del palazzo e di adattarle a moderno centro di congressi, con attrezzature d’avanguardia per accogliere sempre più visitatori in quanto dichiarato Patrimonio mondiale dell’Umanità.


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