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Tutti intorno al camino

Oltre sei milioni di stufe e camini accesi nel nostro Paese: cosa c’è dietro il boom del legno?

Mar 07 Gen 2014 | di Claudio Cantelmo | Ambiente
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Grazie o per colpa della crisi e dell’insostenibile prezzo dei combustibili, in Italia tornano le stufe e si riaccendono i camini, con un aumento record del 15 per cento delle importazioni di legna nel 2013 rispetto all’anno precedente.
È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti sulla base di dati Istat relativi proprio all’anno passato, dalla quale si evidenza che quest’inverno sul territorio nazionale si sono accese oltre sei milioni di stufe e camini. Un record. E un giro d’affari davvero “scottante”, per via dell'importazione di ben 3,5 miliardi di chili di legna da ardere nel corso del 2013, bruciati per garantire il caldo nelle case degli italiani. Il nostro Paese è diventato il primo importatore mondiale di legna da ardere: una dimostrazione evidente del ritorno di forme di riscaldamento che sembravano dimenticate e del crescente interesse verso una forma di energia competitiva dal punto di vista economico, oltre ad essere più sostenibile da quello ambientale.

Il bottino del bosco

Ma cosa c’è dietro questo improvviso riaccendersi dei tradizionali focolari? La tendenza è dovuta in parte alla riapertura dei camini nelle vecchie case ed alla costruzione di nuovi. Ma anche ad una forte domanda di tecnologie più innovative nel comparto delle stufe a legna, delle caldaie e pellets, dove l’industria italiana soddisfa oltre il 90% della domanda sul mercato interno, mentre destina quasi un terzo della produzione nazionale alle esportazioni. Ed il segmento economico è finito inevitabilmente anche nel mirino della criminalità organizzata: con la crescente importanza del legname come combustibile si è registrato un aumento di tagli abusivi e furti di legname. Nello scorso 2013 sono stati, infatti, oltre 900 gli illeciti penali con 384 persone denunciate, 4.014 illeciti amministrativi per un importo di circa 3.300.000 euro su 40.179 controlli effettuati.

Un tesoro verde

I boschi ricoprono un ruolo centrale come assorbitori e contenitori di anidride carbonica, che è il principale gas ad effetto serra e sono fondamentali nella mitigazione e nell’adattamento ai cambiamenti climatici in corso, ma potrebbero svolgere un ruolo ancor più importante per compensare il fabbisogno energetico del Paese. I dodici miliardi di alberi che coprono oltre un terzo della superficie nazionale costituiscono il polmone verde dell’Italia, con circa 200 alberi per ogni italiano. Sul nostro territorio nazionale sono presenti  10 milioni e 400 mila ettari di superficie forestale che, contrariamente a quanto potrebbe credersi, risulta in aumento del 20% nell’ultimo ventennio. Di essa viene però utilizzato meno del 15% della ricrescita annuale, a fronte di un 65%, per esempio, impiegato dalla vicina Germania. Con una più corretta gestione delle foreste, continua il rapporto Coldiretti, può essere prelevata quasi senza alterarne la sostenibilità una quantità di 23,7 milioni di tonnellate all’anno di legname da combustione, che potrebbe portare a ridurre i consumi attuali di petrolio di ulteriori 5,4 milioni di tonnellate. Appare quindi evidente l’importanza di rilanciare la gestione dei boschi che, oltre alle valenze territoriali, sociali e paesaggistiche, potrebbe contribuire in modo decisivo anche al raggiungimento degli obiettivi del Piano d’azione nazionale 2020.  Uno degli obbiettivi è che le biomasse, tra le quali spicca il ruolo dei prodotti legnosi, dovranno coprire il 44% dei consumi di fonti rinnovabili e il 58% dei consumi di calore totale. In questo modo fornire combustibile ottenuto con metodi ecocompatibili, nell’ambito di una filiera sostenibile anche nelle modalità di trasformazione energetica, con caldaie moderne ed efficienti.

Luci e ombre della stufa

Ma il caminetto è sempre ok? Vediamone pro e contro. Innanzitutto la legna è una fonte energetica rinnovabile, ovvero il sole, il vento, i salti d’acqua e così via, viene rinnovata in natura a velocità paragonabile a quelle con cui è consumata. Queste possono quindi essere considerate virtualmente inesauribili.I combustibili convenzionali (carbone, derivati del petrolio, metano) invece, sono classificati come fonti non rinnovabili: formatesi in millenni, di altrettante migliaia d’anni necessitano per ricostituirsi: col consumo massivo che ne facciamo, sono dunque destinati ad esaurirsi.La combustione dei fossili, inoltre, provoca l’emissione nell’atmosfera di biossido di carbonio (CO2) a partire dall’epoca della prima rivoluzione industriale. Tale gas si è accumulato in atmosfera, accentuando il fenomeno naturale comunemente chiamato “effetto serra” e determinando un riscaldamento globale e altri cambiamenti climatici a livello planetario.
La combustione della legna viene invece considerata praticamente neutra in termini di contributo alle emissioni di gas serra, perché generata attraverso la fotosintesi a partire dal CO2 già presente in atmosfera. Le uniche emissioni di gas climalteranti sono legate al ciclo della produzione, principalmente nella piantumazione, taglio e trasporto. Sono quindi molti elementi a giocare a favore dell’utilizzo della legna come fonte energetica.
Altri invece sono ad essa sfavorevoli: la combustione della legna – in particolare quella in apparecchi domestici di vecchia concezione – ha un ruolo significativo nelle emissioni inquinanti in atmosfera, soprattutto per quanto riguarda le polveri sottili, il monossido di carbonio e i composti organici volatili non metanici. Per il particolato primario, in particolare, neppure la migliore tecnologia impiantistica, oggi disponibile per i generatori di calore domestici a legna, è in grado di ridurre le emissioni ai livelli generati nella combustione del gas naturale.Quindi risparmio sì, ma con un occhio alla manutenzione: per il vecchio caminetto cure triplicate e, per le stufe, raccomandati gli impianti di ultima generazione. Altrimenti faremo bene solo alla nostra tasca: la natura, certo, non ci ringrazierà!                                 

Vademecum del caminetto

Ma come fare se si vuol installare una stufa o un caminetto nella propria abitazione? Occorre innanzi tutto rispettare alcune prescrizioni: è obbligatorio presentare un progetto redatto dal responsabile tecnico dell’impresa installatrice o da parte di un professionista iscritto negli albi professionali, nel caso di canne fumarie ramificate collettive. I lavori d’installazione, di trasformazione, di ampliamento e di manutenzione straordinaria degli impianti sono poi da affidare obbligatoriamente a imprese abilitate, che devono realizzare gli impianti secondo regola d’arte. Al termine dei lavori l’impresa installatrice dovrà rilasciare al committente la dichiarazione di conformità degli impianti realizzati e l’Autorità competente rilascerà un certificato di agibilità, previa acquisizione della dichiarazione di conformità. La pulizia della canna fumaria non è obbligatoria per legge, ma dovrebbe essere fatta per motivi di sicurezza e per assicurare un corretto funzionamento dell’apparecchio. La cenere della legna naturale è ovviamente un rifiuto e, quindi, va smaltita secondo le regole della raccolta differenziata. Ogni amministrazione comunale adotta proprie strategie di smaltimento; la maggior parte di esse, almeno quelle che raccolgono separatamente la frazione umida dei RSU, richiede di eliminare la cenere spenta in tale categoria, finalizzata alla produzione di compost di qualità. Alcuni Comuni, invece, richiedono specificatamente di non introdurre cenere nei rifiuti compostabili. Quelli che non raccolgono separatamente la frazione umida la assimilano ai rifiuti generici indifferenziati. 


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