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Nature economy, business che valorizzano la natura

Copiando dalla natura, anziché sovvertendola, molte aziende stanno sviluppando una nuova economia

Mar 07 Gen 2014 | di Roberto Lessio | Soldi
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Fino a qualche anno fa l’idea di assoggettare le forze della natura alle nostre volontà di esseri umani era egemone. La nostra economia era ed è basata ancora oggi su questo concetto completamente sbagliato ed insostenibile di progresso e di sviluppo.
Su questa semplice constatazione si sta sviluppando spontaneamente, tra persone e comunità che ricorrono semplicemente al buon senso, una nuova forma di economia che noi abbiamo definito “Nature Economy”; cioè fare economia, produrre cose, reddito e lavoro, imparando e “copiando” qualcosa che ordinariamente avviene in natura. Gli esempi sono ormai innumerevoli. Ne abbiamo visto qualcuno nel numero precedente di Acqua & Sapone e diventano ogni giorno sempre più abbondanti. 

PNEUMATICI CON L’ERBA 
Il “dente di leone”, meglio conosciuto da noi come taràssaco, è un’erba spontanea diffusissima alle nostre latitudini. È ottima per ampliare il sapore e il gusto di insalate miste ed altri contorni. In commercio la si può acquistare anche come concentrato liquido. Ma a qualcuno è venuto in mente di utilizzare le essenze estratte da questa erba, conosciuta fin dall’antichità anche per le sue qualità medicamentose, per ottenerne pneumatici. Sì, avete letto bene: pneumatici per le nostre automobili e per ogni genere di veicolo. Il problema se lo è posto la multinazionale tedesca Continental, attualmente tra i leader mondiali proprio nella produzione di pneumatici, che intende introdurre questa nuova tecnologia già da questo nuovo anno, almeno in Germania. Grazie alla preziosa collaborazione con l’Istituto scientifico Fraunhofen di Münster (sempre in Germania), specializzato in biologia molecolare ed in ecologia applicata, i ricercatori hanno scoperto che il taràssaco può avere proprietà produttive adattabili a quella della gomma naturale. Quest’ultima viene estratta ogni anno a migliaia di tonnellate dalle specifiche piante che la producono nei paesi sub-tropicali con enormi costi di estrazione e di trasporto in tutti i continenti al fine di produrre proprio i copertoni delle nostre automobili. La gomma naturale viene oggi miscelata con prodotti ottenuti dalla raffinazione del petrolio (il cosiddetto nerofumo – altamente cancerogeno), con altissimi costi industriali e ambientali. I copertoni poi, una volta esaurita la loro utilizzazione, hanno ingenti costi di smaltimento (sono una delle principali cause di discariche abusive nel nostro paese ed in particolare nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”). Tanto che qualcuno ha pensato di farne del combustibile per alimentare i cosiddetti termovalorizzatori, smaltendoli direttamente in aria e facendoceli respirare a nostra insaputa. Coltivando questa pianta erbacea, anche su terreni che normalmente non sono adatti a coltivazioni agricole, i ricercatori hanno ottenuto una sorta di latte che può integrare la gomma estratta dagli alberi (che comunque risulterà solo il 40% della composizione finale). La versione “naturale” di tali pneumatici ha tre vantaggi: 1) mentre l'albero della gomma ha bisogno di almeno tre anni prima che possa essere sfruttato, il taràssaco può essere raccolto ed utilizzato già nell’anno di semina; 2) è   meno vulnerabile ai parassiti; 3) non richiede un clima sub-tropicale e può essere piantato su terreni poco produttivi per l’alimentazione umana, non entrando in competizione con la produzione di cibo e mangimi. E' stato calcolato che basterebbe una superfice coltivata di 100.000 ettari a taràssaco, corrispondenti ad un quadrato con il lato di 10 km (lo 0,5% della superfice agricola utilizzabile tedesca), per soddisfare l’intero fabbisogno della produzione di pneumatici in Germania. Senza contare il fatto che la pianta ha come sottoprodotto l’inulina, accumulata nelle sue radici, che è una fondamentale fibra a fini dietetici.

LA NUOVA PLASTICA DAI FUNGHI 
Gli scarti agricoli e gli intrecci filamentosi che costituiscono una sorta di radici per i funghi (i cosiddetti miceli), sono gli ingredienti alla base di prodotti che stanno rivoluzionando i materiali plastici e gli imballaggi. Una rivoluzione nata 5 anni fa, dall’intuizione di due ragazzi americani. Quando erano ancora studenti del Rensselaer Polytechnic Institute, Eben Bayer e Gavin McIntyre s’inventarono un prodotto interamente composto di materia organica e biodegradabile, molto robusto, economico, capace di agire proprio come la schiuma chimica derivata dal petrolio e candidato a rimpiazzare l’onnipresente polistirene. Hanno poi messo su la Ecovative, azienda che oggi produce il primo ed unico imballaggio eco-sostenibile al mondo, con un brevetto utilizzato ad esempio da un colosso dell’elettronica come la Dell computer per imballare i pc. La geniale trovata può aiutare tantissimo l’ambiente e l’economia; ma già ora consente di realizzare prodotti industriali grazie alla natura. Oltre agli imballaggi, che costituiscono una parte importante dei nostri rifiuti urbani, si possono ottenere oggetti (perfettamente biodegradabili in 90 giorni) di larghissimo consumo e a basso costo: bicchieri, contenitori, plastiche, adesivi, tavole da surf, calzature e materiale da costruzione (sono già in commercio degli ottimi bio-pannelli isolanti, naturalmente resistenti al fuoco, senza sostanze ignifughe tossiche). Un business floridissimo e sostenibile che può contare su una grande disponibilità e rapida rinnovabilità delle materie prime: gli scarti vegetali (rifiuti della lavorazione di legno e del riso, fibre di cotone, ma anche farina) costituiscono il materiale di alimentazione per il micelio dei funghi che si propaga naturalmente nel terreno come se fosse un sistema nervoso, raggiungendo delle volte dimensioni enormi. Tanto che il più grande essere vivente mai conosciuto al mondo è proprio un fungo. Con una superficie di 9 km quadrati (pari a circa 1.200 campi di calcio), una Armillaria ostoyae, scoperta in America, è entrata nel Guinness dei primati. Non a caso i funghi sono gli esseri viventi più diffusi sul nostro pianeta. La società dei due intraprendenti giovani inventori, ad esempio, ha in atto una collaborazione con la Puma per creare delle infradito bio, capaci di sciogliersi anche nell’acqua di mare, contrariamente a quanto succede per la plastica ottenuta da sintesi chimica.                                                       

2014 ANNO DELL'AGRICOLTURA FAMILIARE
Il 2014 è stato dichiarato solennemente dall'assemblea generale delle Nazioni Unite come Anno Internazionale dell'Agricoltura Familiare, un anno promosso per la prima volta nella storia dalla società civile con il sostegno di 350 organizzazioni  in oltre 60 Paesi. L'iniziativa punta a valorizzare la piccola agricoltura, specialmente quelle basata sulla famiglia e sulle comunità rurali, cercando di dare risposte concrete alle loro esigenze di sviluppo sostenibile. Un bel segno nell'era delle multinazionali, in cui un ristrettissimo gruppo di industrie vuole concentrare su di sé la produzione dei semi e del cibo, specialmente con gli Ogm.

BICI E MOTO FATTI CON LE CANNE
Chi vuole muoversi in modo ecologico, sicuro e comodo a due ruote, ora ha disposizione una soluzione ottimale. The Beast (letteralmente: la bestia) è la prima e-bike, con il telaio interamente in bambù. Lo ha realizzato una società danese, mentre un inventore olandese poi ha realizzato persino una moto con il telaio di bambù. A tenere insieme i vari pezzi è una particolare resina altamente adesiva, anch’essa di origine naturale. Queste idee progettuali rischiano di rivoluzionare completamente i materiali dei nostri mezzi di trasporto. Sulla stessa scia si sta muovendo una società svizzera che intende sostituire con fibre naturali (in particolare ottenute dal lino, dalla canapa e dal kenaf), i metalli, le plastiche, le fibre di carbonio e persino i vetri con cui si costruiscono le automobili. Il materiale che si  ottiene dai vegetali, oltre ad essere molto più leggero, è persino più resistente ad urti e torsioni rispetto ai materiali classici. 

PANNELLI SOLARI SPRAY
Qualunque superficie può diventare una piccola centrale elettrica grazie alla tecnologia “spray”: i pannelli fotovoltaici vengono realizzati con una sorta di stampante ad inchiostro oppure letteralmente spruzzati e messi in opera senza costi burocratici su qualsiasi superficie, anche una borsa o una tenda o sulla cappotta della macchina ad esempio, e non hanno più il difetto originario di decomporsi dopo pochi mesi. Sono già in produzione da una ditta statunitense in Germania. 

CAPPELLA SISTINA “VERDE”
Dal 14 febbraio, grazie alla tecnologia a LED che consuma meno, i capolavori di Michelangelo saranno perfettamente visibili ed ammirabili nella Cappella Sistina - finora illuminata con luce fioca per preservarne i dipinti - , senza più pericolo che gli affreschi siano rovinati dai raggi ultravioletti delle lampade alogene. Inoltre, il Vaticano risparmierà sulla bolletta energetica. Papa Francesco, uno che fa ciò che predica e vuole una Chiesa rispettosa del Creato e senza sprechi, sarà contento.

INDIPENDENZA ENERGETICA
Ogni casa, negozio, fabbrica, ufficio può avere l'indipendenza energetica, producendosi da sé l'elettricità. E può farlo a costi ormai più bassi rispetto alle fonti non rinnovabili. Sono infatti crollati i prezzi dei pannelli fotovoltaici, da circa 55 centesimi ai circa 15 centesimi di euro a watt installato e scenderanno ulteriormente a breve. Alla famiglia media italiana con 3 kilowatt di potenza domestica, oggi bastano solo 4.500 euro per comprare i pannelli. Fino al 2011 ci voleva più del doppio. Addirittura l'indipendenza può essere totale non collegandosi alla rete.  Basta mettere pannelli di nuova generazione, fatti con sostanze ricavate dai frutti e minerali (perovskiti) e su spazi ridottissimi, visto che occupano un decimo della superficie (e con maggior resa) di quelli al silicio, e batterie che rendono disponibile la luce anche di notte. Si evita così di perdere tempo con le pratiche burocratiche per allacci, incentivi, ecc. Anzi, gli incentivi statali non fanno più la differenza, perché ai prezzi attuali il fotovoltaico ormai conviene comunque. è già pronta un'ulteriore evoluzione che, combinando sostanze dai frutti di bosco e minerali, aumenta la resa dei pannelli fino al 45% rispetto a quelli tradizionali e ne accresce di molti anni la durata. 

 



Il tricolore green vince!
Inarrestabile boom di investimenti nella ecosostenibilità

Protagonisti dell'innovazione e del rilancio economico, dentro e fuori dallo Stivale, sono quelli che puntano sull'ambiente. L'Italia si conferma leader al livello mondiale nel business ambientale, dove esprime il meglio dell'ingegno e della tenacia made in Italy. Un esercito di 328mila aziende industriali e dei servizi (il 22% di tutte le imprese nazionali) negli ultimi 5 anni ha investito in tecnologie “green” per ridurre l'impatto ambientale ed aumentare la propria efficienza. I posti di lavoro creati grazie a questi investimenti sono stati oltre 3 milioni. Nel 42% dei casi i neoassunti hanno meno di 30 anni ed oltre uno su due di loro (il 52%) rimane poi nell'azienda a tempo indeterminato. I dati arrivano dal Rapporto Greenitaly della fondazione Symbola con Unioncamere, l'associazione delle Camere di Commercio. Questo circolo virtuoso ha prodotto 100,8 miliardi di valore aggiunto. Vale a dire il 10,6% dell'intera economia nazionale. C'è una spina dorsale dell'Italia che ha saputo capire su cosa puntare, anziché chiudersi nel vecchio o lamentarsi. Una concreta risposta ai catastrofisti prezzolati che volevano imporci altri reattori nucleari, incerti, costosissimi, ormai inutili e sorpassati. «L'Italia non è una delle vittime della globalizzazione, ma, anzi, un Paese che ne ha approfittato per modificare profondamente la propria specializzazione internazionale, modernizzandola, proprio grazie alla green economy», spiega Ferruccio Dardanello presidente di Unioncamere. E infatti il 42% delle ditte che fa investimenti “verdi” vende all'estero, mentre solo il 25,4% di  chi non investe nella green economy esporta. Il 30,4% delle imprese del manifatturiero - cioè che fabbricano prodotti - che investono in eco-efficienza ha effettuato innovazioni di prodotto o di servizi, contro il 16,8% delle imprese non green. Inoltre, gli imprenditori manifatturieri che hanno puntato sull'efficienza energetica hanno visto aumentare di oltre il 21% la redditività.  L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha rilevato che nell’ultimo decennio l'Italia si è specializzata nelle attività di ricerca nel campo delle tecnologie legate all’ambiente. Non a caso il Rapporto Greenitaly ricorda che “se fossimo ciò che siamo capaci di fare, rimarremmo letteralmente sbalorditi”, citando l'inventore della lampadina, Thomas Edison. L'Italia è dunque accesa ed è ancora piena di energie. Pulite, in tutti i sensi.                                                                  

Francesco Buda  



AGRICOLTURA ITALIANA DA RECORD 

Sono italiane le esperienze più avanzate nel campo della chimica verde e dei biocombustibili: realizzati partendo da coltivazioni dedicate in aree marginali o dai materiali di scarto di quell’agricoltura, cui dobbiamo oltre 4mila specialità tradizionali regionali, 255 Dop, Igp, Stg. Un comparto eccezionale, in cui siamo leader mondiali del biologico. La nostra agricoltura ha pure il primato europeo per il valore aggiunto per ettaro (il triplo di quello del Regno Unito, il doppio della Spagna, quasi il doppio della Francia, 1 volta e mezza quello tedesco), e vanta il minor numero di prodotti con residui chimici oltre il limite (0,3%, inferiore di 5 volte a quelli della media europea e ben 26 volte meno dei limiti extraeuropei). Quasi la metà (49,1%) delle imprese agricole tricolori ha adottato negli ultimi tre anni (2010-2012) metodi e tecnologie per la riduzione dei consumi di energia ed acqua.


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