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La carica dei centomila

Nonostante la congiuntura, nel 2013 sono nate più di 300mila aziende. Una su tre è “giovane”

Mar 07 Gen 2014 | di Maurizio Targa | Soldi
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Crisi o no, la voglia di buttarsi resta forte nei giovani tricolori: nel 2013 un vero e proprio esercito di italiani under 35 ha deciso di tentare la carta dell’impresa, scegliendo, come si diceva una volta, di mettersi in proprio. Delle oltre 300mila imprese nate tra l’inizio dell’anno scorso e la fine di novembre, infatti, più di 100mila (il 33,9%) hanno alla guida uno o più giovani con meno di 35 anni di età. E, strano a dirsi, la culla di questa vitalità imprenditoriale è il nostro Mezzogiorno, dove ha sede il 38,5% delle nuove imprese giovanili, con quasi 40mila attività aperte nei soli primi nove mesi dell’anno passato.
La foto sull’imprenditoria verde è stata presentata a novembre scorso in occasione della 138esima Assemblea di Unioncamere, insieme ai dati sulla natalità e mortalità delle imprese secondo Movimprese, rilevazione condotta sulla base del Registro delle Camere di Commercio. 

Mi apro il negozio!
I settori in cui i giovani sembrano individuare le maggiori possibilità di successo sono quelli del commercio, dove opera il 20,5% delle neo-imprese giovanili, seguita dalle costruzioni (9,4%) e dai servizi di ristorazione (5,6%). Nella grande maggioranza dei casi, quasi il 77%, si tratta di imprese individuali, ovvero la forma più semplice – ma anche la più fragile – per approdare sul mercato; il 15,6% ha scelto invece la forma della società di capitale, più idonea a sostenere progetti di sviluppo anche ambiziosi. 
«C’è una generazione di giovani che non si rassegna a lasciare l’Italia per costruirsi un futuro – ha detto il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello –, né si arrende al vento della protesta, ma si rimbocca le maniche e guarda con coraggio al domani. A questi italiani dobbiamo innanzi tutto dire grazie per l’esempio che danno, ma soprattutto dobbiamo creare le condizioni per aiutarli a realizzare il loro progetto di vita». 

Bilancio in chiaroscuro
Nel complesso, il contributo dei giovani è stato determinante nei mesi scorsi per consentire all'Azienda Italia di mantenere in attivo – seppur di poco – il bilancio tra aperture e chiusure di imprese. Il consuntivo tra iscrizioni e cessazioni ai registri camerali ha fatto registrare un saldo positivo per 7.668 unità. Dopo il pesante deficit del primo trimestre (chiuso con un segno “meno” dovuto a ben 31mila imprese cancellate), e il recupero del trimestre aprile-giugno (+26mila), alla fine di novembre il saldo tra aperture e chiusure è tornato preceduto dal segno “più”, soprattutto grazie alle quasi 13mila imprese create e rilevate nel trimestre estivo. Il dato luglio-settembre è tuttavia il meno brillante degli ultimi dieci anni e conferma le forti tensioni sul mondo aziendale; in particolare di quelle artigiane che, come nell'estate 2012, chiudono il periodo esaminato in negativo. Sebbene fiaccata da una crisi lunga oltre cinque anni, la vitalità del tessuto imprenditoriale italiano mostra comunque una scorza notevole e, in particolare, una significativa tenuta della sua componente giovanile.
Pur rappresentando poco più del 10% di tutte le imprese oggi iscritte alle anagrafi camerali, le imprese guidate da giovani con meno di 35 anni contribuiscono per oltre il triplo di questo valore all’afflusso di nuove forze imprenditoriali nel tessuto economico del paese. Una leva essenziale per contrastare le crescenti cessazioni di attività. 

Povero nord-est!
Dopo il menzionato Sud, l’area geografica in cui il contributo dei giovani imprenditori al flusso di iscrizioni appare maggiore è il Centro (32,6% la quota di imprese giovanili sul totale delle iscrizioni rilevate nel 2013), mentre nelle due circoscrizioni settentrionali il valore si è attestato intorno al 30% (30,7 nel Nord-Ovest e 29,7 nel Nord-Est). Da un punto di vista territoriale, la mappa dell'imprenditoria “young” evidenzia un'incidenza più forte di aziende di questo tipo nelle città del Mezzogiorno, prima fra tutte la Calabria. La provincia a maggior incidenza di imprese giovanili sul totale, pari al 16,8%, è infatti Vibo Valentia, seguita da vicino da Crotone (16,6%) e da Reggio Calabria (quarta con il 16,1%). La prima provincia del centro è Frosinone, che col suo 13,4% veleggia in 17sima posizione, mentre per trovare un capoluogo settentrionale bisogna scorrere la classifica fino al posto 34, occupato da Novara con l'11,3%. All'estremo opposto, sorprendentemente fanalini di coda, troviamo alfieri dell’opulento nord-est con ultima Trieste (7,4%), seguita a pari merito da Pordenone e Bolzano (7,5%).

Artigianato in picchiata
A determinare il bilancio tra aperture e chiusure hanno concorso, dicevamo, le circa 300mila nuove imprese del 2013. Per le iscrizioni si tratta del secondo peggior dato del decennio, appena migliore rispetto a quello dello scorso anno; stesso discorso per le cessazioni che hanno fatto segnare il secondo valore più alto della serie decennale, dopo quello record del 2007. Nel dettaglio è il mondo artigianale, ancora una volta,  a mostrare le sofferenze più acute: il saldo tra aperture e chiusure di questo comparto è stato di 1.845 imprese in meno, il peggiore in assoluto degli ultimi dieci anni, segnalando un’approfondimendo della crisi nel settore.

Giovani: è vera gloria?
Chi fa meglio, o forse meno peggio, è proprio l’imprenditoria giovanile. Ma attenzione a considerare tutte queste nuove aperture come casi di successo: tra partite Iva di comodo e esternalizzazioni mascherate, questo piccolo boom di neoimprese potrebbe non essere così incoraggiante come sembra, ma nascondere invece una faccia inedita della disoccupazione. Una consolazione arriva dal dato relativo all’imprenditoria femminile: le giovani capitane d’azienda hanno infatti scelto in modo massiccio una forma giuridica “matura” come la società di capitale (+9.789 unità nei dodici mesi, con un ritmo di crescita pari al 4,5%) a scapito della più semplice, ma fragile, impresa individuale (-6.627 unità). Forse, ancora una volta, saranno le donne a salvarci?

 


Quando l’impresa è giovane
Sono considerate imprese giovanili quelle il cui titolare abbia meno di 35 anni, ovvero le società di persone in cui oltre il 50% dei soci abbia meno di 35 anni, oppure le società di capitali in cui la media dell’età dei soci e degli amministratori sia inferiore allo stesso limite d’età.

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