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Sting: “Guardo avanti”

L’amore per l’Italia, il nuovo disco e un musical che si ispira ad un amico

Mar 28 Gen 2014 | di Federico Scoppio | Interviste Esclusive
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Forma fisica perfetta, occhi di ghiaccio, spettinato al punto giusto, bello. Lo considerano il seduttore per eccellenza, oppure una delle grandi rock star, o persino un pop idol. Sting, barba lunga, occhi raggianti e aria appagata, non dimostra di avere quasi 63 anni. Sembra la Penelope del rock, perché sa depistare i curiosi, ma non i fan, che sono milioni sparsi nel mondo. Il recente “The Last Ship”, disco pubblicato a novembre scorso, ripercorre la storia dei cantieri navali di Necastle di fine anni '80, quando ne chiudevano molti per una crisi devastante. Come Penolope, Sting costruisce un mito, lo distrugge: al clou del successo e senza mai dare una giustificazione ufficiale. Così, per esempio, sciolse i Police, trio rock inglese che a fine anni Settanta aveva regalato hit fondamentali come “Roxanne” e “Message In A Bottle”, per poi tornare a riunirli in poche occasioni. L’ultima? Il mega tour del 2007 e 2008, scivolato via tra successi incredibili e cifre da capogiro.

Nel nuovo disco torna, come un po' aveva fatto anche in “If On A Winter Tales”, a rievocare gli anni di Newcastle, dove lei è cresciuto. Ha un po' di nostalgia per quei tempi?
«Newcastle è una città grigia e scura, solo l'incanto della neve in inverno la rendeva magica».

Fu così che decise di spostarsi a Londra?
«Cercavo lavoro, insegnai per qualche anno, dovevo mantenermi e presto conobbi la donna che divenne la mia prima moglie. Fino ai ventisette anni andai avanti così: la notte giravo per club e locali, finché mi avvicinò Stewart Copeland, voleva allestire un trio, capii che avevamo gusti musicali e culturali simili, l’idea era molto stimolante, mi sentivo creativo in quel periodo».

A che musica si sentiva vicino?
«Come sempre, ho avuto un interesse esclusivo per la musica che non ha confini e per le persone che riescono a suonare indifferentemente musica classica, rock and roll o jazz. Perché è proprio questo che mi piace, mi piacciono queste forme ibride. Non è più come i vecchi tempi, quando i musicisti classici non si sarebbero mai abbassati ad ascoltare musica pop, perché banale e sciocca».

Ora non sente più quella vena produttiva?
«Voglio dire che bisogna sempre guardare avanti, sia che si suoni Bach o si faccia il rock. Qualche anno fa sono stato con la mia rockband a San Paolo in uno stadio davanti a ventimila persone, poi ho girato con l'orchestra e i solisti, in diversi teatri d’Europa, spesso davanti a poche centinai di persone. L’importante è porsi degli obiettivi, non perdere il gusto per la scoperta: a me piace proporre produzioni contrastanti, che hanno bisogno di differenti capacità».

Passa diversi mesi nel suo casolare di Figline Valdarno e vive tra gli Stati Uniti e la sua Gran Bretagna. Si sente cittadino del mondo?
«Mi sento a casa e ospite allo stesso tempo, specie in Italia. Passo tre mesi l’anno in Toscana e mi rendo conto di come sia polarizzata la vostra società, o si ama o si odia. Ci sono atteggiamenti italiani che proprio non capisco».

In Toscana, nel Palagio, la sua residenza di 300 ettari, produce vino e miele. Perché ha scelto di allestire un’azienda agricola ecosostenibile?
«Sentivo l’esigenza di nutrire la mia famiglia con prodotti genuini; è giusto curare la terra, non depredarla. L’azienda conta quindici persone del posto che lavorano a tempo pieno per produrre olio extravergine, miele, salumi di cinta senesi e vino biodinamico, non è detto che a breve non deciderò di commercializzare i miei prodotti. Per il momento vorrei testare l’utilizzo della musica delle piante per coltivare i campi (apparecchiature elettroniche che riproducono i suoni delle piante, usati nella comunità toscana di Damanhur che Sting ha visitato qualche tempo fa - nda)».

Quando ha scoperto l'Italia?
«Probabilmente fu negli anni '80, in tour con i Police. Poi, Trudie e io abbiamo fatto un romantico viaggio a Venezia quando lei aspettava il nostro secondo figlio e da allora l’Italia è diventata davvero speciale per noi. Il nostro terzo figlio ci è nato».

Il viaggio che più l'ha segnata?
«Sicuramente fu quello del 1988 nella foresta amazzonica. Siamo rimasti così toccati dalla distruzione e dal degrado della natura e dell’uomo, che abbiamo creato la Rainforest Foundation. Ancora oggi opera molto per proteggere la foresta e le popolazioni indigene in 23 Paesi di tre continenti».

Aveva giurato che non sareste mai tornati insieme, invece, qualche anno fa ci fu la reunion dei Police. Come la giustifica?
«Una parentesi divertente: ha avuto più successo, anche commerciale, di quel che credevamo, anche se il mio istinto mi dice di non tornare mai sui miei passi. Tra l’altro non abbiamo neanche discusso troppo noi tre».

A proposito dell'ultimo disco, si dice che diventerà anche un musical...
«È sicuramente l’attività più difficile che abbia mai realizzato, ma non ho paura di fallire. Il teatro musicale è un'arte ben precisa. Non voglio che ci sia una grande produzione, mi piacerebbe realizzare qualcosa di molto spontaneo e sentimentale. Voglio ricreare questa storia in maniera semplice, anche perché l’idea e la musica sono mie. Ma mi sto facendo aiutare da autori e registi con grande esperienza: si sono tutti offerti di lavorare perché non si sa dove vada a parare. Ho messo insieme un bel team per realizzare un musical originale, che non sia semplicemente la trasposizione di un film che tutti conoscono. La maggioranza degli attori è già stata scelta, c'è anche Jimmy Nail, un attore che è di Newcastle come me. È un mio amico, la mia musa maschio, anche se non gli piace l’idea, ma è lui che mi ha ispirato. Io non ci sarò, forse farò solo una piccola parte».

 



CHIAMATEMI STING

Gordon Matthew Thomas Summer, nato a Wallsend Newcastle, si fa chiamare Sting persino da figli. Dopo aver aiutato il papà, lattaio, decide di andare ad insegnare a Londra. Si esibisce, soprattutto in improvvisate jam sessions jazz, nei piccoli club della capitale. La carriera professionale inizia nel 1977, con i Police. Sette anni di carriera fulminante, cinque album. Poi musica da solista e cinema. Ha 6 figli. è sposato dal 1992 con Trudie Styler. Da alcuni anni hanno comprato a Figlien Valdarno la villa del “Palagio”

 


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