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Paolo Belli

L’avventura di un ladro di biciclette che ha realizzato i suoi sogni

Mar 28 Gen 2014 | di Giuseppe Stabile - zonastabile@ioacquaesapone.it | Zona Stabile
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Nelle sue vene scorre “Sangue Blues”, proprio come il titolo del suo ultimo disco appena uscito. Ma nel cuore di Paolo Belli c’è molto più della musica e della simpatia che ci regala da venticinque anni!
Si è appena conclusa la nona edizione della trasmissione di Rai Uno “Ballando con le Stelle” al fianco di Milly Carlucci. Ti abbiamo conosciuto come cantante, ora come ti possiamo definire?
«Qualcuno dice che sono un intrattenitore, sull’esempio del mio maestro Arbore: lui è inimitabile e non so se diventerò mai un vero entertainer, ma è certo che il mio lavoro mi piace e mi diverte. Ho il privilegio di fare musica, tv e anche teatro: non so se sono abbastanza bravo, però per arrivarci ho fatto tanta gavetta, studio molto e faccio migliaia di chilometri cercando di imparare sempre cose nuove».


Com’è nato il tuo nuovo disco?
«È un mix tra repertorio e brani nuovi. Con le cover ho voluto fare un omaggio ad alcuni grandi artisti che hanno ispirato da sempre la mia carriera: ad esempio, il primo brano è “Vengo anch’io” del grande Enzo Jannacci, che ho ammirato e seguito fin dall’infanzia. Questo disco è un progetto un po’ fuori dal comune: lo abbiamo registrato in un paesino terremotato della mia Emilia, suonando in studio con l’intera band, cosa ormai rara con le tecnologie attuali».

Da molti anni la tua Big Band ti accompagna in giro per il mondo. Che rapporto c’è tra di voi?
«Siamo un gruppo molto unito ed affiatato. È stupendo, anche se molto difficile, curare e far sopravvivere una band così numerosa; però ne vale la pena. Da tanti anni suoniamo insieme anche in tv: quando è in onda “Ballando con le Stelle”, ogni settimana prepariamo cinquanta brani che poi suoniamo dal vivo! Quando giriamo l’Italia per i concerti ci muoviamo in trenta persone e per ridurre i costi rinunciamo a dormire in albergo: ma che soddisfazione! C’è sempre tanto pubblico, anche di giovanissimi, che si diverte e balla con brani dal blues al jazz, dal rock alla salsa, dal funky allo swing, proprio come tanti anni fa...».

Che ricordi conservi della tua infanzia?
«Ho avuto un’infanzia bellissima. Vivevo in un piccolo paese emiliano dove ci conoscevamo tutti: in quegli anni c’erano ancora le porte delle case sempre aperte e sperimentavamo uno scambio continuo di rapporti molto umani e solidali. Crescendo, ho cercato di esprimere la mia passione per la musica in ogni occasione, dalle feste parrocchiali a quelle private, fino ai primi jazz club. Gradualmente ho conosciuto il mondo esterno, anche con i pericoli e le negatività, ma conservo dentro di me la bellezza e la libertà della mia infanzia. Per questo in ogni mia attività cerco di portare agli altri un invito alla semplicità e all’apertura».

Quali erano i tuoi sogni da bambino?
«Non ci crederai, ma sognavo di fare uno spettacolo musicale il sabato sera su Rai Uno: proprio quello che sto facendo adesso! Ogni giorno sono stupito e felice per aver realizzato il mio sogno. Troppo spesso corriamo il rischio di dare tutto per scontato o non facciamo caso ai risultati che otteniamo; invece è fondamentale ricordarsi i propri sogni infantili e coltivare la gratitudine».

A chi sei grato per i tuoi tanti successi?
«Anzitutto ai miei genitori, Guido e Piera, che mi hanno sempre amato, assecondando e sostenendo la mia passione per la musica, anche nel periodo del Conservatorio o quando facevo l’operaio per continuare a suonare. Poi ho incontrato mia moglie Deanna, una donna stupenda che mi è vicina da più di trenta anni e alla quale ho dedicato il brano “Questo amore”, contenuto nel mio nuovo disco. Musicalmente, sono grato a moltissimi artisti che, come Vasco Rossi ed altri, hanno creduto in me, ma voglio molto bene anche a Giorgio Panariello e Milly Carlucci: mi hanno insegnato tanto, permettendomi di arrivare in tv. Soprattutto, però, sono grato a Dio che mi ha aiutato a realizzare i miei sogni, donandomi la possibilità di esprimere la mia missione: portare spensieratezza, gioia e anche solidarietà agli altri attraverso la musica e lo spettacolo». 

Come vivi il rapporto con Dio?
«È un grande privilegio, una relazione personale  di cui ho fatto esperienza tangibile, toccando con mano che i miracoli esistono! Questo ha un significato molto profondo a livello interiore, con una crescita spirituale oltre che professionale. Bisogna essere grati e gioiosi per il fatto di essere vivi e sani, accogliendo la consapevolezza che c’è molto di più della sola dimensione materiale. Io sono partito da una base culturale e familiare lontana dalla spiritualità e dalla fede: sono davvero privilegiato per essere riuscito a conoscere la mia parte più profonda. Ho scoperto che al di là di noi c’è un’energia che ci sostiene e accompagna per realizzarci come persone in tutti gli àmbiti».

La fede come ha cambiato la tua esistenza?
«In molti aspetti. Ad esempio, ho acquisito la forza di non aver paura del diverso, di relazionarmi con gente di varie culture, razze e religioni. L’apertura alla vita è un grande dono che ci fa diventare veramente ricchi. Una ricchezza da regalare agli altri: se Dio ha potuto fare tutto questo con me che ero così lontano, allora può farlo con chiunque! Discuto spesso con il Signore, ma alla fine scopro che ha sempre ragione Lui! Per me l’incontro e lo scontro con Lui è una forma di preghiera, una scoperta molto importante che vorrei facessero tutti. Soprattutto, sono grato di poter vivere circondato da persone che mi vogliono bene e di avere una famiglia nella quale ci amiamo profondamente».

Com’è composta la tua famiglia?
«Ho sempre amato moltissimo i bambini, ma con mia moglie Deanna non potevamo averne. Poi sperimentammo la grande gioia di prendere in affido Vladic, un bimbo bielorusso di otto anni. Dopo tanti anni è ancora con noi: abbiamo instaurato un rapporto molto profondo».

Cosa hai imparato da Vladic?
«Che i figli non provengono dal sangue, ma da una energia sovraumana. I bambini non sono figli degli uomini, ma sono figli di Dio e di chi li ama. Solo attraverso l’amore si può stabilire un rapporto autentico, non basta il sangue: quante volte, purtroppo, nelle famiglie ci si sbrana. In questi anni ho compreso che ognuno di noi è nato per scoprire giorno per giorno la ricchezza che ci portiamo dentro, per migliorarci e per donarla agli altri. È un nostro impegno quotidiano davanti al quale non possiamo rimanere passivi! Per ogni cosa e per ognuno di noi c’è sempre un disegno d’amore che dobbiamo cercare di interpretare. Da qui nasce anche un atteggiamento di positività nelle vicissitudini quotidiane, nell’ottica di una continua crescita personale, testimoniando che il mondo e la vita sono belli. Proprio come me!».              



SOTTO QUESTO SOLE DELLA MUSICA
Paolo Belli, nato il 21 Marzo 1962 in un piccolo paese emiliano, raggiunge la notorietà a ventisette anni con la prima delle sue tre partecipazioni al Festival di Sanremo, presentando il brano “Ladri di biciclette”. Il successo si consolida con altri brani indimenticabili, tra i quali “Sotto questo sole” e “Dr. Jazz & Mr. Funk”, che gli assicurano per due volte la vittoria al Festivalbar. Dopo molte collaborazioni con artisti di fama internazionale, al fianco di Giorgio Panariello nel 2000, inizia su Rai Uno la sua fortunata carriera d’intrattenitore. Accompagnato dalla sua inseparabile Big Band, presenta con Milly Carlucci il fortunato show “Ballando con le Stelle”. Contemporaneamente, gira il mondo con concerti e spettacoli teatrali; “Sotto questo sole” è anche il titolo della sua recente autobiografia (Aliberti). Da sempre impegnato in varie iniziative di solidarietà, collabora in particolare con l’associazione Rock no War e la Nazionale Italiana Cantanti.



SANGUE BLUES
Paolo Belli ha appena pubblicato il suo ultimo disco “Sangue Blues”, contenente sue versioni di brani famosi e canzoni inedite. Il cd è stato registrato insieme con la sua inseparabile Big Band in uno studio di un paese colpito dal terribile terremoto dell’Emilia Romagna verificatosi due anni fa.



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