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Piccoli prodigi crescono (male)

La Walt Disney continua a ‘bruciare’ ragazzine, lanciandole come star. Ma quando finiscono le serie, cosa accade alle protagoniste?

Mar 28 Gen 2014 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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«Da grande voglio essere Violetta...»: una frase che ultimamente stiamo sentendo spesso pronunciare dalle giovanissime. E non stiamo parlando della Violetta di Giuseppe Verdi, ma di quella ragazzina di 16 anni (quasi 17) protagonista della serie tv prodotta dalla Disney, giunta alla seconda serie. Una macchina da soldi in grado di trascinare folle e costringere genitori consenzienti a comprare tutto ciò che abbia a che fare con quel volto angelico. Per comprendere i numeri di questo "panzer" basti sapere che alla fan page di facebook sono iscritti 800mila ragazzi; ogni mese si aggiungono 220mila fans; su youtube "Violetta" è stata visualizzata 24,4 milioni di volte; i primi tre album hanno ottenuto 3 dischi d'oro; il diario di Violetta è stato tradotto in 6 lingue… Ma chi è Violetta? Una adolescente con il sogno di far la cantante, con tanti amici e qualche amore tra i quali non sa scegliere. Nata da un'idea della Disney italiana, si svolge a Buenos Aires, patria delle telenovelas. Da qualche mese è in giro per l'Europa per presentare il tour musicale ed è stata anche in Italia, facendo il tutto esaurito, nonostante il costo del biglietto (fino a 250 euro). Nel corso del giro internazionale i ragazzi della serie hanno fatto tappa a Roma, dove si sono concessi alla stampa (con tanto di Polizia e Carabinieri fuori dall'hotel e regole esegeratamente rigide da rispettare nel corso dell'incontro, compresa l'impossibilità di chiedere un autografo a Violetta). Dopo un ingresso che vedeva la protagonista, Martina Stoessel, un po' impostata e poco naturale, abbiamo poi potuto apprezzare la sua freschezza e la spontaneità della sua età. Martina, infatti, non si è risparmiata nel trasmettere le emozioni che (ancora) prova di fronte all'entusiasmo del pubblico: «il pubblico italiano è straordinario. La gente viene lì, canta in spagnolo, mi parla e ci sono nonni, genitori, parenti, zii. Il successo è stato al di là delle nostre aspettative. E mi colpisce che i ragazzi mi dicano di voler imparare lo spagnolo, grazie a Violetta. è incredibile che le persone si identifichino con questa ragazza, una come tante, nella media, che ha solo un sogno: cantare».

Molte ragazzine si identificano con te. La vivi con un senso di responsabilità?
«No. Ma sono felice di sapere che le bambine dicano ai genitori che grazie a Violetta hanno deciso di perseguire il loro sogno. Va benissimo. Anche io ho lottato per raggiungerlo. Allora, quando sono sul palcoscenico, cerco di giocare e di metterci tutta l’allegria che posso, senza vederla come una responsabilità che mi grava addosso».

Cosa ti lega al tuo personaggio?
«Tutto ciò che riguarda la musica mi lega al mio personaggio. Entrambe ci appassioniamo al cantare e al ballare. Entrambe siamo persone di famiglia. A entrambe piace stare con gli amici, la famiglia. Siamo entrambe allegre».

Come è cambiata la tua vita?
«Questa avventura è cominciata quando avevo 14 anni e ora ne ho quasi 17: sono stati gli anni più lunghi della mia vita, come se ne avessi vissuti 10. Ora sono lontana da casa e mi manca la famiglia, il mio Paese. E penso che questo accade a tutti i ragazzi che fanno parte del cast. Abbiamo ritmi frenetici che stancano, ma poi quello che ricevo dai fan mi aiuta ad andare avanti. Sono dovuta crescere tutta di un colpo, ma cerco di essere normale. Quando torno a casa sto con le amiche e la domenica sto con i miei nonni. I miei genitori mi stanno vicino. E li ringrazio che mi aiutano a mantenere questa normalità».

Come è stato l’incontro con Papa Francesco.
«Se me lo avessero detto solo un anno fa, non ci avrei creduto che avrei incontrato il Papa. Ha una energia incredibile. Mentre lo aspettavo pensavo a tutto quello che gli avrei dovuto dire. Quando l’ho visto sono rimasta immobile, non gli ho detto neanche ‘hola’. Lui mi ha preso la mano e mi ha detto ‘prega per me’ ed io sono rimasta in silenzio, pietrificata!».

Da grande cosa vuoi fare?
«Vorrei realizzare un mio disco, un disco di Martina e trasmettere il mio messaggio».
Sperando che riesca nel suo intento, le auguriamo - una volta tornata ad essere Martina - di non seguire le orme di tante ragazze che l'hanno preceduta e che riesca a proteggere quella bellezza anche interiore che ancora la contraddistingue.
Fenomeni Diney: usa e getta
Vi domanderete: ma qual è il problema di questa serie? In fondo “Violetta” è una soap opera per ragazzi, come 20 anni fa c'erano "Beverly Hills" o la nostrana "I ragazzi del muretto" (con le dovute differenze di contenuti e di qualità!).
Il "problema", se così vogliamo definirlo, nasce dall'osservazione delle "colleghe" di Violetta, di quei prodotti che la Disney (e non solo) ha messo sul mercato e, soprattutto, dall'analisi delle loro vite una volta abbandonati quei set. Perché questi giovanissimi, spremuti fino all'osso, mandati in giro per il mondo, una volta finite le serie, tendono ad abbandonare quella freschezza che li caratterizzava (e per la quale erano stati scelti). Come Hannah Montana (Miley Cirus nella vita): smessi gli abiti della ragazzina, è diventata nel 2013 una pop star a luci rosse pronta a scandalizzare.
Non è stata da meno Britney Spears che ha iniziato la sua carriera nel club di Topolino per finire poi a disintossicarsi in diverse cliniche, perdendo addirittura per un certo periodo la custodia dei figli, il diritto di fare loro visita e la gestione del suo patrimonio.
Lindsay Lohan, ex stellina Disney, oggi, dopo aver avuto problemi di droga e alcol, sembra che faccia la escort.
Tra le new entry Bella Thorne, la protagonista della serie tv Disney "A tutto ritmo" che ha recentemente mostrato le curve per la nuova collezione di abiti del brand "Candie's", indossando micro-bikini e short cortissimi...
E pensare che la Disney ha cominciato a realizzare film grazie a Amadeo Peter Giannini, di origine italiana, fondatore della Bank of Italy nonché finanziatore della nascente industria di Hollywood, che, non essendo interessato alla ricchezza fine a se stessa, decise di supportare Walt Disney nella realizzazione del suo sogno, perché lo scopo comune era quello di migliorare gli spettatori e la loro capacità critica attraverso il cinema.                                                            



HOLLYWOOD E LA DISNEY NACQUERO PER AMORE DI UN ITALIANO
Amadeo Peter Giannini, nato nel 1870, da genitori italiani,  fondò la Bank of America che diventò  ed è ancora la più grande banca del mondo. Subito dopo la fine della guerra volle che la banca partecipasse in prima persona alla ricostruzione dell'Italia. Fu lui a  far nascere l’industria di Hollywood finanziando centinaia di film tra cui quelli di Walt Disney, Charlie Chaplin e Frank Capra, autori con cui strinse un forte legame di amicizia. Giannini, infatti, intuì subito le potenzialità dell’industria cinematografica. Ma ciò che gli interessava non era l’aspetto economico, quanto l’importanza socio-culturale del cinema e la sua possibilità di aiutare le persone a sviluppare le proprie potenzialità.  Per questo leggeva attentamente i copioni e sceglieva solo le storie umanamente edificanti. Questo suo interesse per le persone prima dei soldi era diretta conseguenza di essere stato testimone da bambino dell’assassinio di suo padre per una discussione su un prestito di 1 dollaro. Da ciò la sua profonda convinzione che i soldi devono servire la vita e le persone e non viceversa.



NON SOLO DISNEY
A produrre baby fenomeni non solo la Disney. Macaulay Culkin, il protagonista di "Mamma ho perso l'aereo", dopo aver raggiunto la fama a 10 anni, è entrato nel tunnel della droga; il padre ha sperperato tutti i suoi averi e i genitori hanno intrapreso una battaglia legale per ottenere il suo conveniente affidamento. Battaglia vinta dalla madre. Tra le vittime del successo giovanile anche Cory Montheit, uno dei protagonisti della serie “Glee”, che è stato trovato morto il luglio scorso a causa di un mix letale di alcol ed eroina. Infine Drew Blyth Barrymore, la bambina di “E.T.”, che beveva alcolici a 9 anni, fumava marijuana a 10, e sniffava cocaina a 12.



UN PESSIMO ESEMPIO PER I GIOVANI SPETTATORI
Per capire cosa ne pensano i genitori della serie tv “Violetta” abbiamo sentito la Presidente del Moige, Movimento Italiano Genitori, Maria Rita Munizzi.
«Violetta è una teen-soap argentina che non presenta nessun elemento problematico evidente, al contrario le storie sono facili e pulite. Tuttavia, come telenovela per ragazzi, non è esente da una certa criticità riguardo i contenuti. A cominciare dal comportamento degli adulti che, ben lontani dal rappresentare delle figure pedagogiche e dei validi modelli da seguire per i ragazzi, si lasciano andare a considerazioni e comportamenti quasi più immaturi degli stessi adolescenti protagonisti. Primo fra tutti il padre di Violetta, il quale, evidentemente non contento di dover crescere una figlia adolescente senza la presenza della madre, si impegna inspiegabilmente in una assurda relazione con una donna terribilmente sciocca e chiaramente opportunista, senza dimostrare di essere veramente coinvolto, ma struggendosi per l’impossibile rapporto con l’istitutrice della figlia, che è sua cognata. Un altro esempio ancora è costituito dagli insegnati della prestigiosa accademia d’arte frequentata da Violetta e dai suoi compagni, che sembrano soggetti a cambiamenti di umore e debolezze emotive più dei loro stessi alunni. In generale la gestione dei sentimenti è uno dei difetti principali della soap. Amicizia, affetto, interesse personale vengono spesso confusi e sovrapposti, e non solo dai ragazzi. L’utilizzo del diario, strumento narrativo che dovrebbe contribuire a chiarire e ridimensionare i problemi, in realtà alimenta il caos emotivo in cui la protagonista si muove anche nelle situazioni più banali. La più piccola delle difficoltà accresce i problemi interiori a dismisura, mentre nessuna vera occupazione o responsabilità seria cattura al pari la mente e l’interesse dei personaggi, offrendo un pessimo esempio ai giovani spettatori».


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