acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Dentro ci portiamo la storia

La ricerca conferma che le esperienze si ereditano e si tramandano sui geni

Gio 30 Gen 2014 | di Francesco Buda | Attualità
Foto di 5

Per Marcel Proust fu il sapore di una madeleine, il biscotto a forma di conchiglia, a riaprire l'album del passato nella sua monumentale “Ricerca del tempo perduto”. Meno letterariamente, a riaccendere emozioni e sensazioni remote, per molti altri è l'odore della casa al mare, il profumo del sugo di nonna o magari dei sedili in plastica della vecchia auto dello zio o quell'“aroma” dell'inchiostro dei fumetti... Di certo abbiamo dentro un mondo, un intreccio di storie e vissuti che sfuggono allo scanner del controllo razionale. Eppure sono lì, pronti a saltar fuori quando meno te l'aspetti, belli o brutti, ma comunque potenti e profondamente attuali seppur antichi.
Potenti al punto da intervenire sui nostri geni, quelle minuscole porzioni della nostra persona che contengono e veicolano le informazioni per far sviluppare e funzionare il nostro organismo. 

LA MEMORIA EREDITATA
Ormai nel mondo scientifico si parla di ereditarietà epigenetica, cioè sopra i geni. La più recente conferma a ciò che fino a pochi anni fa era impensabile e persino indicibile, è arrivata a dicembre: la paura si fissa sui geni fino al punto da passare poi di padre in figlio e addirittura di nonno in nipote. È il risultato di uno studio recentemente pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience.  Un gruppo di ricercatori dell'Emore University (Atlanta, Usa), studiando dei topolini, ha osservato in estrema sintesi che un trauma si tramanda ai discendenti: anche i figli dei roditori ai quali era stata data una piccola scossa elettrica, mentre odoravano acetofanone (sostanza che profuma di ciliegia), mostravano segni di nervosismo e paura una volta sottoposti a quell'aroma. Gli scienziati hanno poi notato che la stessa reazione veniva manifestata dai nipoti dei topi “condizionati” con le scosse a contatto con quel profumo.   

UN OCEANO IN MOVIMENTO
A ben guardare, non è una novità che il disagio possa passare da una generazione all'altra. E lo studio americano che qui citiamo ne è una importante conferma. 
Da tempo le neuroscienze vedono che la genetica non può essere considerata schematicamente come analisi di rigidi fattori immutabili e meccanici. Quelli che ancora possono sembrare dei dogmi, cioè che tutto dipende dai geni e dal cervello quasi fossimo degli elettrodomestici con un circuito elettronico fatto di pezzi e pezzettini “materiali”, non reggono più: sebbene il Dna e i geni siano fondamentali, da soli non bastano a comprendere l'immensità dell'essere umano, la complessità e la meraviglia della vita della persona. “Scoperto il gene della timidezza”, “scoperto il gene che ci fa innamorare”, “trovato il gene dell'ansia”... Se ne sentono periodicamente di annunci simili. Ma sono uscite che di solito lasciano il tempo che trovano. Ancora meno tiene la predominanza della mente. La razionalità è molto importante, ma dentro abbiamo un oceano di connessioni, influenze e movimenti che il ragionamento non basta a contenere e da solo non può cogliere. Anzi, ne è esso stesso influenzato. 

DI GENERAZIONE IN GENERAZIONE
Questo mare interiore viene da molto lontano, in esso confluiscono i fiumi in piena del presente, rigagonoli di ieri e torrenti carsici alimentati da sorgenti remotissime. Ecco perché, se da un lato ciascuno è unico ed irripetibile, dall'altro il nostro modo d'essere spesso somiglia a quello di chi ci ha preceduto. La ricerca pubblicata su Nature Neuroscience getta un'ulteriore luce sull'importanza di ciò che accade dentro ed intorno alle persone e può aiutare a comprendere perché, ad esempio, un trauma, un brutto evento, una mancanza d'amore aggiungiamo noi, che ha riguardato i nostri genitori e i nostri antenati possa condizionarci e portarci, involontariamente, a condizionare a nostra volta la nostra progenie, persino al livello mentale, fisico e genetico. È quella che viene definita “eredità genetica transgenerazionale”. «Non solo i geni sono tramandabili – ci ha spiegato il prof Diego Centonze, brillante neuroscienziato di fama internazionale –, ma addirittura si possono ereditare e tramandare le modificazioni genetiche che cambiano il nostro modo di essere, anche se abbiamo perso memoria dell'evento scatenante. Quindi, si tratta di condizionamenti che si registrano, lasciano tracce ed influenzano anche lo sviluppo delle malattie fisiche, oltre che sulla personalità».

“ANNUSARE” NOI STESSI PER TRASMETTERE PROFUMO DI VITA
Quindi, possiamo una volta di più renderci conto di quanto sia importante ed utile per la nostra vita, e di chi viene dopo di noi, guardarci dentro, ricollegare alla nostra storia ciò che ci disturba dentro, quel che ci fa star male. Scoprire da dove veniamo e cosa c'è stato prima di noi, può dare una mano a comprendere anche i propri genitori e chi ci ha preceduto. Ci siamo mai soffermati, per esempio, sul fatto che i nostri bisnonni, nonni, papà e mamme hanno subìto atrocità, come due guerre mondiali in pohi anni, con la paura della fame, la violenza, la sopraffazione? O che per tanti secoli, fino a neanche 200 anni fa, in Europa il bambino è stato considerato un “omuncolo”?
Ognuno è unico ed anche la scienza ci mostra che più spesso di quanto si possa immaginare se abbiamo quella certa caratteristica, quel “difetto”, non è “perché siamo uguali a mamma, a papà, a nonno, a zia...”. Sotto c'è molto di più: quella somiglianza si è registrata, magari, sopra i geni, ma non appartiene ai nostri geni. È cioè sopra di essi, viene da fuori. È epigenetica, appunto. Questa è una rivoluzione! E ci dice che non siamo inesorabilmente predestinati a quei “difetti”. Ci ricorda che disagi e sofferenze interiori, non solo hanno una lunga storia e che perciò non c'è da andare a caccia della colpa, c'è ancora di più. Oltre a comprenderne l'origine, che è inconscia, possiamo riparare, perché abbiamo la plasticità sinaptica: in sostanza, il nostro cervello e la rete di connessioni tra i neuroni che governano corpo, pensieri, emozioni e tutta l'attività  inconscia, respirano.  Una traccia negativa può essere superata. Le esperienze possono modificare il funzionamento dei neuroni agendo sui geni, non solo reprimendone, ma anche favorendone l’espressione. Questo è fortissimo e bellissimo, è uno squarcio di luce sulle memorie negative, spessissimo nascoste, che ci fanno dimenticare la parte migliore di noi. Perciò è essenziale un altro aspetto che la scienza oggi evidenzia: anche le “tracce” positive, l'amore, il rispetto si trasmettono. Più conosciamo e rispettiamo noi stessi e più possiamo tramandare bellezza e gioia. È il profumo della vita. Ricordiamocelo.

 


 

L’amore oltre le medicine

La nuova ricerca, pubblicata ultimamente, che ancora una volta mostra il passaggio di esperienze impresse al livello genetico tra generazioni «è un lavoro molto interessante – dice ad Acqua & Sapone il prof. Diego Centonze, neurologo, psichiatra e ricercatore – e conferma che quello che prima si credeva prerogativa esclusiva dei geni, cioè la trasmissione di certe caratteristiche, è invece riconducibile anche all'ambiente in cui si vive,  che ora acquisisce un’importanza che prima non era neanche pensabile». 
Per cui non è vero che si eredita e si trasmette solo ciò che è dentro i geni, ma vi sono altre influenze, c'è insomma un livello diverso di trasmissione delle modificazioni. 
«Certo, gli effetti dell'ambiente vanno molto al di là del tempo e questo ci fa superare le vecchia concezione, ci fa comprendere meglio come interagiscono i fattori esterni all'individuo con il patrimonio genetico». E qui parliamo di ambiente inteso come contesto familiare e sociale, culturale, il passato e così via. E questo succede non solo per stimoli e fattori negativi. «Ci sono meccanismi di reversibilità nei condizionamenti ereditati e quindi potenzialità terapeutiche notevoli – sottolinea il neuroscienziato -. Potenzialità, non solo farmacologiche, ma legate anche ad esperienze di segno opposto a quelle che hanno disturbato». 
Una volta compresa l'esperienza che ha causato il danno, si può insomma riparare, andando oltre le medicine. «Il solco è tracciato, questa è la nuova sfida – afferma il prof Centonze -, ottenere effetti terapeutici, sull'ansia ad esempio, che finora siamo stati abituati a considerare ottenibili soltanto attraverso i farmaci». 
La scienza non parla espressamente di amore, ma possiamo dire che c'entra parecchio? «Certo che c'entra! Si è già osservato, per esempio, che le attenzioni parentali hanno un valore positivo sull'espressione dei geni, è un meccanismo molto profondo».   

 


 

GLOSSARIO

Neurone: è la cellula nervosa. Si stima che il cervello di un adulto ne contenga circa 100 miliardi. 

Sinapsi: connessioni che fanno comunicare i neuroni tra loro e con altre cellule.

Gene: unità fondamentale di un organismo vivente. Porta e traduce le informazioni ereditarie attraverso precise sequenze (la famosa doppia “elica” del Dna) che regolano lo sviluppo e le funzioni dell'organismo.  

Epigenetica: branca della scienza che descrive i cambiamenti dell'attività dei geni senza però mutare le sequenze di Dna, cioè le informazioni genetiche. Queste modifiche (epimutazioni) sono ereditabili e reversibili.          

 


Condividi su:
Galleria Immagini