acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Essere gentili conviene!

Ricerche cliniche dimostrano come la gentilezza abbia un suo valore nel contesto dei rapporti umani

Gio 30 Gen 2014 | di Maurizio Targa | Attualità
Foto di 8

Il primo, quello di Monsignor Della Casa, è del ‘500 e magari fuori moda, anche se solo negli ultimi trent’anni ne sono state scritte almeno duecento varianti. Oggi un libro scritto dal prof. Alberto Presutti dell’Università di Bologna ne rivaluta le regole, anche alla luce delle mutate condizioni sociali. Parliamo del Galateo. «La cortesia – si legge nella pubblicazione – è un primo passo nella relazione con l’altro, spesso un estraneo. Grazie ad essa si guadagnano simpatie, si crea intorno a sé un clima positivo e sereno. E non solo: essere gentili conviene. In primo luogo, dà un senso e un valore alla nostra esistenza, ci fa dimenticare i guai quotidiani e sentire bene con noi stessi».
Spiega Valentina D'Urso, anch’essa autrice sul tema col suo “Le buone maniere”: «La cortesia ha due facce: la prima è la buona educazione formale e l'osservanza delle regole sociali. Significa avere buone maniere, seguire il galateo, l'etichetta. La seconda, più importante, vuol dire essere brave persone, ovvero accoglienti, generosi, altruisti».

La grande sorellastra
Ma Galateo, in tempi di Grande Fratello e di “corsa alla velina”, in cui ognuno dà il peggio di sé, può davvero apparire un termine desueto: «La televisione – sostiene Presutti – ha abdicato alla sua opera di educazione di massa tipica degli anni Cinquanta e Sessanta; oggi specula su ogni estremismo, dispensando volgarità e comportamenti abbrutiti, che inquinano le menti dei più semplici, e divengono così cattivi esempi da seguire». Mentre la gentilezza, cui è stata pure dedicata una giornata mondiale (il 13 novembre) fa bene alla salute. Non è solo un luogo comune, come ha sostenuto il Professor Stefano Caracciolo, ordinario di Psicologia Clinica presso l’Università di Ferrara, ma ha un reale potere terapeutico.

Galateo aziendale e biogalateo
E il Galateo del terzo millennio riguarda certamente le maniere, ma è anche un codice di comportamento ecologico: l'uomo è sempre vissuto in stretta relazione con la natura e questa lo ha ripagato, con fiori, frutti, piante, animali da mettere al suo servizio; oggi sembra odiarla, calpestandola, inquinandola in nome del progresso e cancellandone poeticità e l'essenza stessa. Ed è inoltre “business etiquette”, ovvero l'insieme delle regole di comportamento, protocollo e cerimoniale per una comunicazione intra ed extra aziendale di successo, attraverso la quale poter gestire al meglio le relazioni umane e professionali all'interno dell'impresa. Dalla vita d’ufficio alle riunioni, dall'uso del cellulare all'abbigliamento, dalla regalistica ai rapporti con i clienti e i fornitori: la mancanza di “business etiquette” rende, inevitabilmente, qualsiasi azienda similare alla megaditta di fantozziana memoria. E poiché un atto cortese e altruista fa bene non solo a chi lo riceve, ma anche a chi lo compie (e pertanto all'intera società), ecco quattro buoni motivi, proseguono gli studiosi, per cui vale la pena essere gentili.

Aiuta a far carriera
Il bon ton crea consenso sociale, aiuta a distinguersi, in un’epoca come la nostra in cui l'abito non fa più il monaco: inutile avere uno stile originale se questo è sconnesso da regole di buon senso e rispetto altrui. Secondo una ricerca di Timothy Judge dell'University of Notre Dame (Usa) le persone più gentili sono meno soggette a licenziamenti in quanto più gradevoli. Gli fa eco Michael Tews, della Pennsylvania State University: i selezionatori di personale scelgono più frequentemente candidati con alti livelli di gradevolezza, anche a scapito di altri più intelligenti. Non solo: la gentilezza dà ottimi risultati anche nel lavoro di gruppo, come ha dimostrato Jonathan Bohlmann della North Carolina State University, creando team sperimentali impegnati su singoli progetti. Analizzando quanto i membri della squadra si sentivano trattati bene dal leader, è emerso come un bravo capo che tratti i colleghi con equità, garbo e considerazione, ottenga risultati migliori.  

Fa bene alla salute
Essere cortesi e ben disposti fa bene al cuore: le probabilità di ictus e infarto aumentano in coloro che hanno un temperamento aggressivo o altamente competitivo. Lo ha provato uno studio italo-americano dei ricercatori del National Institute on Aging di Baltimora, che ha preso in esame 5.614 soggetti di età compresa fra i 14 e i 94 anni, verificando come, in quelli dotati di un temperamento più aggressivo, si tenda a sviluppare più facilmente un ispessimento delle carotidi e, quindi, un rischio di arresto cardiaco più alto anche del 40%. E questo indipendentemente dagli altri fattori di rischio cardiovascolare più tradizionali, come fumo, ipertensione o colesterolo alto.

È la miglior arma nelle liti
La gentilezza può risolvere le liti, perché ha un effetto spiazzante sull’antagonista del litigio, mentre, al contrario, l'aggressività chiama aggressività. Prendiamo ad esempio la classica lite tra automobilisti. L'altro insulta, alza pure il dito medio della mano. Che fare? Nelle situazioni stressanti come queste, dove tutti diamo il peggio di noi, bisognerebbe sforzarsi di apparire concilianti, e farlo sorridendo. L'altro dovrà cambiare completamente registro: il suo cervello sarà costretto a elaborare uno stimolo completamente diverso. Funziona? Provare per credere. Anche se davanti alle ingiustizie è faticoso!

Previene il bullismo 
Educare i bambini alla gentilezza fa bene a loro stessi e alla comunità scolastica, in quanto efficace nella prevenzione del bullismo. Lo ha provato un’indagine condotta su 400 bambini di una scuola elementare di Vancouver, in Canada. «Abbiamo assegnato 2 compiti diversi a 2 gruppi di ragazzi per 4 settimane – ha raccontato la relatrice, prof.ssa Oberle –: un gruppo doveva compiere 3 piccoli atti di gentilezza in un giorno, tipo condividere la merenda con i compagni o aiutare la mamma a cucinare; un altro doveva recarsi in posti piacevoli, come la casa dei nonni o il parco. Dai test finali è risultato che il grado di felicità e soddisfazione era aumentato in entrambi i gruppi, ma i bambini che avevano compiuto atti di premurosità erano i più popolari: avevano guadagnato circa 1,5 amici». 

Occhio a quella falsa
Esiste poi una gentilezza autentica e una interessata: se dovessimo delimitarle, la prima è immune da secondi fini, mentre quella falsa ha un suo tornaconto, che tuttavia può (anche) essere lecito e desiderabile. Una persona autenticamente gentile non usa la cortesia con un obiettivo, ma come valore fine a se stesso, paradossalmente quasi egoistico: io sono premuroso perché sono contento di esserlo, mi piace, sino a che non mi accorgo che gli altri sono prepotenti e magari sto delle ore alla cassa del supermercato perché faccio passare tutti. A questo punto il garbo finisce con l’essere temperato, perché emerge un atteggiamento di segno opposto, aggressivo e di prevaricazione, all’insegna della reciprocità. 
Non aspettiamoci dunque – ricorda la ricerca – che il mondo possa essere sempre improntato alla squisitezza. Ma quanto meno proviamo ad essere gentili per stare meglio noi e gli altri insieme a noi.


Condividi su:
Galleria Immagini
Ricerche Correlate
gentile gentilezza