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Un terzo pupo a 40 anni!

Mio marito non lo voleva, ma io non me la sentivo di fare un altro aborto. Adesso il piccolo è il nostro tesoro

Gio 30 Gen 2014 | di Patrizia Lupo | Bambini
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Quando mi sono accorta di aspettare un altro figlio avevo 40 anni e due ragazzi di 18 e 15 anni. Che colpo è stato quella mattina: “E adesso come faccio?” mi ripetevo, non avevo il coraggio nemmeno di dirlo a mio marito. Con lui le cose non andavano bene. Più grande di me di 14 anni, era disoccupato da tempo e si arrangiava con traslochi e piccoli lavori saltuari. Era dura per noi e in quel momento lavoravo soltanto io come colf,  ma non in regola: era un lavoro faticoso e anche molto distante da casa mia. Prima di dirlo a mio marito ci ho messo tanto. Sapevo quale sarebbe stata la sua risposta: l’aborto.
Io non volevo più farlo, già una volta gli avevo dato retta e me ne ero amaramente pentita. Da allora il dialogo tra noi, già tanto difficile, era diventato sempre più duro, più aspro, ormai era come svanito. Quando gliel’ho detto non ci ha pensato nemmeno un momento, per lui il problema era già risolto. Io non ci ho provato neanche a fargli cambiare idea, tanto non sarebbe servito a nulla. Ognuno chiuso nel suo silenzio.
E come tante altre volte poi ho cercato consiglio e conforto in un sacerdote che subito mi ha indirizzato presso un’associazione che aiuta mamme in difficoltà per evitare che facciano l’aborto: il Segretariato Sociale per la Vita Onlus, al Villaggio Olimpico a Roma. Mi hanno ricevuto subito e quando sono arrivata al centro mi sono sentita accolta, ascoltata, soprattutto capita e non giudicata.
Mi sono aperta e ho parlato, tanto. Ero combattuta perché non volevo più fare un aborto, ma, allo stesso tempo, se avessi perso il lavoro come avremmo fatto? Le mie gravidanze erano state tutte difficili: chi mi avrebbe aiutato? E poi mi vergognavo davanti ai miei figli… Ad ogni problema o preoccupazione però c’era sempre una soluzione, una risposta, e ho cominciato a vedere le cose in modo diverso, a sentirmi meno sola e più forte.
Quando al Segretariato per la Vita mi hanno detto che avrebbero potuto aiutarmi anche economicamente con il Progetto Gemma, ho tirato un forte sospiro di sollievo: potevo tornare a casa da mio marito con qualcosa di concreto. Non è stato facile con lui, per orgoglio non ha voluto cambiare la sua opinione. Io però sono andata avanti lo stesso da sola con il sostegno del Segretariato che mi è stato tanto vicino, soprattutto in quel momento, aiutandomi anche in tante cose pratiche di cui avevo bisogno. Quei 160 euro al mese per un anno e mezzo mi hanno permesso di provvedere alle piccole spese per il mio bambino che ora è cresciuto ed è il mio tesoro e quello dei fratelli che se lo coccolano tanto. Mio marito continua a brontolare, fa il duro, solo con me però, perché il bambino vedo che ormai lo ha accettato. Ora, grazie a Dio, ho pure ripreso a lavorare.

Una mamma


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