acquaesapone Zona Stabile
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

La danza della vita

La trasformazione di una donna che, da ragazza cubo e ballerina tv, oggi testimonia la speranza della rinascita

Gio 27 Feb 2014 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
Foto di 6

«Io faccio nuove tutte le cose»: questa promessa divina contenuta nel Nuovo Testamento è la base della nostra speranza. Anche nei momenti più difficili, anche quando il vuoto sembra prendere il sopravvento, c’è sempre una forza piena d’amore che ci chiama a rinascere: sta a noi rispondere e collaborare per esprimere la nostra bellezza. Proprio come ha fatto Anna Nobili che dal buio delle notti da cubista è arrivata alla luce della danza della Vita.

«Sono nata ad una vita nuova, prima mi lasciavo vivere. Ero staccata dallo Spirito, ma ora tutto è armonico in me: corpo, psiche e anima. Sono passata dalle tenebre alla Luce, un’opportunità che il Signore offre a tutti, spesso quando tocchiamo il fondo. Proprio come è successo a me». 

Eppure sembrava che tu avessi tutto: divertimento, uomini, denaro, notorietà…
«La vera morte è quella interiore e ora soffro vedendo tanti giovani e adulti che sono dei morti viventi, andando avanti senza trovare il senso della propria esistenza. Pensiamo agli innumerevoli drammi familiari e a quelli personali nascosti nell’abuso di alcool, droghe, sesso senza amore, fino al bullismo e ai suicidi di tanti ragazzi. Le nostre sofferenze ce le portiamo dentro anche a livello inconscio, condizionandoci profondamente nelle nostre scelte e nel modo di esprimerci. Dobbiamo arrivare ad essere una cosa sola, risolvendo tutte quelle parti interiori che, fin da bambini, ci fanno soffrire e ci portano a dare le colpe agli altri».

Anche tu hai sofferto da bambina?
«Sì, ero chiusa, mangiavo poco ed ero spesso sola. Mia madre si occupava di me e dei miei due fratelli più piccoli nei ritagli di tempo, mentre mio padre era un uomo inquieto e violento. Avevamo una trattoria, nella quale lavoravo come cameriera già da piccola. Quando avevo tredici anni i miei si separarono: andammo a vivere con mia madre e attraversammo momenti molto difficili, anche materialmente, ma era necessario. Oggi ho finalmente perdonato i miei genitori, che non sono riusciti ad amarmi come avevo bisogno, perché ho capito che anche loro non avevano ricevuto amore. Siamo tutti vittime inconsapevoli di catene di male radicate nel passato: dobbiamo fare di tutto per spezzarle!».  

Come ti sei avvicinato alla danza?
«Durante l’adolescenza ero molto timida, balbuziente e convinta di non valere nulla. A diciotto anni iniziai a studiare danza, attraverso la quale cominciai ad esprimermi e a ribellarmi: la notte, finito il lavoro in un pub, frequentavo tante discoteche e conoscevo molti coetanei».

Qual era il tuo rapporto con i maschi?
«Ero brava a ballare e alcuni locali mi proposero di fare la cubista. Da quel momento mi accorsi che il mio corpo attraeva i maschi; ma io mi sentivo brutta, mi truccavo molto e dicevo tante parolacce. La mia avvenenza era un’arma a doppio taglio: facevo sesso anche se non mi piaceva, perché mi permetteva di avere quelle attenzioni che non avevo mai ricevuto. In quegli anni ero completamente assorbita dal mondo della notte e frastornata dalle promesse di felicità della televisione, dato che partecipai ad alcuni programmi di Mediaset e Rai. Purtroppo, con il tempo, la situazione peggiorò e andavo a letto con chiunque, illudendomi di riempire un vuoto interiore sempre più grande. In realtà, perdevo la mia dignità e stavo sempre peggio. Ma proprio quando toccai il fondo conobbi Gesù!».

Come avvenne l’incontro?
«Tutto cominciò quando mia madre, convertitasi da poco, iniziò ad invitarmi a pregare con lei la sera mentre mi truccavo per uscire! Avevo ventitré anni e reagivo in modo rabbioso a quelli che mi sembravano assurdi discorsi da vecchi. Dopo tante discussioni, mamma desistette, ma continuò a pregare per me insieme a tanti giovani della nostra parrocchia milanese. Una notte, durante la vigilia di Natale, mentre vagavo per strada, inspiegabilmente entrai in una Chiesa: provai delle emozioni indescrivibili. Ero stravolta, piangevo a dirotto e sentivo rimbombare dentro di me le parole del sacerdote che continuava a ripetere: “Dio ti ama”».

La tua vita cambiò subito?
«No, nelle settimane successive tutto sembrava continuare in modo apparentemente uguale: quando l’anima è molto colpita, è necessaria una grande lotta per ritrovarsi. Provai a raccontare nelle discoteche quello che mi era successo, ma ricevetti solo insulti. In quel momento è stata fondamentale una grande tenacia: ero sicura che Gesù, dopo aver finalmente riempito il mio vuoto, sarebbe intervenuto per aiutarmi. Però compresi anche che quando siamo nella prova dobbiamo confrontarci con persone formate e positive. Decisi così di partecipare ad un ritiro spirituale ad Assisi, dove fui inondata dalla presenza grandissima di Dio. Dopo poco, partii volontaria in una missione nelle Filippine, un’esperienza che mi insegnò molto, trasformandomi profondamente». 

Come arrivasti alla scelta della vita religiosa?
«Inizialmente non pensavo di diventare suora, anche perché frequentavo molti fidanzati che mi avevano aiutato a vedere con occhi diversi i rapporti di coppia e a considerare il grande valore della castità. Poi incontrai delle suore operaie che mi colpirono molto; dopo quattro anni nel loro convento feci la mia professione di fede. Ma sono certa che si può vivere in pienezza anche da sposati».

Come esprimi oggi la tua sessualità?
«Quando rifletto sulle mie esperienze passate mi sembra quasi di pensare ad una persona diversa. Gesù mi ha trasformata completamente, donandomi di nuovo la mia verginità: questa non è tanto un aspetto fisico, quanto di cuore, con la purezza dell’essere dono per l’altro. Ora finalmente sperimento la sacralità della sessualità e la gioia di essere libera. La libertà l’assaporiamo solo quando riusciamo ad esprimere ciò che veramente siamo, senza doverci vendere alle cose o alle persone. Invece, siamo spesso vittime del grande inganno di credere che le persone possano essere la fonte della nostra felicità. Ma solo Dio può colmare il vuoto d’amore che ci portiamo dentro!».  

Nel libro “Io ballo con Dio” (Mondadori) racconti la tua trasformazione e come anche la danza abbia per te ha cambiato significato.
«Ho scoperto l’indescrivibile felicità di esprimere la mia passione per il ballo in comunione con il Signore, in una dimensione senza spazio e tempo! A volte ballo anche da sola, la sera prima di andare a letto o in cappella, riuscendo così a pregare anche con il corpo; tutti noi dovremmo danzare continuamente per esprimere la nostra gioia interiore. Inoltre, la danza è diventata per me anche una grande possibilità di testimonianza e missione, sia con gli spettacoli che portiamo in giro per l’Italia con la mia associazione, sia attraverso la scuola Holy Dance con la quale insegniamo ballo ai bambini». 

Con la tua esperienza di educatrice, come valuti la situazione delle famiglie di oggi?
«Io lavoro molto con i bambini, che mi stupiscono sempre con la loro bellezza. Purtroppo, spesso sono poco rispettati nelle famiglie, sempre più separate: da qui parte lo sfascio di tutto. In particolare, noto con dispiacere che molte mamme italiane non sono capaci di rinunciare al possesso sui propri figli, soprattutto maschi. Questo causa dei danni enormi ai bambini che non riescono a maturare in modo equilibrato, soffocati dalle madri che gli succhiano l’energia personale. Troppi ragazzi restano intrappolati da un cordone ombelicale che non si rompe mai, incapaci di sperimentare il necessario distacco dalla propria famiglia. Da qui l’origine di tanti drammi personali, con la grande immaturità e confusione sessuale che regna, incrementata anche da una assurda campagna mediatica che mostra l’omosessualità quasi come una moda».

Esistono le mamme perfette?
«No, anche perché ci sono poche donne veramente mature: io ne ho conosciute solo un paio, tra le quali una mia consorella morta, in odore di santità. Fortunatamente abbiamo la Madonna, la nostra vera ed unica madre. All’inizio per me è stata dura con Lei, poi lentamente è diminuita la mia superbia e ora la sento molto vicina come mamma e come femmina. Percepisco Maria come una donna che ama con tutta la sua femminilità: non così eterea come viene dipinta, ma una donna fortissima che ha amato fino all’ultimo, sapendo stare in silenzio, ma anche in continua azione».                         



DALLE DISCOTECHE AL CONVENTO

Anna Nobili nasce a Milano il 10 febbraio 1970 e a tredici anni, dopo la separazione dei genitori, va a vivere con la madre e i suoi due fratelli minori. Divenuta maggiorenne, inizia lo studio della danza conseguendo subito ottimi risultati che la portano a lavorare in molte importanti discoteche e a prendere parte a vari concerti e spettacoli, anche televisivi. Nel 1993, a seguito di una profonda conversione religiosa, inizia un cammino personale che la porterà a prendere i voti nella Congregazione delle Suore Operaie della Santa Casa di Nazareth. Nel 2007 ritorna a studiare danza e a partecipare a vari spettacoli; successivamente fonda a Palestrina (provincia di Roma) la Holy Dance, Scuola di danza cristiana che riscuote un immediato ed inaspettato successo. Suor Anna è una donna solare e piena di impegni, anche perché gira continuamente l’Italia dando testimonianza attraverso molti spettacoli e ritiri. La sua storia è raccontata in “Io ballo con Dio” (Mondadori, 2013) un libro scritto con Carolina Mercurio. Attualmente suor Anna insegna presso la Star Rose Academy diretta da Claudia Koll a Roma (www.Holydance.it).


Condividi su:
Galleria Immagini