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Matthew McConaughey: “Mio figlio mi ha cambiato”

La determinazione di un attore contro gli stereotipi e che ha trovato nella famiglia la sua forza

Gio 27 Feb 2014 | di Boris Sollazzo | Interviste Esclusive
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Con una certa superficialità si è sempre considerato Matthew McConaughey troppo bello e muscoloso per essere bravo. Eppure da giovane l'hanno scelto assi come Steven Spielberg e Ron Howard e da cinque anni a questa parte da Friedkin a Soderbergh, sono in tanti a sfruttarne il talento eclettico. Ma la consacrazione arriva con Jean-Marc Vallée e “Dallas Buyers Club”, grazie al quale è arrivato un biglietto per l'Oscar. In prima fila. Meritatissimo, visto che il suo Ron Woodroof – personaggio realmente esistito – gli è costato un dimagrimento di 23 chili e il vestire i panni scomodi di un antieroe omofobo e razzista, elettricista con il vizio e il vezzo dei rodeo, che fa la cosa giusta. Aiutare i malati di Aids come lui. Se il film è un gioiello lo si deve a questo splendido quarantenne (e spiccioli) e Jared Leto, mattatori eccezionali.

Una sfida incredibile per lei. Quali sono state le difficoltà maggiori nell'affrontarla?
«La parte più difficile di quest'opera è probabilmente il fatto di averla realizzata. Lo script era in giro da 20 anni, era stato respinto ben 137 volte. È stato un miracolo farlo, quasi non ci credo ancora. I soldi sono mancati tante volte, perfino a cinque settimane dall'inizio delle riprese. È stata una sfida diversa da tutte quelle che ho vissuto in passato, come attore: questo personaggio aveva a che fare con tanta rabbia dentro di sé e io dovevo accoglierla e gestirla. Si scontra con tutta una serie di opposizioni che trova assurde. A pensarci bene forse la sua storia non è così diversa da quella di “Dallas Buyers Club”!».

E questa sceneggiatura pluririfiutata come è arrivata a lei?

«Questo progetto è arrivato sulla mia scrivania cinque anni fa. Non c'era neanche un regista allora, solo quelle parole scritte che mi hanno subito conquistato. Quindi l'ho preso in carico e mi sono detto: “Devo farne parte. Non so quando e quanto, ma ci sarò”. Quello script aveva letteralmente le zanne. Già, si è attaccato a me, mi ha preso totalmente. Ho cercato di farlo subito, ma il budget non era mai reale, sfumava sempre e quindi slittava continuamente. All'inizio del gennaio 2012 mi sono detto “Sai, lo faremo il prossimo autunno”. Tutti mi dicevano che non ci saremmo riusciti, e io “no, lo faremo questo autunno!”. E intanto avevo trovato un regista e la mia caparbietà è stata premiata, non abbiamo creduto agli scettici, ma solo a noi stessi. Abbiamo costruito il nostro momento, contro tutto e tutti».

Un anno magico per lei. Tutti parlano dei suoi cinque minuti nel film di Martin Scorsese.
«Ho lavorato cinque giorni sul set di “The Wolf” of Wall Street. Ovviamente mi ha entusiasmato lavorare con Martin Scorsese: quell'uomo ha una grandissima conoscenza di cinema e, cosa che non mi sarei mai aspettato, ama tantissimo le parti divertenti. Mi dicevo, prima di arrivare davanti alla sua macchina da presa, "questo è il tizio che hai studiato a scuola e lo conoscerai” e il giorno stesso ho urlato "qualcuno ti sta accompagnando lì!". Ho avuto una grande fortuna a partecipare a un lavoro come quello. Sul set ho  provato diverse improvvisazioni. Dopo cinque ciak, non parlavamo nemmeno più inglese. Parlavamo in termini musicali».

E ora le tocca battere Di Caprio e togliergli una statuetta che non ha mai vinto. Non si sente un po' in colpa. Lui ha detto di lei che meriterebbe l'Oscar solo per quella scena girata insieme.
«Leonardo è stato nominato tante volte, mi ha colpito il suo talento dal vivo e trovo incredibile che non abbia mai vinto. Tutti noi candidati, credo, abbiamo fatto ottime performance. E dobbiamo essere soddisfatti. Un premio, anche il più importante, viene dopo la consapevolezza di aver dato il meglio».

L'impressione è che in questi ultimi tempi lei abbia voluto cambiare, come interprete. Prendere una strada più difficile ma che fosse all'altezza del suo grande talento. è vero?
«Avevo abbastanza soldi sul conto per potermi “pagare” la possibilità di fare dei ruoli che mi esaltassero. E dei ruoli che mi facessero paura, che fossero un rischio. Nel frattempo, poi, ho anche avuto il mio primo figlio e questo di sicuro ha contribuito in maniera determinante al mio cambiamento. Ho capito che se un uomo è realizzato e sereno in famiglia – e io lo ero, come compagno e padre -, può conquistare il mondo. Se sei solido negli affetti, puoi volare in alto. E non ti preoccupi della possibilità di cadere. Sai che ti rialzerai. Così quando hanno smesso di chiamarmi, non ho provato alcun timore, ho aspettato di diventare un'idea nuova per i registi e gli spettatori. Così è successo, non ero più un brand. Stare nell'ombra mi ha reso più forte».

Tutti hanno parlato dei 23 chili persi per il ruolo. Le è costato molto?

«Ovvio, non è stato facile. Ma era necessario e lo ha capito anche chi ha visto il film. Prima di vederlo, sui giornali e sui siti si parlava solo del mio dimagrimento. Dopo, solo della storia e dell'uomo che abbiamo raccontato. Non era più l'opera in cui “McConaughey è dimagrito in modo assurdo”, era “Dallas Buyers Club”. Quella è stata la mia più grande vittoria. Per diventare Ron, mi sono chiuso in casa, ho smesso di fare vita sociale, sono diventato un eremita. Ho notato che più dimagrivo, più mi rinforzavo dal collo in su, una reazione fisica, e forse non solo, che mi ha molto stupito».


Cos'ha imparato da Ron?
«Una delle più grandi lezioni che questo lavoro mi abbia consegnato, semplice, ma giustissima. Se vuoi fare qualcosa bene, fai come Ron: fattela da solo. E vale anche per lui, che perde la sua battaglia contro lo Stato e le multinazionali farmaceutiche, ma che di fatto è un vincente, perché aiuta molte persone, dà loro speranza. Crede in sé e in quello che fa. In fondo, questa è forse l'unica cosa per cui lo sento vicino, visto che non ho nulla in comune con lui. Io ho lavorato tanto, a testa bassa, facendo le mie scelte senza permettere al sistema di cambiarmi. Anzi, lui si è adeguato a me. E in fondo, per un po', è valso anche per Ron».

Subisce molto il fascino dei cattivi?
«Io non li chiamerei cattivi, ma emarginati, outcast. Sono antieroi e il bello di chi è come loro è che non seguono le regole dominanti, ma obbediscono solo alle proprie. Le loro identità sono quindi molto chiare, definite, hanno ossessioni importanti e interessanti. Non sono dei bastardi, anche se non possiamo etichettarli come eroi standard. Di Ron mi piace che non è un crociato, un idealista, ma un uomo d'affari che, di fatto, non cambia, ma comincia a capire ciò che gli accade intorno. Attenzione poi, i cattivi, quelli veri, non pensano di esserlo. Penso al grande Philip Seymour Hoffman in “Mission Impossible”: a Tom Cruise che gli dice “perché lo fai?”, risponde “non posso fare altrimenti”. Ecco, questo tipo di deviazione psicologica mi incuriosisce. Voglio capire il motore di certi comportamenti, le distorsioni che si creano nella mente e nel cuore di un uomo».   

 


 

BIOGRAFIA

Matthew David McConaughey nasce a Uvalde il 4 novembre del 1969, in Texas. Figlio di un'insegnante e di un impiegato nelle industrie petrolifere, già al liceo eccelle come studente e atleta. Mentre frequenta un corso di regia, consegue anche la laurea in legge. Qui incontra il futuro cineasta Richard Linklater che lo lancerà nel cinema. Sembra prendere il treno giusto, dopo qualche opera commerciale, con “Il momento di uccidere” con Sandra Bullock (sua compagna nella vita, a lungo), “Contact” con Jodie Foster e infine “Amistad” di Steven Spielberg e “EdTv” di Ron Howard. Viene apprezzato, ma non c'è il salto di qualità e allora si rifugia in commedie sentimentali di successo al box office. Cambia tutto nel 2007 con la folle parodia “Tropic Thunder”: dopo arriveranno Friedkin (Killer Joe), ancora l'amico Linklater (Bernie), Lee Daniels (The Paperboy) e Martin Scorsese. E presto, Christopher Nolan con “Interstellar”. Ha avuto tre figli dalla splendida modella Camila Alves, dopo aver spezzato il cuore a Ashley Judd, Salli Richardson e Penelope Cruz.


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