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‘Se qualcuno mi avesse detto che si può far nascere...’

Costretta a prostituirmi, una volta libera sono rimasta incinta. Ma ho abortito. Mi sono svegliata nel buio della mia anima

Gio 27 Feb 2014 | di Maria Fanti | Bambini
Foto di 3

Nel percorso della mia vita, ho passato tante fasi belle e brutte; ma poi la tristezza di perdere un figlio in un incidente, per tanti anni, mi ha messo un velo oscuro davanti agli occhi.
Passo dopo passo, arrivo in Italia, mi avevano promesso un buon lavoro ed avevo la speranza di salvare la mia mamma da una malattia che la stava portando in fin di vita.

Avevo la speranza di guadagnare per poter comprare la medicina che la manteneva in vita ancora per qualche anno. Non è stato così, una trappola di falsità mi era stata preparata. Mi sono ritrovata per due mesi a desiderare la morte, chiusa sotto chiave come in carcere e costretta a prostituirmi,  non posso dirvi altro, non ho parole… come si può costringere un essere umano a tanto per guadagno di soldi? Sono stata liberata da sotto quella “chiave” non appena sono intervenute le forze dell’ordine… mi hanno tirato fuori alla luce del giorno “dove potevo vedere luce e sole”, non mi sembrava vero.

Il tutto è avvenuto perché mio padre dalla Romania mi stava cercando. Al momento della denuncia in Commissariato purtroppo ho dovuto ricevere la notizia della morte della mia mamma. La sua vita si era spenta durante il mio sequestro di due mesi.
Un altro buio, un altro velo di ombra, nel mio cuore non restava altro che dolore, molta rabbia ma anche tanta speranza di farcela e lasciare tutto il passato alle spalle.
Avevo iniziato, piano piano, ad inserirmi con il lavoro, se si può dire nel “mondo dei viventi sulla Terra”. Facendo una vita tranquilla, lavorando.

Ho conosciuto M. poco dopo un anno dal mio incubo e piano piano il nostro rapporto mi ha aiutata ad andare avanti nel vivere una vita serena… riusciva a coprire i miei dolori del passato.
Ma nel 2009 rimango incinta e ho scoperto che il nostro bambino aveva già 3 mesi di vita, come mamma lo volevo con tutto il prezzo della mia vita. Era come un risveglio alla vita grazie ai battiti del suo cuoricino. Anche questa volta però ho dovuto fare i conti con altro velo di buio! Ho dovuto fare i conti con la situazione familiare di lui: la moglie ed i suoi due figli. Si decise di non poter far nascere questo nostro figlio. Già al momento della decisione però mi sono sentita anche io come un cadavere che camminava sulla terra fra la gente.

Mi sono trovata senza aiuto per poter portare alla luce colui che già era “Uno di Noi”. Da sola, senza un aiuto, una parola di speranza, una informazione per  poter essere indirizzata a qualche Centro di Aiuto alla Vita, dove io potevo salvare quel piccolo cuoricino che batteva dentro di me, quell’anima che non ho potuto abbracciare al mio petto, carezzarlo.Il suo battito del cuore che già viveva in me. Respiravamo nello stesso tempo, vivendo insieme come un tutt’uno.

Non mi era rimasto che rassegnarmi e così lo affidai al Padre Celeste: “Dio accoglilo nelle tue braccia, tu lo sai che non ho nessun aiuto e non ho neanche una minima speranza per un futuro insieme. La scelta dura e tragica mi ha portato fino a quella tavola chirurgica, dove sdraiata, con una anestesia, non ho saputo più niente… So soltanto che tremavo forte e piangevo, lo sapevo che anche se “piccolo”, quel cuore che batteva nello mio grembo, tremava e piangeva lo stesso. Io dormivo con l’anestesia ma lui no! Al mio piccolo bambino “Uno di Noi” avevano fermato il battito del cuore: era tutto spento… E io mi sono svegliata poi nel buio più totale della mia anima, a fare i conti con il vuoto, non solo del mio grembo, ma della mia profondità interiore. Dove è quel cuoricino ora? Dove lo hanno portato? Cosa hanno fatto con lui? Come sarà stato il suo sorriso? La luce dei suoi occhi al mondo? Perché? Perché? Perché? Domande senza risposta! Freddo, buio e tanto distacco. Una volta morto lui, avevo capito che anche l’anima mia e il mio cuore erano morti. L’unica cosa che mi era rimasta, subito dopo,  era scrivere due righe per poterlo affidare alla Regina Maria, parlando con Lei del mio piccolo.

“Angelo mio tu sei come una farfalla, di giorno voli nella luce del sole e la notte vai a riposare quando il sole tramonta! Quella Regina Maria ti accolga, ti cresca e ti tenga nelle sue braccia”. Sentivo forte il peso della mia anima in pena e così sono andata a confessarmi, per fare il minimo che come mamma ho potuto fare, tenendolo nel cuore. L’ho chiamato Emanuele e lo immagino come il suo angioletto e Lei, Maria, come mamma al posto mio. Lo penso anche insieme al mio primo figlio, che morì in Romania all’età di 7 anni per un incidente.

Così, passo per passo e giorno per giorno, la lotta tra dolore, realtà e riflessioni mi hanno portato a farmi tante domande, una in particolare: c’era qualche aiuto e consiglio, qualche salvezza? Perché nessuno mi ha parlato di questa possibilità e che non c’è solo l’aborto? Se qualcuno mi avesse detto che c’è anche la possibilità di poter accogliere e far nascere, grazie ai Centri di Aiuto alla Vita, oggi Emanuele sarebbe con me. Parlate a tutti, ditelo, scrivete che esistono i volontari per la Vita che nei Centri di Aiuto alla Vita, spesso danno la loro vita per aiutarci. Oggi lo so che grazie al CAV, ma anche alla Casa di Accoglienza “Madre Teresa di Calcutta” di Viterbo, dove sono stata accolta con Francesco, il figlio che poi mi sono trovata ad aspettare l’anno dopo questa mia terribile esperienza, ho compreso molte cose, ho imparato molte cose ed ho imparato anche che la vita di tante piccole creature può essere salvata da morte per aborto. C’è chi è disponibile ad  aiutarli a nascere aiutando le loro mamme! Basta avere l’informazione al momento della scelta!

Mamma che ti troverai davanti ad una scelta, di vita o di morte, per un cuoricino che batte attimo dopo attimo con il tuo, pensa al suo visino, al suo sorriso, alla luce dei suoi occhi, alle sue manine, pensa che, se lo fai, non potrai sentire mai più la sua voce, vedere mai più i suoi sguardi, non sentirai le sue manine che ti abbracciano, i suoi battiti del cuore: FUGGI DA QUEL POSTO, DA QUELLE PERSONE CHE TI AIUTEREBBERO A SOPPRIMERE TUO FIGLIO. FUGGI INSIEME A LUI E LO SALVERAI INSIEME AD ALTRI, I VOLONTARI PER LA VITA CHE LOTTANO PER DIFENDERE I BATTITI DEL CUORE DI “ UNO DI NOI “.

La mamma di tre splendidi figli,
dei quali due già in Cielo.

 


A chi rivolgersi

Il Segretariato Sociale per la Vita Onlus opera dal 1985 a Roma e si propone di “difendere e promuovere il diritto alla vita e il valore intangibile della persona umana dal momento del suo concepimento”. Info: Tel/fax 06.37.51.75.01 – 06.80.85.155 - segretariato.vita@virgilio.it
www.segretariatoperlavita.it

 


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