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Tv e minori, le regole ci sono

Le emittenti si sono date norme ben precise per rispettare bambini e ragazzi. Ma non le osservano e degenarano nello “stalk show”

Gio 27 Feb 2014 | di Francesco Buda | Media

Oggi la televisione è diventata pericolosissima. Non solo per i più giovani, ma anche per noi adulti solo che non lo sappiamo perché non vediamo certi programmi. Per esempio quelli che vanno più forte fra gli adolescenti e che non possiamo più ignorare. Come quelle serie di reality show con nomi simili in cui ragazze ventenni si autodefiniscono con orgoglio “acchiappacaxxi” e che raccontano le loro imbarazzanti vicende di sbronze con vomitate, litigate con pianti patetici, sesso marcio e ridicolo più che sfrenato. La violenza maggiore subita da ragazzine e ragazzini che guardano questi programmi è che i personaggi di questi programmi sono tutti uniformati a quello stile di vita da squilibrati totali. Come se esistesse solo quello. Zero rispetto, zero amore, zero anima, zero fiducia. E’ una violenza mostruosa sui giovani che cercano di comprendere la vita. Altro che pornografia o scene di violenza, qui la velenosità è molto più dannosa e subdola.  


CHI LI PROTEGGE?
Chi li protegge veramente i nostri bambini e ragazzi? Sicuri che basta indignarci per le notizie sulle baby squillo ai Parioli, lamentarci per il femminicidio, meravigliarci del bullismo e delle molestie su donne e minori? Non è il caso di guardare veramente la tv e vedere come sta combinata? 
Una tv malata di “stalk show” che raccontiamo da tempo su Acqua & Sapone, esponendoci anche al rischio di risultare bacchettoni, antiquati e oscurantisti. Ma non far finta di niente di fronte a ciò che può danneggiare milioni di bimbi e giovani è più importante dell'“audience”. Non è per gusto della denuncia o moralismo. Semplicemente si tratta di non restare più a guardare e subire forme di inquinamento tra le più pericolose in circolazione. Non chiediamo che le tv facciano quello che dice Acqua & Sapone, ma che attuino ciò che i loro stessi capi hanno deciso. Regole, princìpi e buone intenzioni che discendono da fatti concreti: certa roba fa male ai piccoli. E da una normale, sacrosanta, necessità: non fare male ai piccoli. La tv malata che impazza è l'esatto contrario di quanto gli stessi dirigenti e proprietari delle emittenti si sono impegnati a fare. 


“NON NUOCERE AI MINORI”
“Il minore ha diritto ad essere tutelato da trasmissioni televisive che possano nuocere al suo sviluppo psichico e morale”. Lo stabilisce la “bibbia” della comunicazione televisiva scritta e firmata 15 anni e mezzo fa da Rai, Mediaset, Cecchi Gori Communications, Federazione Radio Televisioni ed Associazione Editori Radiotelevisi. È il Codice di autoregolamentazione nei rapporti tra tv e minori. Regole che poggiano nientedimeno che su valori, princìpi e obblighi riconosciuti come universali, a cominciare dalla convenzione Onu sui diritti del fanciullo. Perciò, hanno sancito solennemente, “si applica il principio di cui all’art. 3 della Convenzione ONU secondo cui 'i maggiori interessi del bambino/a devono costituire oggetto di primaria considerazione'”. Prima dei soldi e dell'audience, dicono, viene il rispetto dell'animo dei minori. 


“CONTRIBUIRE AL LORO SVILUPPO”
E poi: “Le Aziende televisive ritengono opportuno non solo impegnarsi ad uno scrupoloso rispetto della normativa vigente a tutela dei minori”, e quindi si impegnano a dar vita ad un codice di autoregolamentazione “che possa assicurare contributi positivi allo sviluppo della loro personalità e comunque che eviti messaggi che possano danneggiarla, affinché il bambino/a sia protetto da informazioni e materiali dannosi al suo benessere”. Gli obiettivi: “a) Migliorare ed elevare la qualità delle trasmissioni televisive destinate ai bambini; b) aiutare gli adulti, le famiglie e i minori ad un uso corretto ed appropriato delle trasmissioni televisive, tenendo conto delle esigenze del bambino”.


...MA FANNO IL CONTRARIO 
Eppure in tv cresce a vista d'occhio la galleria di programmi fondati sulla superficialità, inneggianti al vuoto esistenziale. Video musicali sempre più uguali e carichi di volgarità e materialismo. Assenza di vero scambio tra persone, denaro idolatrato, ambiguità, porno mascherato da liberazione personale, apparenza come metro di misura delle persone. Cronaca nera morbosa e gossip insulso con la scusa dell'informazione. Reality show che fanno vedere morbosamente solo relazioni conflittuali tra giovani e incapacità di amicizie e relazioni fondate su valori umani, all'insegna dell'incomunicabilità e dell'individualismo, condito con sballo e sessualità mercificata “un tanto al chilo”. Vittime sono anche i giovanissimi protagonisti di tanti programmi e fenomeni mediatici, usati dallo show business essi stessi per fare quattrini. Non a caso tra le ex baby star fioccano depressioni, tossicodipendenze, alcolismo e gravissimi problemi esistenziali. Un’ondata di programmi scientificamente sciatti e incentrati sulla superficialità a tutte le ore inquinano la sensibilità e lo sviluppo dei nostri bambini e adolescenti. Pensate un attimo al gossip mortifero diffuso ad ogni ora, tipo delitto di Avetrana, o a certi tg che sparano pettegolezzi e notizie scabrose, urlando titoloni e particolari inutili e scioccanti tra un omicidio e uno stupro, magari calcando con immagini triviali e cruente. 


LE OTTIME PROMESSE DELLE TV PRIVATE
Tra le ore 7 e le 22,30 – sancisce il Codice della tv – “le Aziende televisive si impegnano a far sì che nei programmi di informazione si eviti la trasmissione di immagini gratuite di violenza o di sesso” e “a non diffondere sequenze particolarmente crude e brutali o scene, che, comunque, possano creare turbamento o forme imitative nello spettatore minore”. “Qualora, per casi di straordinario valore sociale o informativo, la trasmissione di notizie, immagini e parole particolarmente forti e impressionanti si renda comunque necessaria, il giornalista televisivo avviserà gli spettatori che le notizie, le immagini e le parole che verranno trasmesse non sono adatte ai minori”. Le regole che le tv si sono auto-imposte ufficialmente nel 1997 prevedono anche di più: “si impegnano a dedicare nei propri palinsesti una fascia 'protetta' di programmazione, fra le ore 16.00 e le ore 19.00, idonea ai bambini sia con trasmissioni esplicitamente dedicate a loro, sia con un controllo particolare anche su promo, trailer e pubblicità”. “Assicurare che i programmi dedicati ai minori, in qualsiasi orario trasmessi, siano ispirati a valori positivi, umani e civili e al rispetto della dignità della persona”, è il primo punto del “Codice di regolamentazione” sottoscritto nel 1993 da Fininvest ed altre 150 tv commerciali italiane, insieme all'Unicef e molte associazioni di genitori, insegnanti e consumatori. E dunque imperativo categorico è “tenere conto dei medesimi valori in ogni altra produzione televisiva e cinematografica destinata ai minori”. 


I BEI PRINCìPI DI MAMMA RAI 
La Carta dell'informazione e della programmazione a garanzia degli utenti Rai afferma che “il servizio pubblico deve identificarsi anche nei programmi che si propongono di intrattenere i componenti della famiglia senza ricorrere a volgarità, lenocini (prostituzioni, ndr), doppi sensi, atteggiamenti e abbigliamenti sconvenienti, rappresentazione della violenza, scene di sesso, ecc.”. E poi: “La RAI non diffonderà in seconda serata programmi che possono suscitare anche l’interesse del pubblico infantile al fine di non stimolarli a restare alzati fino a tardi. […] L’immagine della donna non deve rispondere a stereotipi riduttivi o strumentali. Non sarà perciò proposto come sex-symbol, anche perché ciò falsifica il suo ruolo reale. È opportuno anche evitare di ricorrere nelle trasmissioni di intrattenimento all’esibizione fine a se stessa di corpi femminili. […] Occorre guardarsi dal gusto morboso o cinico della rappresentazione del dolore – dice ancora la Carta Rai - per non mancare di rispetto alla discrezione e alla riservatezza della persona. Tanto più ciò si impone – si ripete – quando i soggetti sono bambini”. 

Nelle tv lavora un sacco di gente perbene. Diano applicazione a tutto ciò! Non restino spettatori della strage degli innocenti che si consuma con certi programmi. Bisogna vegliare per non scandalizzare i piccoli. Cioè non disturbarli nel loro naturale sviluppo, che è scritto dentro ogni bimbo, oltre qualunque “tendenza”, orientamento, pensiero, filosofia, legislazione o morale. Non basta cambiare canale, è come fare finta di nulla. Cioè essere complici.





il garante: «la spinta deve venire dagli editori»

I«I principi e le linee guida di comportamento sono già sanciti. Si tratta di rispettarli, sempre e comunque, senza cedere al miraggio dell'audience o delle vendite». Questo il richiamo per i mass media espresso dal Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, Vincenzo Spadafora. Cosa si può fare? «La spinta deve venire senza dubbio dagli editori e dai direttori. Da chi decide cosa può e cosa non può andare in onda. È un tema delicato – spiega ad Acqua & Sapone Spadafora –  perché nel Paese è in atto da tempo la crisi dell’editoria e l’unica cosa che tiene in piedi giornali e palinsesti sono gli inserzionisti. È un problema molto serio quello dei cattivi esempi -, sottolinea il Garante a proposito di programmi tipo “Geordie Shore” e video che mostrano solo negatività, superficialità e materialismo -. Si è perso il riferimento a figure che ispirino un senso civico alto ai nostri ragazzi. Si è andati sempre di più verso una società del consumo immediato, a discapito dell’esperienza e dell’impegno che sono varianti fondamentali per alimentare il talento che è in ognuno di noi».




90% di aggressioni sul web è contro donne

Il 90% delle aggressioni su internet ha come bersaglio le donne, di tutte le età, e il fenomeno sta provocando, specie negli Usa, un allontanamento delle donne da blog e social network. Lo ha affermato, durante il suo intervento all'apertura dell'anno accademico della scuola superiore di polizia, la presidente della Camera, Laura Boldrini. Allontanandosene, dice Boldrini, le donne «rinunciano alla propria libertà d'espressione pur di non essere insultate e aggredite».


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