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Mamme lavoratrici: equilibriste degli anni 2000

Difficile trovare spazio per sé e dire sì a tutti: ma una soluzione ci sarebbe...

Gio 27 Feb 2014 | di Claudia Garavani | Attualità
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Quante volte abbiamo sentito parlare di proposte per poter dare la possibilità alle donne lavoratrici di conciliare vita professionale e famiglia? Un’infinità. Tante belle parole spese a piene mani, che tutte le volte ci provocano un brivido di emozione e di speranza per quella grazia a lungo attesa. Ma quando andiamo a stringere, che cosa è cambiato per noi donne che osiamo volere, o in molti casi costrette a desiderarla, una nostra indipendenza economica, senza per questo dover far crescere i nostri bimbi da nonni pazienti e disponibili o dispendiose baby sitter? Assolutamente nulla. Ci troviamo ancora a fare le equilibriste, suscitando quasi l’invidia degli artisti del Cirque du Soleil, abituate a fare gimkane e tripli salti mortali tra riunioni, trasferte, emergenze dell’ultimo minuto, da una parte, e pediatri, riunioni scolastiche, palestre e catechismo dall’altra. E, nonostante questo, la frustrazione si insinua. Perché, a dispetto della fatica quotidiana per essere presenti e partecipi sempre e comunque, alla fine qualcosa ci perdiamo. Se la trasferta supera qualche giorno siamo costrette a dire di no, perché la famiglia giustamente ci reclama, ma ci sentiamo morire nel vedere lo sguardo corrucciato del nostro capo che sicuramente se ne ricorderà nel prossimo giudizio di fine anno. Se la recita scolastica è lo stesso giorno di una importantissima riunione di lavoro e siamo costrette a rinunciarci, vediamo grossi lacrimoni velare lo sguardo del nostro bimbo mentre le maestre scuotono la testa in segno di disapprovazione e il senso di colpa si fa strada nel nostro cuore. Perché, a rendere ancora più complicato il compito delle madri-lavoratrici, c’è anche l’incastro diabolico di più impegni nello stesso orario. Recite scolastiche, corsi di nuoto, perfino l’incontro con il parroco per il corso di catechismo vengono fissati in orari improponibili, tanto che viene spontaneo domandarsi : “Ma possibile che non si rendano conto che a quell’ora siamo ancora al lavoro?”. No, non se ne rendono conto. Come non se ne rendono conto medici, estetiste ed istruttori di fitness che con calma serafica e volti sorridenti continuano a ripetere quasi fosse un mantra: “Per prendersi cura di se stessi basta solo mezz’ora al giorno”. Benissimo, siamo tutti d’accordo che effettivamente sia cosi, ma facciamo pochi rapidi calcoli: 8 ore di lavoro al giorno che con la pausa pranzo diventano 9 (ma si deve pur mangiare), mediamente, quando va bene, 2 ore di tragitto andata e ritorno da casa al lavoro, 8 ore di sonno (si... magari!), fare la spesa, cucinare, lavatrici da stendere, compiti da controllare, contabilità di casa da gestire, varie ed eventuali che ti assorbono anche le ultime ore rimaste a disposizione: dove troviamo anche la mezz’ora per prenderci cura di noi? Bella domanda. E non abbiamo neanche la consolazione di ripeterci “mal comune mezzo gaudio”, pensando che lo stesso problema lo vivono tutte le donne che abitano nelle diverse latitudini e longitudini del pianeta, perché purtroppo così non è: questo è un problema tutto italiano. Da anni ormai le lavoratrici tedesche o francesi, per fare degli esempi molto vicini a noi, hanno la possibilità di gestire al meglio il binomio carriera e pargoli. Non soltanto con una riduzione dell’orario di lavoro, ma organizzandosi in gruppi solidali che a turno si occupano dei loro bambini, utilizzando le strutture messe a disposizione dalle aziende private e pubbliche, come ad esempio i nidi interni, nonché le facilitazioni previste, in materia di madri lavoratrici, dallo Stato e che qui da noi restano ancora soltanto un sogno che si avvera per poche elette. Anche se, a dirla tutta, pur apprezzando tutte le iniziative che per tale argomento possono e, che si spera, verranno prima o poi messe in campo, il vero miraggio rimane sempre il part-time. In questo modo non soltanto si potrebbe finalmente rilanciare l’occupazione e si aumenterebbero i posti di lavoro mettendo la parola fine ad un altro miraggio, quello dell’inserimento nel mondo del lavoro, per tanti giovani da troppo tempo in attesa.
Si avrebbe inoltre la possibilità di dare il proprio meglio in azienda, con la mente sgombra dalle altre preoccupazioni materne, pregustando il resto della giornata a disposizione per poter, a cuor leggero, affrontare istruttori di nuoto, parroci e maestre e, perché no, trovare finalmente quella mezz’ora tutta per noi! 

 


 

PART TIME: LO STATO SCORAGGIA LE AZIENDE

Lo Stato non aiuta le aziende ad applicare contratti part time, anzi fa di tutto per scoraggiarle. Part time oggi in Italia per un'azienda significa solo avere più costi, minore produttività e raddioppio dei 'rischi sindacali'. Invece il part time potrebbe essere una risorsa per tutti: per lo Stato che vedrebbe ridotta la disoccupazione, per l'azienda che aumenterebbe la produttività senza aumentare i costi, per le lavoratrici che avrebbero più tempo a disposizione per la famiglia e per se stesse.
Quali proposte potrebbero invogliare le aziende ad applicare il part time? Senza arrivare a chiedere dei veri e propri incentivi, lo Stato potrebbe almeno detassare una minima parte dell'orario, magari quello che serve ad operare il cambio turno, cioè quel tempo che occorre alle lavoratrici per passarsi informazioni e consegne. Nel calcolo del numero degli impiegati il lavoratore part time dovrebbe essere conteggiato come mezzo, non come un lavoratore full time: e questo cambierebbe molte cose sia dal punto di vista sindacale che fiscale. Insomma le aziende non sarebbero contrarie al part time se le si mettesse in grado di adottarlo, anche perché  2 persone impiegate a 4 ore producono di più e meglio di una persona a 8 ore, senza contare poi che se una delle due lavoratrici si ammala o si deve assentare, l'altra può integrare l'orario nel periodo di assenza, per poi vedersi ricambiare il favore, così che l'azienda sarebbe sempre coperta e le lavoratrici non sarebbero 'schiave' della presenza.


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