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I più bei borghi d'Italia

A pochi chilometri da L’Aquila, tra rocche e castelli

Gio 27 Mar 2014 | di Angela Iantosca | Bella Italia
Foto di 16

Uno zaino, scarpe da tracking e via dalla città. Basta un'ora per cancellare il traffico, lo stress, le code e perdersi tra gli altipiani del Gran Sasso.
Basta un'ora per ritrovarsi in un tempo indefinito, in un Medioevo autentico, in cui gli unici segni dell'età contemporanea sono la connessione ad internet e il telefono che continua (inesorabile) a funzionare. Superiamo L'Aquila, ferma a quel 6 aprile di 5 anni fa, poi usciamo dall'autostrada e seguiamo la strada per Basciano.
Abbandoniamo la pianura e cominciamo a salire. Un cartello ci annuncia che siamo sugli altipiani del Gran Sasso, nel Parco nazionale. Le montagne lontane sono innevate, ma anche lungo la strada, nelle zone d'ombra, c'è ancora qualche traccia bianca. Procediamo solitari per 11 km lungo la strada. Intorno prati verdi e vallate. Poi, in lontananza, lo intravediamo, Santo Stefano di Sessanio, con quelle sue pietre tagliate grosse, le case che si affacciano sulla vallata, l'odore di carne alla brace, il fumo che esce da alcuni comignoli e quei 60 abitanti che continuano a vivere lì, in quel paesino dalla storia millenaria che neanche il terremoto ha messo a tacere. Costruito probabilmente su un villaggio romano, ma comparso per la prima volta in documenti ufficiali nel 760, ha una storia che si intreccia con quella degli Aragonesi, dei Piccolomini, dei Medici, con i quali il borgo ha raggiunto il suo massimo splendore nel XVIII secolo come base operativa della Signoria per il fiorente commercio della lana "carfagna", qui prodotta e poi lavorata in Toscana e venduta in tutta Europa. Santo Stefano, infatti, è sorto nella terra della transumanza e di pastorizia è vissuta a lungo, fino a quando, con l'Unità d'Italia, ha visto venir meno questa pratica anche a causa del fenomeno dell'emigrazione che ha spopolato il centro abitato. Se gli abitanti all'inizio del 1900 erano circa 1000, oggi se ne contano poco più di 50 in inverno e 114 in estate. Ma nel 2004 qualcosa è cambiato grazie all'arrivo in paese di un giovane imprenditore di origini svedesi, che ha acquistato una piccola parte del borgo, per realizzare un albergo diffuso: non si tratta di strutture costruite ex novo, ma di alloggi ricavati in case già esistenti, abbandonate o in stato di  decadenza. La filosofia è quella del ristrutturare, usando i materiali originali, permettendo al turista di vivere così come vivevano in quel luogo i suoi abitanti. E lo stesso riguarda la cucina: nessun menu turistico, ma solo piatti della tradizione, nel rispetto delle stagioni (www.sextantio.it). Questo progetto inoltre ha attirato altri investitori e ridato vita al paese.


A TAVOLA 

Una volta arrivati, ci siamo sistemati in quella che un tempo era la casa di qualcuno del posto: le travi in legno, il letto sorretto da una struttura in ferro, con le doghe fatte di assi di legno e il materasso di paglia; il camino in camera, una scala di legno grezza come reggi-asciugamano e per lavarsi un sapone liquido preparato secondo le tradizioni antiche. Sopra il letto, un soppalco in legno forse un tempo adibito a dispensa. La porta con il chiavistello e una chiave in ferro, molto pesante, per chiuderla. Dopo esserci sistemati, abbiamo deciso di girare per il paese prima della cena al Cantinone, unico locale aperto. Il paese, tranne nelle parti danneggiate dal terremoto e in via di restauro, appare intatto, immobile, disabitato. Poche luci accese si intravedono dietro le tende bianche. Sbirciamo attraverso i vetri in una casa: una libreria in legno, una donna che sferruzza che sembra vivere in un suo tempo. Seguiamo il percorso delle mura e in poco tempo arriviamo dall'altra parte del paese. Molte locande, b&b, le botteghe, la tisaneria, il bar, la tabaccheria con l'insegna antica, tutti chiusi, perché aprono la mattina o nel weekend. Arriviamo al Cantinone: ci accoglie una musica che ci riconduce agli anni Trenta. I tavoli in legno sono ampli, le sedie in paglia traballano e mi ricordano le sedie a casa di mio nonno, precarie e forate dai tarli; il camino enorme al centro ospita anche delle mensole dove è possibile appoggiare le pietanze per riscaldarle. Ci sono pochi avventori e due ragazzi a servire. Il menu è semplice: una zuppa di fagioli e un tagliere di formaggi e salumi. Il pane è sciapo, ma condito con olio locale. Per concludere biscottini fatti in casa e la rattafia, un liquore tipico fatto di amarene.


MARMELLATA D’UVA E RICOTTA

Al risveglio ci aspetta la Locanda sotto gli Archi con marmellata d'uva e di pesca, ricotta fresca, varie tipologie di torte, pane casereccio, spremuta di arance. Tutto a km zero e di stagione! A servirci una ragazza nata e cresciuta in Transilvania che qualche anno fa ha deciso di venire a vivere e lavorare in questo posto. Si sta bene, a suo dire, in un posto con così pochi abitanti. Anzi, chi vive lì tutto l'anno, come lei, sopporta poco la confusione estiva e quei 50 abitanti in più che vengono ad occupare le loro abitazioni!


UNO DEI 15 CASTELLI PIù BELLI AL MONDO

Decidiamo di raggiungere Rocca Calascio a pochi chilometri da Santo Stefano: secondo il National Geographic qui si trova uno dei 15 castelli più belli del mondo. La costruzione originaria della rocca, costituita da un torrione isolato di forma quadrangolare a pietre già squadrate, si fa risalire all'anno 1000 e serviva come torre d'avvistamento. Lasciamo la macchina prima che cominci la strada da percorrere a piedi per raggiungere il paese e poi il castello. Anche qui molte case disabitate. Incrociamo un paio di passanti. Ma nessun turista. Approfittiamo della solitudine totale. Saliamo alla sommità del paese, poi proseguiamo di fianco alla montagna. L'antica rocca ci sovrasta sulla sinistra. Di fronte a noi, la Chiesa di Santa Maria della Pietà. Un cartello ci indica che da qui partono i sentieri per la transumanza. Continuiamo a salire. Qualche casa diroccata, sopravvissuta ai secoli, mentre sulla destra si innalza in tutta la sua forza il castello, con i 4 torrioni. Il silenzio è totale. Rimaniamo così ad ammirare il paesaggio intorno, le catene innevate che creano un cerchio, le feritoie ancora memori di antiche battaglie. E ripensiamo alle scene di film che hanno visto protagonista questo castello: “Ladyhawke”, “Il nome della rosa”, “Il viaggio della sposa” e “The American”, con George Clooney. Torniamo al paese dove troviamo una trattoria aperta: anche questa è stata concepita nel rispetto delle strutture preesistenti. Anche questa è una trattoria diffusa. Non possiamo non riscaldarci con una zuppa di ceci e castagne e con carne alla brace. 


CASTEL DEL MONTE E LE CASE-TORRE

Raggiunta la macchina, decidiamo di dirigerci verso Castel del Monte, un borgo a 1300 metri di altitudine che si affaccia sulla valle del Tirino. Costruito lungo le pendici del monte Bolza, in prossimità della vasta piana di Campo Imperatore. Anche qui pochissimi abitanti, circa 400, e quel silenzio della montagna al quale noi cittadini siamo poco abituati. Ci perdiamo tra i vicoli che si intrecciano, i cuniculi, le gallerie, le scalette. Il paese, infatti, è caratterizzato da un nucleo compatto d'origine altomedievale e da una parte più moderna che risale al 1800/1900. A colpire la nostra attenzione è la tipologia delle case-torre, con la base molto piccola e un notevole sviluppo in altezza. Le abitazioni sono affastellate le une alle altre, perché costruite seguendo le pendenze della montagna. Dal paese, che è considerato uno dei borghi più belli d'Italia, si può ammirare Rocca Calascio che in controluce mostra le rovine del suo castello. Per gli appassionati di scalate montane, imperdibili i diversi sentieri che da qui si diramano verso la montagna, da esplorare sia a piedi e a cavallo. Ci riproponiamo di tornare per inerpicarci sulle montagne. Ora non possiamo, perché omai il sole è al tramonto e i nostri passi si devono volgere nuovamente verso la città. Ma già durante il viaggio, mentre torniamo nell’età contemporanea, cerchiamo un altro borgo dove perderci il prossimo weekend.                                                    


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