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Scarica, vota, paga!

Non bastano le multe dell’Antitrust: gli abbonamenti-trappola ai servizi telefonici sono sempre più diffusi. E fruttano milioni

Gio 27 Mar 2014 | di Claudio Cantelmo | Soldi

Scarica la suoneria, consulta l’oroscopo, vota il cantante o chi vuoi non venga eliminato nel reality di turno: il telefonino è diventato una sorta di urna con le primarie sempre in atto, il mezzo dal quale l’oracolo fornisce il responso delle stelle, il diffusore di quella musica che ti entra dritta al cuore. Peccato che spesso basti un click traditore per trovarsi a pagare salati servizi davvero poco richiesti, con soldi che vengono sottratti direttamente dalle nostre schede.
L'Antitrust, solo nel 2013, ha ricevuto quasi mille denunce in proposito. Ma il ghiotto business non si ferma.

I furbetti del tastierino

Non si possono chiamare truffe, di sicuro sono però modalità commerciali opache ed insidiose che il diffondersi degli smartphone rendono sempre più frequenti. E non parliamo di piccoli raggiri, ma di un vero e proprio giro d’affari organizzato su scala industriale. Il trabocchetto si cela tra le decine di spazi pubblicitari, banner e sms che invitano gli utenti a partecipare a concorsi, abbonarsi a suonerie o a news di gossip. Per scelta o per errore, in particolar modo con la leggerezza che spesso caratterizza gli adolescenti, è facile cliccarci sopra. Arriverà dopo un po’ un messaggino che informa, genericamente, che “il servizio è attivo”. Se si ha voglia di approfondire si scoprirà di essersi appena iscritti a un portale di giochi on line, dal costo di cinque euro a settimana, piuttosto che all’oroscopo, il quale, per seimila delle vecchie lire ogni sette giorni, vi svelerà cosa riservano per voi le stelle. O meglio cosa si è inventata la signorina dell’agenzia di servizi. Soldi che l’operatore sottrarrà direttamente dalla scheda del cellulare, senza mai avere chiesto un’autorizzazione specifica.

Un ginepraio giuridico

«La sim è come una carta di credito: quando si striscia i soldi partono e basta», si difendono dai call center. Ci sono state però quasi mille contestazioni formali presentate alle authority del settore e le associazioni di consumatori sono sommerse dalle segnalazioni. «Gran parte degli utenti ci contatta perché si vede addebitare servizi non richiesti, di cui ignora l’esistenza – ha dichiarato il presidente Adiconsum –: si tratta delle famigerate pratiche commerciali scorrette, di cui l’Antitrust si è già occupata diverse volte negli ultimi anni».
Il problema consiste però nell’attribuire con precisione la responsabilità dell’attivazione dei servizi. Se da un lato l’utente ha concesso i propri dati al solo operatore telefonico, i fornitori dei contenuti - i cosiddetti service provider che creano giochi e chat o forniscono notizie tramite sms - fanno capo solitamente a società esterne, con cui Tim, Vodafone, Wind e H3g stipulano dei contratti. E questi contratti prevedono che l’operatore metta a disposizione la rete telefonica e la possibilità di addebitare il servizio direttamente sul conto del cliente. In cambio, il service provider versa all’operatore una certa percentuale sui ricavi ottenuti dal servizio, il tutto nel rispetto del Codice di condotta per i servizi premium (CASP), una sorta di autoregolamentazione che le compagnie telefoniche e i maggiori service provider hanno stipulato per garantire trasparenza. Ciononostante, i casi accertati di pratiche commerciali scorrette sono numerosi. 

La multa vale la candela

Nel settembre 2009 l’Antitrust si è occupata dei servizi offerti da Zeng Srl - suonerie, giochi e news – sanzionata all’epoca con una multa di 55mila euro. La parte più interessante del provvedimento, però, riguarda gli operatori telefonici: l’authority infatti li ritenne direttamente responsabili della pratica scorretta, perché le modalità di attivazione e pagamento dei servizi Zeng erano, non solo note, ma spesso concordate con i colossi della telefonia. Alla fine le ammende furono relativamente lievi: dai 75mila euro pagati da H3g ai 155mila di Telecom. Tra il 2007 e il 2013 ognuna delle grandi compagnie è stata sanzionata almeno quindici volte dall’Antitrust: globalmente le multe comminate ammontano a oltre 11 milioni di euro. Probabilmente il deterrente è però poco efficace rispetto a un mercato che gli stessi operatori valutano in centinaia di milioni di euro. Sarebbe interessante citare gli operatori telefonici per ottenere una sentenza che definisca le loro responsabilità - ipotizzano dall’Associazione consumatori -, ma le compagnie scaricano la responsabilità sulle società esterne, mentre l’Antitrust ha dovuto trasferire tutte le denunce ricevute dal primo marzo 2013 all’Agcom (il Garante delle comunicazioni) per un conflitto di competenza. Così ogni utente continua a correre il rischio di ritrovarsi abbonato e pagare “a sua insaputa”.

Come difendersi? 

Prima cosa, attenzione e buon senso, predicano dall’Adiconsum. E proprio dal Garante (v. box) arrivano le prime misure per arginare il torbido fenomeno e garantire maggiormente chi usa smartphone e tablet per acquistare servizi avvalendosi del cosiddetto mobile remote payment. L'uso di questa nuova forma di pagamento, che è destinata a raggiungere in breve tempo una notevole diffusione e che accentua i processi di smaterializzazione dei trasferimenti di denaro - sottolinea nei suoi provvedimenti l’Authority - comporta il trattamento di numerose informazioni personali (numero telefonico, dati anagrafici, informazioni sulla tipologia del servizio o del prodotto digitale richiesto, il relativo importo, data e ora dell'acquisto), in alcuni casi anche di natura sensibile. Obiettivo del provvedimento è quello di garantire, in un mercato del pagamento sempre più dinamico, un trattamento sicuro delle informazioni che riguardano gli utenti e prevenire i rischi di un loro uso improprio. Occorre tuttavia - sottolinea il Garante - leggere attentamente le richieste di consenso che di solito vengono firmate con leggerezza al momento dell’acquisto di una sim card: con una buona difesa preventiva blinderemo le nostre schede e quelle dei nostri figli da prelievi monetari indesiderati.            



TUTELA DEI CONSUMATORI

Ecco gli adempimenti dettati dal Garante delle telecomunicazioni e che gli operatori dovranno adottare a tutela dei consumatori. 

Informativa

I provider telefonici e internet dovranno informare gli utenti specificando quali dati personali utilizzano e per quali scopi. Per tale motivo dovranno rilasciare l'informativa al momento dell'acquisto della scheda prepagata o della sottoscrizione del contratto di abbonamento ed inserirla nell'apposito modulo predisposto per la portabilità del numero. Gli aggregatori, che operano per conto dell'operatore, potranno predisporre un’apposita pagina con la quale fornire l'informativa e la richiesta del consenso al trattamento dei dati.

Consenso

I provider telefonici e internet e gli aggregatori, che operano per conto di questi in veste di responsabili del trattamento, non dovranno richiedere il consenso per la fornitura del servizio di mobile payment. Il consenso è invece obbligatorio sia per gli operatori che per i venditori nel caso vengano svolte attività di marketing, profilazione o i dati siano comunicati a terzi. Se i dati utilizzati sono sensibili, occorrerà richiedere uno specifico ulteriore consenso.

Misure di sicurezza

Operatori, aggregatori e venditori dovranno adottare precise misure per garantire la confidenzialità dei dati, quali sistemi di autenticazione forte per l'acceso da parte del personale addetto, procedure di tracciamento degli accessi e delle operazioni effettuate; criteri di codificazione dei prodotti e servizi; forme di mascheramento dei dati mediante sistemi crittografici. Dovranno essere adottate misure per scongiurare rischi di incrocio delle diverse tipologie di dati a disposizione dell'operatore (traffico e consumo, dati relativi alla rete fissa, alla fornitura di servizi etc.) ed evitare la profilazione incrociata dell'utenza basata su abitudini, gusti e preferenze. Da prevedere accorgimenti tecnici per disattivare servizi destinati ad un pubblico adulto.

Conservazione

I dati degli utenti trattati dagli operatori, dagli aggregatori e venditori, ivi compresi gli sms di attivazione e disattivazione del servizio, dovranno essere cancellati dopo sei mesi. L'indirizzo Ip dell'utente dovrà invece essere cancellato dal venditore una volta terminata la procedura di acquisto del contenuto digitale. Per la conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico coinvolti nelle operazioni di mobile payment, si dovranno rispettare i periodi di tempo previsti dal Codice della privacy.


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