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Stavo per abortirlo. Ma con Matteo ho ripreso a volare

Ci mancava tutto, soprattutto il dialogo tra moglie e marito... ed ero terrorizzata dalla mia famiglia. Poi decisi da sola: questo terzo figlio deve vivere

Gio 24 Apr 2014 | di Patrizia Lupo | Bambini
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Dopo un ritardo decisi di fare un test di gravidanza. Ero certa di essere incinta, ma avevo già due figli e preferivo non crederci, anzi pregavo Dio che non fosse. Uno dei momenti più brutti della nostra vita, ci mancava tutto: stabilità economica, serenità, ma soprattutto mancava un dialogo, tra me e mio marito che non si decideva a fare nulla, fermo, quasi incollato su sé stesso.
Dopo tanti anni per la prima volta sentivo quella stanchezza che ti fa dire solo “basta”. In fondo era colpa mia, pensavo,  lo avevo voluto sposare a tutti i costi contro il parere dei miei genitori, che non volevano perché lui è più grande di me, ma soprattutto perché è straniero… Anche adesso mi lasciava sola un’altra volta. Per lui era tutto facile e deciso: «Fai l’aborto».
Vinta la timidezza, mi decisi ad affrontare il problema con un’amica ostetrica. Avevo il terrore della mia famiglia, se avessero saputo dell’arrivo di un altro figlio…  Era grazie a loro se ancora riuscivamo ad andare avanti. L'amica mi consigliò di fare un passo alla volta, poi mi disse che l’aborto non è mai una soluzione e mi parlò del Segretariato Sociale per la Vita, un Centro di aiuto alla vita e alla maternità difficile, che lei conosceva bene. Le analisi confermarono la gravidanza e iniziò dentro di me il combattimento.
Mio marito non faceva altro che insistere per l’aborto, io ero afflitta e indecisa. Pensavo ai miei figli, a questo in arrivo. Come avrei potuto togliergli la vita? Non me la sentivo, ma non vedevo vie di uscita. Mio malgrado andai a fare tutte le pratiche per l’aborto, ma non ero convinta. Così ho cercato di nuovo l’ostetrica che mi incoraggiò a portare avanti la gravidanza, a rivolgermi al Segretariato. Cercavo un aiuto in mio marito che non arrivava, per lui la soluzione era una sola: l’aborto. Alla fine vedendomi così mi disse: «Decidi da sola». E presi sul serio queste sue parole.
A pochi giorni dall’intervento passai una notte insonne. Al mattino avevo preso la mia decisione. Tornai dall’ostetrica che subito mi mise in contatto con il Segretariato e andai all’appuntamento. Non riuscivo a dire molto, ma loro sembravano intuire tutti i miei problemi ancor prima che io ne parlassi. Gli aiuti che mi hanno offerto sono stati tutti importanti, in particolare quello economico del Progetto Gemma, per affrontare le spese più necessarie per Matteo, il mio bambino, per un anno e mezzo. Però l’aiuto più importante è stato il loro essermi accanto, che mi ha permesso di crescere come donna e come madre, di avere una nuova consapevolezza di me stessa e della mia vita di coppia.
Da quando è nato Matteo è come se avessi iniziato una seconda vita: abbiamo cambiato casa, ho intrapreso nuove attività lavorative. Ho ripreso a volare.


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