acquaesapone Genitori&Figli
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

E' tempo di nuotare

Come farli imparare, giocando

Gio 24 Apr 2014 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
Foto di 3

In acqua sono una mamma sicura a metà. Uno dei miei figli nuota come un piccolo delfino, l’altro, il più grande, diffida dell’acqua, come se fosse una di quelle sabbie mobili che si vedono nei film d’avventura, pronta a ingoiarti per sempre. Non che in astratto abbia tutti i torti: chi ha esperienza di mare raccomanda di temerlo. Ma è evidente che il massimo di sicurezza si raggiunge conoscendolo e rispettandolo, in modo da comportarsi con conoscenza, non cercando di sfuggirlo. Anche perché in un Paese come l’Italia, circondato dal mare su tre lati, ignorare la presenza del mare è impresa particolarmente difficile. Prima o poi può capitare di averci a che fare. L’incubo di noi mamme è che succeda a uno dei nostri bambini e che lo trovi impreparato. Per una volta, io che raccomando sempre di non imprigionare i figli nella trappola delle nostre paure di adulti, non mi sento di condannare chi in spiaggia avverte l’urgenza di questa preoccupazione.
Anche perché qualche settimana fa un convegno di pediatri a Capri ha svelato che quasi metà dei bambini italiani (il 43% degli under 14) non sa nuotare, magari sta a galla a malapena, ma non saprebbe gestire la minima situazione di difficoltà. I medici hanno rivelato l’esito di questo studio con preoccupazione, ripromettendosi di lanciare una campagna a favore dello studio del nuoto attraverso i propri associati.
Ovviamente tra il dire e il nuotare c’è di mezzo la piscina, con i suoi costi, i tempi, i capricci dei piccoli aspiranti pesciolini, il problema di chi debba accompagnarli e andarli a riprendere dopo aver terminato le vasche, di chi debba sorbirsi le lamentele e le scuse inventate per saltare la lezione. Perché, ammettiamolo, soprattutto all’inizio imparare a nuotare comporta una serie di esercizi che non sono granché coinvolgenti e divertenti, nemmeno per un bambino. Anche se non tutti reagiscono allo stesso modo. Il mio erede minore è entusiasta del nuoto e, specie ora che è diventato davvero bravo a destreggiarsi tra le onde, una volta entrato in mare mi fa impazzire per convincerlo a riemergere e venirsi ad asciugare al sole. L’altro si bagna a riva, si lascia a malapena andare dove si tocca, al massimo gioca col fratello a spruzzarsi, ma sempre valutando con sospetto la distanza da riva.
Non ho una ricetta scientifica per convincere i bambini a imparare a nuotare. Sicuramente cercare di associare l’attività di esercizio in acqua al gioco, per quanto possibile. Non si tratta di cercare in ogni figlio il potenziale campione, tendenza  molto presente tra genitori sempre più competitivi, ma spesso pesante psicologicamente per il bambino. Sarebbe bello che in questo campo facessero di più le strutture pubbliche. Non so se abbia senso inserire il nuoto come materia obbligatoria a scuola, ma di certo se le nostre scuole non lo fanno non è perché non fa bene, ma perché nei nostri istituti grasso che cola se c’è la palestra. Figurarsi la piscina. Eppure sarebbe un modo per valorizzare un’abilità che dovrebbe essere caratteristica degli italiani. Che invece saranno pure santi e poeti. Ma navigatori? Solo se a bordo c’è la ciambella gonfiabile.


Condividi su: