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5 milioni di italiani in sella

Dopo 48 anni in Italia le vendite di biciclette superano quelle delle auto

Gio 24 Apr 2014 | di Claudio Cantelmo | Attualità
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Dall'Italia alla Spagna passando per la Gran Bretagna, nell'Unione Europea alle prese con la crisi è boom delle biciclette. Costi zero, ecologica e di moda, in tempi di recessione la “due ruote” sembra aver riconquistato gli abitanti del vecchio continente.
Non sfugge alla tendenza il nostro Paese dove, dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla mano, nel corso del 2013 per la prima volta dopo 48 anni abbiamo assistito al sorpasso delle vendite di bici rispetto alle automobili, con 1.748.000 di pezzi piazzati a fronte di 1.450.000 autovetture uscite dai saloni. E anche l'uso della bici nei giorni feriali è più che triplicato, prendendo in esame i dati degli ultimi tredici anni: se nel 2001 i ciclisti urbani costituivano appena il 2,9% della popolazione adulta, oggi la percentuale è schizzata ad oltre il nove: in termini assoluti, si tratta di cinque milioni di persone che utilizzano la bicicletta per i loro spostamenti almeno tre o quattro volte a settimana.
Europa a pedali
In aumento i pedalatori anche nella penisola iberica, dove tra l'elevata disoccupazione, il rallentamento economico, rialzi del carburante e costo dei mezzi pubblici, la bici ha rappresentato senz'altro l'alternativa più valida. Anche laggiù le vendite hanno superato quelle delle automobili: 780mila cicli contro 700mila macchine in un anno. E intorno al boom del pedale si è creata una vera e proprio moda, con l'apertura di bar "byker-friendly", a Madrid e soprattutto a Londra, da dove il bici-boom ha preso il via. È di marzo l’annuncio del premier inglese David Cameron, il quale ha dichiarato che governo e autorità locali stanzieranno 148 milioni di sterline nel biennio 2014/15 per rendere le strade inglesi più sicure per i ciclisti, e con l'uso della due ruote nella sola capitale cresciuto del 110% negli ultimi dieci anni. Perché a Londra e dintorni c'è un vero e proprio culto della bicicletta: secondo un sondaggio oltre il 50% dei britannici prende la bici per scopi amatoriali e non strettamente legati al trasporto, e l'87% incoraggia i propri figli a fare lo stesso.

Bike sharing in chiaroscuro
Controverso invece il fenomeno della condivisione, il cosiddetto bike sharing: se all’estero vola, da noi stenta alquanto. Sono Barcellona, Lione, Città del Messico, Montreal, New York, Parigi e Rio de Janeiro le sette città che possono vantare il più alto tasso di penetrazione del sistema di condivisione in area urbana. Lo attesta una ricerca condotta dall'Institute for transportation and development policy (Itdp) di New York, che ha messo sotto lente 400 città di cinque continenti, nelle quali si stanno mettendo in pratica sistemi per implementare la condivisione delle biciclette. Non figurano in classifica città tricolori, seppure il progetto, magari a piccoli passi, prova a crescere anche da noi. I sistemi di condivisione di Milano e Torino viaggiano su cifre europee, ma la realtà dei 150 comuni, per un totale di quasi 7.000 bici, nei quali il servizio è attivo, è estremamente eterogenea. Circa la metà dei 117 capoluoghi di provincia italiani ha già avviato il servizio, che però si estende anche a realtà più piccole. Un esempio su tutti quello di Savigliano, cittadina in provincia di Cuneo, che può vantare il rapporto più alto tra biciclette a disposizione e residenti: sono ventisei ogni 10.000 abitanti. A Roma e Napoli il progetto invece non decolla, tra problemi di gestione, furti e vandalismi.
L’Italia è ciclista?
Ma, se non altro nelle intenzioni, gli italiani hanno voglia di bici: un sondaggio Legambiente/Lpr Marketing ha spiegato come per un uso massiccio della bicicletta sia necessario, per il 43% degli intervistati, creare itinerari più protetti, mentre 42% chiedono una riduzione del traffico veicolare ed una viabilità meno pericolosa. Venticinque di loro pedalerebbero se avessero meno chilometri da percorrere e il 19% reclama un maggior numero di cicloparcheggi a prova di furto per contrastare i ladri, tornati pericolosamente attivi. Tra i desiderati c’è la possibilità di poter salire con la bici su treni e bus (13%) e l’opportunità di poter respirare un’aria meno carica di smog (11%). Numeri in chiaroscuro per quanto riguarda la sicurezza in sella: se il ritorno all’uso della bicicletta per gli spostamenti quotidiani casa-lavoro-scuola è accompagnato anche da una positiva riduzione degli incidenti mortali, dove l’Italia è infatti in buona posizione a livello mondiale (17°) e in Europa (10°), lo scenario cambia però nelle aree urbane, nelle quali il nostro Paese a livello europeo è secondo solo alla Grecia per numero e gravità dei sinistri che coinvolgono le due ruote.

Assistito è bello

Quali le bici preferite dagli italiani? Nel conto totale delle vendite a conquistare il primo posto ci sono le trekking o city bike (32%), seguite dalle mountain bike (30%), le bici da bambino (18%), da corsa (7%), le classiche (10%) e le bici elettriche (3%), dotate di un motore che supporta il ciclista. Proprio per quelle a pedalata assistita è escluso ogni distinguo: il boom è tangibile e reale. Solo nel 2013 l’aumento delle vendite in Europa ha visto un incremento del 20%, con la Germania in testa. I tedeschi ne hanno infatti acquistate ben 380.000 pezzi nuovi. L’Olanda segue (è il caso di dire) a ruota, ma anche nel nostro Paese il fenomeno ha preso piede: sono 46.000 le nuove unità vendute, segno che questo mezzo a metà tra una bici e un ciclomotore elettrico sta avendo un discreto successo. Comode da usare, totalmente ecologiche, permettono delle ottime perfomances anche ai meno allenati.        


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