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David Garrett: Io, Paganini contemporaneo

Il virtuoso musicista che interpreta Paganini nel “Il violinista del diavolo”

Gio 24 Apr 2014 | di Manilo Donilar | Interviste Esclusive
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David Garrett è il mago del crossover tra la musica classica e il pop, tanto che per molti é da considerarsi un emulo di Niccolò Paganini. E deve essere così vero che si è buttato in un'impresa tanto pazza quanto apprezzata: impersonale quell'esecutore geniale in un film, “Il violinista del diavolo”.  Un biopic in costume, che lo racconta con un linguaggio moderno e lo descrive come una rockstar. Cosa che in fondo sono entrambi, sia Garrett che Paganini. David, giovane e bello, metà tedesco e metà americano, si diverte a raccontarsi come uno che ancora non crede davvero a cos'è diventato.




E' vero che è finito nel Guinness dei primati?
«Sì, è così. In uno show inglese per bambini ho avuto l'onore di essere chiamato a presentare loro il violino. Siccome mi piacciono le sfide, volevo eseguire Il volo del calabrone, pezzo già veloce di suo, e volevo eseguirlo a una velocità mai raggiunta prima nella storia della musica. E così sono finito nel Guinness, perché ci sono riuscito!».

Perché proprio Paganini? Cosa l'ha spinto a impersonarlo oltre che a "suonarlo"?
«Ovviamente per chiunque si avvicini al violino, Paganini è il riferimento principe, il confronto supremo, soprattutto per testare le proprie capacità tecniche. Per me lui è un'icona, un mito e poter lavorare con lui e per lui e su di lui è stato una sfida ma anche un sogno che si è avverato. Lo confesso subito, per me questo progetto sarà unico nella vita, non credo che farò nuovamente l'attore. All'inizio, anzi, volevo e dovevo curarne solo la colonna sonora. Poi mi sono lasciato prendere la mano, perché la forza dell'immagine nella sua musica doveva essere resa al meglio, me ne sono reso conto subito: per questo qui serviva un musicista che recitava e non Al Pacino che fingeva di suonare il violino!».

Dica la verità. Lei si sente l'erede, anzi la reincarnazione di Niccolò Paganini?
«So solo che volevo essere lui perché io quello che si vede nel film l'ho vissuto veramente. Chi meglio di me poteva renderlo? Anche e soprattutto le cose più difficili degli inizi di un artista: lo stress, il cominciare da bambini, l'avere a che fare con degli impresari, conoscevo tutti i lati oscuri di questo lavoro. Possiamo dire che lui ha inventato tanto. Nei pezzi scelti da noi per il film ci sono le cose più importanti: il pizzicato con la mano sinistra, la velocità, i suoi alti, l'"armonica". Lui ha rivoluzionato il violino, è come se avesse costruito una Ferrari ma 200 anni fa. Una sorta di Jimi Hendrix. Difficile confrontarsi con una figura così misteriosa come Paganini, però. Io lavoro sulle partiture scritte da lui, ma arrangiamenti e orchestrazioni non si sono mai trovate e ho dovuto creare io, anche perché lui, essendo perennemente in bolletta, usava musicisti mediocri per farle. Volevo rendere onore alla squisitezza delle sue note, dei suoi suoni. Ma smettetela di mettermi sul piano di un tale rivoluzionario. Ogni paragone è fuori luogo, certo per me lui rimane una sfida costante. Questo sì».

Quali sono state le difficoltà più ostiche di quest'impresa?
«Ovviamente su Paganini ci sono tante, troppe leggende, anche perché lui parlava poco della sua vita per aumentare la propria aura di mistero. Non dimentichiamo che è stato anche un genio pubblicitario, grandioso nell'autopromozione della sua immagine maledetta. Un maestro del marketing. Le biografie su cui abbiamo lavorato con il regista Bernard Rose erano le più vicine alla realtà, poi certo il mito è dietro l'angolo, come la storia delle tre corde che saltavano a ogni concerto. Noi lo abbiamo reso con un anello molto tagliente che le facevo saltare, io da solo mica ci riesco! Lo sforzo, però, è stato di rimanere più vicini possibile alla verità».

Possiamo dire che è stato la prima rockstar?
«L'uso delle sostanze che Paganini faceva non è comparabile alle droghe attuali: ricordiamo che il mercurio, che aveva certi effetti psicotropi e creava dipendenza, serviva per curare le malattie veneree. Paganini amava la vita, comunque, è innegabile. Non voglio difenderlo, l'idea è di godere di quello che si fa, l'artista vive tra gioia e stress, ma se riesci a vivere al massimo e a fare il tuo lavoro così bene, per me puoi fare quello che vuoi».

Chi è, invece, David Garrett?

«Io mi considero un musicista classico, quella è la musica che amo e che mi mette a mio agio. Detto questo però, anche se ami casa tua, una volta l'anno vai in vacanza a spassartela no? Questo è il crossover per me, e quando torno nella mia casa la apprezzo ancora di più, nonostante il grande divertimento vissuto fuori. Tu devi sempre capire che suoni per un pubblico e lo devi sempre saper stimolare, interessare. Ogni artista deve farlo, ma per tutti gli altri tipi di musica questo è compreso da tutti e considerato giusto, attorno alla classica rimane quell'aura che la mantiene dentro schemi rigidi. E invece i suoi capolavori, proprio perché sono tali, danno tante meravigliose possibilità che vanno sfruttate».

Un modo per rendere la musica più nobile e colta anche appetibile e commerciale?
«Per me il crossover è sempre stato una necessità, non un'opportunità commerciale. Cosa faceva Paganini? Prendeva arie classiche o canzoni popolari e variava sul tema. Come io faccio, che so, con Michael Jackson. E poi mi ritrovo come qualche settimana fa a Napoli dove c'erano tanti giovani al mio concerto, giovani che magari con la musica classica prima non avevano molta dimestichezza. E per me questa è la più grande vittoria».

Fare Paganini l'ha aiutata a trovare i suoi lati più oscuri? è stato un viaggio faustiano?
«Si, è vero, c'è un po' del Faust in questo film, anche perché l'arte quando è formidabile come la sua diventa inspiegabile, soprannaturale. Lui, poi, ha di fatto alimentato questa leggenda dell'anima venduta al diavolo, della sua ambiguità, perché gli faceva gioco e un po', in fondo, vi si riconosceva. Ma qui c'è ancora un lato diabolico del mio lavoro molto meno metafisico. Infatti il demonio qui è Urbani, il suo agente. Ho avuto i miei problemi con i manager, perché devi essere forte e tenerli alla giusta distanza, altrimenti la loro posizione gli consente di approfittarsi di te. Poi a un certo punto della vita ho cercato qualcuno che capisse davvero cosa volessi fare, dove volessi arrivare e ho unito la mia strada alla sua. Perché era la stessa».

L'Italia le ha ha fatto un grande regalo...
«Si, è stato un onore provare il Guarneri del Gesù, quello di Paganini. Ma quel Guarneri conservato a Genova è iconico, il più costoso, quello con la storia più bella. Ho provato quello che ha sentito Niccolò suonandolo per 40 anni, un'emozione unica».

Quanto le sono costati i suoi violini?
«Difficile dare una quotazione a un violino. Il mio risale al 1760, come ho detto è uno Stradivari. Insieme ai Guarneri sono i migliori, strumenti fantastici e molto diversi. Il mio l'ho trovato a un ottimo prezzo, ma costano spesso sui 40-50 milioni di euro. Ovviamente non li guadagni quei soldi, la maggior parte dei musicisti non possono permetterselo e mi fa molto male. La trovo un'ingiustizia. Io, invece, ho persino potuto romperne uno. Non so dirti la disperazione di quel giorno...».    

 



BIOGRAFIA

David Bongartz nasce ad Aquisgrana il 4 settembre del 1980. Il padre è un avvocato tedesco mentre la madre, Dove Garrett, è una ballerina statunitense. Proprio dalla madre ha preso il cognome utilizzato come nome d'arte, scelto dai suoi genitori perché «più pronunciabile». A 11 anni collabora con la Filarmonica di Amburgo, mentre nel 1994, a 15 anni, stipula un accordo con la Deutsche Grammophon per l'incisione di diverse opere come solista. Nel 2004 si diploma alla scuola di arte Juillard di New York. Nel 2008 è entrato nel Guinness dei primati per aver eseguito il volo del calabrone in un minuto e sei secondi. Con l'album “Rock Symphonies” del 2010 si fa conoscere alla platea internazionale: nel disco Garrett unisce il genere classico con il rock, fondendo brani di autori quali Vivaldi e Beethoven con altri come U2, Nirvana, Metallica ed Aerosmith. Ad 11 anni ha ricevuto il suo primo violino Stradivari, possiede anche un violino Guadagnini del 1772, ma dopo un'esibizione presso il Barbican Centre di Londra nel 2007, vi cadde sopra danneggiandolo gravemente. Il 12 ottobre 2012 è uscito il suo nuovo lavoro intitolato “Music”, anticipato dalla cover al violino di Viva la vida dei Coldplay. Nel 2013 debutta come attore cinematografico nel film “Il violinista del diavolo”, dove è protagonista nel ruolo di Niccolò Paganini.


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