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Bluff a luci rosse

La casta vuole legalizzare i bordelli, con la scusa di ricavarne entrate fiscali. Stessa bufala rifilata con l’azzardo

Gio 24 Apr 2014 | di Francesco Buda | Attualità
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In nome dello Stato, della legge, della sanità pubblica, della difesa della legalità e, con grande enfasi, a vantaggio del Fisco.
Gli stessi auspici e la stessa retorica che hanno impregnato il frutto avvelenato dell'azzardo di Stato. Un dramma sociale che ha impoverito, non solo economicamente, il Paese, sottraendo al commercio, alle fabbriche, al lavoro, alle famiglie, alla sanità e ad ogni altro settore sano il 12% dei consumi complessivi degli italiani. “Basta proibizionismo, la soluzione è regolamentare”. Questo è il solito mantra tornato in Parlamento per rinfocolare l'idea che il corpo umano sia una merce e che è bene legalizzarne la vendita. Stanno spuntando nuovamente varie proposte di legge a tale scopo. La più recente l'ha presentata Antonio Razzi, personaggio cult tra quelli imitati da Maurizio Crozza. Vuole istituire l'OAS, operatore di assistenza sessuale, con tanto di registro professionale. L'iniziativa sparata da Razzi, dice lui, punta ad «eliminare l'adescamento in strada o in luogo pubblico». Tutto deve avvenire, secondo il disegno di legge, «in privata dimora, in assenza di persone minori conviventi, in appositi studi professionali o in locali pubblici destinati a tale scopo esclusivo. La vendita di corpi può essere esercitata – propone il politico - nella forma di ditta individuale o di società di persone o di società cooperative». Se la persona si vende a titolo di ditta individuale, ci sarebbe l'obbligo di aprire partita Iva, iscrizione all'Inps per versare i contributi pensionistici e all'Inail per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Poco prima di Razzi, sul fuoco pro-bordelli hanno soffiato trasversalmente alcuni senatori di maggioranza e opposizione. La proposta di legge vede come prima firmataria Maria Spilabotte del Pd. Con lei i colleghi piddì Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà, Alessandra Mussolini ora in Forza Italia e i 5 Stelle Annalisa Bencini e Lorenzo Battista. Un'intesa a tre.

LE SOLITE SCUSE “ILLUMINATE”
«Meno male che c’è la Lega che appoggia la mia idea. Dobbiamo salvaguardare le donne che vengono sfruttate soprattutto dai grandi personaggi. E poi con questa proposta è contento anche l’eranio (erario, ndr) perché incassa soldi nuovi e freschi», ha argomentato il senatore Razzi ai microfoni di Radio 24. «Pagherebbero finalmente le tasse, le prostitute. Avrebbero una partita Iva. Un po’ di soldini per lo Stato. E anche un po’ di sicurezza per tutti: per la lavoratrice e per il cliente. Basta mafia, basta magnaccia», ha dichiarato inoltre al giornale Il Fatto. Nella relazione al disegno di legge presentato il 7 marzo davanti al Senato, annuncia: «È arrivato il momento di introdurre anche nell’ordinamento italiano, come nella gran parte dei principali Paesi dell’Unione Europea, una norma che elimini lo sfruttamento della prostituzione e la riduzione in schiavitù di donne, uomini e minori da parte di organizzazioni criminali italiane e soprattutto straniere e tuteli la salute pubblica di tutti i cittadini italiani».

EUROPARLAMENTO STRONCA
Peccato che giusto un paio di settimane prima il Parlamento Europeo ha solennemente affermato che “considerare la prostituzione un 'lavoro sessuale' legale, depenalizzare l'industria del sesso in generale e rendere legale lo sfruttamento della prostituzione non sia una soluzione per proteggere donne e ragazze minorenni, vulnerabili dalla violenza e dallo sfruttamento, ma che sortisca l'effetto contrario esponendole al pericolo di subire un livello più elevato di violenza, promuovendo al contempo i mercati della prostituzione e, di conseguenza, accrescendo il numero di donne e ragazze minorenni oggetto di abusi”. Questo dice la Risoluzione contro lo  sfruttamento sessuale e prostituzione e sulle loro conseguenze per la parità di genere approvata lo scorso 26 febbraio. Indica ai Paesi dell’Unione come orientarsi sul tema: tolleranza zero e no alla legalizzazione. La risoluzione, controversa e dibattuta, è stata approntata e proposta dall'eurodeputato di sinistra Mary Honeyball e porta il numero 2013/20130 INI.  “I mercati della prostituzione – dice la Risoluzione - alimentano la tratta di donne e minori e aggravano la violenza nei loro confronti, soprattutto in Paesi in cui l'industria del sesso è stata legalizzata”.

IL RISCHIO (O IL VIZIO) DI BANALIZZARE LA SCHIAVITÙ
E visto che la maggior parte della merce umana arriva dall'estero, soprattutto dall'Est, gli eurodeputati precisano che “il Parlamento Europeo condanna qualsiasi tentativo politico o dissertazione basati sull'idea che la prostituzione possa essere una soluzione per le donne migranti in Europa; riconosce che la stragrande maggioranza di persone che praticano la prostituzione vorrebbe smettere, ma non si sente in grado di farlo e sottolinea che queste persone necessitano di un sostegno adeguato, soprattutto di carattere psicologico e sociale, per uscire dalla rete dello sfruttamento sessuale e della dipendenza che vi è spesso associata. Propone pertanto alle autorità competenti di attuare programmi volti ad aiutare gli individui ad abbandonare la prostituzione, in stretta collaborazione con le parti interessate”. Quindi, sottolinea la Risoluzione anti-schiavitù sessuale, “il Parlamento Europeo ritiene che il modo più efficace per combattere la tratta di donne e ragazze minorenni a fini di sfruttamento sessuale e per rafforzare la parità di genere segua il modello attuato in Svezia, Islanda e Norvegia (il cosiddetto modello nordico), e attualmente in corso di esame in diversi paesi europei”. Un modello che punisce i clienti, sfruttatori e trafficanti, ma non chi si prostituisce. «In Svezia – nota la Honeyball - il numero di persone che si prostituiscono è un decimo rispetto alla vicina Danimarca, dove acquistare sesso è legale e la popolazione è inferiore. Vi è la tendenza globale di banalizzare la prostituzione e considerarla una normale attività, un "divertimento", ma altresì un lavoro», scrive la stessa eurodeputata britannica nel suo dossier-relazione sullo sfruttamento del sesso a pagamento. E non parliamo certo di una militante bigotta e conservatrice. Nel Regno Unito sta nel Labour Party e a Bruxelles con l'Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici.
 
CONTROLLO SOCIALE
Sulle operatrici di assistenza sessuale previste dal suo disegno di legge, il senatore Razzi ha invece offerto altre perle sempre mediante l'emittente della Confindustria: «Le Oas fanno un’opera di bene perché – ha detto su Radio 24 -, se il giovanotto è timido e va nervoso dalle prostitute, dopo si rilassa e si sfogherà. Le Oas fanno quasi da mamma. Purtroppo quando ero giovane questi posti non ci stavano. In Svizzera, quando ero giovane, siccome ero un gran ballerino, allora ‘andando ballando’ ne conquistavo di ragazze a centinaia. Oggi invece i giovani sono effeminati. Allora c’erano uomini veri, c’era il “savarfè”». Sul perché di certe difficoltà relazionali e quindi sessuali, buio totale. Quello che conta è lo “sfogo” e il denaro. Basta infiochettarlo con un po' di regole, tasse, timbri e certificati. Questo secondo la casta italiana.
Il Parlamento Europeo e la sua Commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere hanno invece detto qualcos'altro: “Stando a degli studi, la prostituzione funge da strumento di controllo sociale della sessualità dei giovani. Riduce tutti gli atti più intimi al loro valore monetario e svilisce l'essere umano fino al livello di merce o oggetto a disposizione del cliente; lo sfruttamento della prostituzione è strettamente legato alla criminalità organizzata; qualsiasi quadro di legalizzazione va a beneficio in primis dei protettori, che riescono a trasformarsi in 'uomini d'affari'. Il Parlamento Europeo sottolinea che la normalizzazione della prostituzione ha un impatto sulla violenza contro le donne e sulla percezione che i giovani hanno della sessualità e delle relazioni tra donne e uomini;  i dati dimostrano come gli uomini che acquistano servizi sessuali siano più inclini a commettere atti sessualmente coercitivi e altri atti di violenza contro le donne e spesso mostrino tendenze misogine”. Così la Risoluzione dell'Europarlamento motiva la stroncatura dei bordelli di Stato.  

PROBLEMI E IMPOVERIMENTO SOCIALE
Lasciamo stare cosa fanno gli italiani sotto le lenzuola o fuori casa, è bene non rinunciare ai tanti soldi dalle tasse sulla prostituzione, si potrebbe dire in modo più pragmatico. Esattamente come dicevano e continuano a declamare i profeti dell'azzardo vissuto “in modo responsabile” e legale. Di fatto, non solo spesso il settore è in mano a mafie e malavita e alimenta l'usura, ma a fronte di un giro d'affari  cresciuto vertiginosamente, le entrate fiscali  “gioco” per lo Stato sono crollate. E moltissime macchinette mangiasoldi, benché autorizzate, sono state pizzicate a non pagare le tasse, salvo poi fargli un megacondono.
In Italia abbiamo la spesa pro-capite in azzardo più alta del mondo, lo Stato occupa tutte le giornate degli Italiani col gioco, mentre prima gliene lasciava libere 283. Senza considerare il fiume di soldi perso nel gioco fuorilegge, sono saliti a 90 i miliardi di euro bruciati legalmente in un anno tra slot machine, casinò on line e altri “giochi”. Ma nel frattempo sono le entrate fiscali sono crollate da circa il 30% al 9%.
Come spiega uno studio del prof Maurizio Fiasco, sociologo esperto in materia: «Se lo stesso importo fosse immesso nell'economia reale e quindi fosse soggetto alle tasse che tutti noi paghiamo ogni giorno (Iva, Irpef, Irap, accise, etc) non al Preu (la tassa sui giochi d'azzardo, ndr), genererebbe, con stima prudenziale, 10 miliardi in più rispetto a quello che genera oggi». Questo perché la lobby dell'azzardo è riuscita a far abbassare costantemente la tassazione sul “gioco”. E intanto l'Iva lo scorso ottobre è salita al 22%. E ora pensano di risolvere facendola pagare alle schiave del sesso.  
Un azzardo inutile e dannoso.                         




La Relazione Honeyball
La relazione Honeyball espone una lunga galleria degli orrori legati alla prostituzione, con forti prese di posizione anche sulla “regolarizzazione” che è risultato un rimedio peggiore del male. In 53 punti smonta la favola della prostituta felice, indipendente, libera e appagata.  Per leggerla vai sul sito internet del Parlamento Europeo www.europarl.europa.eu




Germania, il fallimento dei bordelli legali
È aumentato il traffico di donne-schiave ed è quasi impossibile punire gli sfruttatori
Difendere chi si prostituisce da sfruttatori e mercanti di schiave del sesso, dare loro dignità, diritti e doveri sul lavoro, emancipazione. Con questi intenti nel 2002 il Parlamento tedesco ha legalizzato prostituzione e bordelli. Com'è andata finire? Male, anzi malissimo. La legalizzazione della prostituzione ha fallito. Lo spiega un'inchiesta di Der Spiegel, settimanale indipendente tedesco. Un inferno fatto di turni massacranti e prestazioni d'ogni genere, ragazze reclutate in Romania, Bulgaria e altri paesi dell'Est col miraggio di una sistemazione in un Paese ricco, costrette a vivere nella stanza di lavoro e a dare gran parte dei guadagni al capo. Senza che la prostituzione sia sparita dalle strade. “Molti agenti di polizia, organizzazioni di donne e personaggi politici che si occupano di prostituzione – spiega la rivista – sono convinti che quella legge si sia tradotta in poco più di un programma di sostegno ai protettori delle prostitute. La situazione di queste donne – dice Der Spiegel citando la relazione del Bka, l'ufficio federale della polizia criminale tedesca - suggerisce che sono vittime del traffico di esseri umani”. E secondo il Ministero per la famiglia, la legalizzazione “non ha portato alcun miglioramento effettivo misurabile nella copertura sociale delle prostitute”, e neanche maggiori possibilità di lasciare quel lavoro né tantomeno una riduzione della criminalità. Più in generale, la tendenza è che “dove la prostituzione è legale, vi è più traffico di esseri umani”. Questa la conclusione di uno studio su 150 Paesi condotto da Axel Dreher, professore di Sviluppo e politica internazionale dell'università di Heidelberg. E nella mitica Olanda, il Ministro della Giustizia e la polizia hanno ammesso che da quando hanno liberalizzato il settore, non ci sono stati miglioramenti tangibili per le prostitute.  Anzi, stanno di solito peggio in salute e più dipendenti da droghe.                            

 



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