acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Jesus Christ Superstar mi ha cambiato la vita

Per la prima volta in Europa l'attore Ted NeelEy interpreta il ruolo che lo ha reso famoso

Gio 24 Apr 2014 | di Alma Pentesilea | Interviste Esclusive
Foto di 7

Sono passati 40 anni dal film e 20 anni dalla versione italiana del musical “Jesus Christ Superstar” ed ora il protagonista della pellicola che ha suscitato polemiche, ha fatto riflettere e, soprattutto, è rimasta indelebile nelle nostre menti, per la prima volta su un palco europeo interpreterà nuovamente quel Gesù che lo ha consegnato alla Storia.
Ted Neeley, oggi settantenne, nonostante l'età, ha la voce di sempre ed uno sguardo capace di trasmettere serenità.

È felice di essere a Roma e di poter vestire quei panni che gli hanno cambiato la vita, non solo professionale.
«Sono molto contento di essere a Roma: l'ho sognato tutta la vita. Essere in scena al teatro Sistina è un onore enorme. Anche se ho interpretato questo ruolo tantissime volte, sempre trovo qualcosa d nuovo, di diverso».

Che cosa rappresenta questo personaggio?
«Questo personaggio rappresenta la fede, la dolcezza, e viene visto prima di tutto come essere umano. Sono gli ultimi 7 giorni di vita di Gesù, i giorni in cui si manifesta al mondo come figlio di Dio».

Cosa ha rappresentato per te questo ruolo?
«Questo ruolo per me ha rappresentato tutto. Io sono un uomo del Texas, un musicista. Da giovane avevo una band e non avevo nessuna conoscenza del teatro. Un giorno andai in California, a Los Angeles, per seguire degli amici che dovevano fare dei provini a teatro. Una volta arrivato, gli amici mi hanno spinto sul palco dicendo di cantare qualcosa... Ho cantato qualcosa. E il regista mi ha detto: “Canta qualcosaltro per far vedere la tua passione”. Allora ho cantato una canzone di Stevie Wonder, “For once in my life”. Stavo scendendo dal palco e il regista mi ha chiesto di cantare una canzone d'amore per mostrare tutta la mia passione. Ed io ho cantato la stessa canzone con un'altra intonazione... Il regista mi chiese quale fosse la mia estensione vocale. Io gli feci un acuto e fui preso per il ruolo di Hair. Poi con lo stesso regista feci “Jesus Christ Superstar”. La mia vita è cambiata totalmente grazie a quel provino. Quindi il mio consiglio è di prendere parte a qualcosa a cui siete particolarmente interessati. Durante le riprese del film in Israele, sul set, ho conosciuto la donna che poi ho sposato e da cui ho avuto mia figlia Tessa. La mia vita è cambiata come uomo, come persona, come padre, membro di una famiglia».

Come era il pubblico al quale avete rappresentato negli anni Settanta il musical?
«Quando abbiamo rappresentato il musical a Broadway la prima volta, fuori dal teatro ogni sera trovavamo moltissima gente a protestare. Occupavano tutta la strada, bloccando il traffico. Temevano che questo musical intaccasse la spiritualità. Quindi, io mi avvicinavo alle persone e chiedevo se avessero visto lo spettacolo. E loro mi rispondevano di no. Allora gli chiedevo di entrare come miei ospiti e di parlarne poi e farmi le domande sulle cose che li lasciavano perplessi. Tutti quelli che hanno visto lo spettacolo lo hanno amato e sono tornati con gli amici!».

Come è il tuo approccio rispetto al ruolo di Gesù?
«Ho avuto l'opportunità di approfondirlo molto in questi anni. Ho imparato le storie della Bibbia sin da quando ero bambino. Quando avevo 10 anni ero già un'autorità rispetto a questo argomento. Ma ogni volta che vengo invitato ad una presentazione ho la possibilità di accedere a nuovi testi, come quelli del Mar Morto, il Vangelo agnostico. Ogni volta ho l'opportunità di approfondire l'interpretazione del personaggio e ogni volta la reazione del pubblico è un'esperienza utile alla rappresentazione».

La scena della crocifissione nel film quanto ti ha cambiato?
«Quella scena l'ho voluta fare io, senza controfigura. È stata una scena potente».

Dove dobbiamo cercare all'interno dello spettacolo la spiritualiutà, la speranza?
«Il messaggio di speranza, di pace viene dalla richiesta: “Possiamo ricominciare?”».
Ma la spiritualità non la dobbiamo cercare nello spettacolo. La spiritualità, se c'è, è dentro di noi.                 

 



IL MUSICAL A ROMA

Ted Neeley ad aprile, per la prima volta in Europa, ha vestito i panni di Gesù per il musical Jesus Christ Superstar, che lo ha reso famoso negli anni Settanta. E lo ha fatto sul palco romano del Sistina. Con lui i Negrita, Pau nei panni di Ponzio Pilato, Shel Shapiro nei panni di Caifa, Simona Molinari nei panni della Maddalena.


Condividi su:
Galleria Immagini