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Figli della luce

Al di là del credo personale, ogni persona è una creatura meravigliosa

Lun 26 Mag 2014 | di Dario Fani | Attualità

Non dobbiamo sentirci piccoli, impreparati. Non lo siamo. Dobbiamo scorgere quello che siamo in potenza. Talvolta,
rileggo alcuni passi dei Vangeli. Lo consiglio a tutti, al di là del credo personale. Ogni volta mi stupisco nello scoprire verità che l’anno prima mi erano sfuggite. Quest’anno è toccato agli apostoli. Come scelse Gesù i dodici prediletti? Come scelse coloro che l’avrebbero rappresentato? Li scelse per la loro condizione sociale? Tutt’altro: essi erano figli di pescatori o di artigiani, dunque povera gente.
Ovviamente la ricchezza non poteva interessare Gesù. Li scelse forse per la loro intelligenza? Ne avevano poca. Più volte, come riportato in alcuni passi dei Vangeli, quei dodici uomini chiesero a Gesù di spiegare loro il significato delle sue parole o delle parabole.
Neppure brillavano per intuito, rasentando quasi il comico quando, ascoltando il Maestro che parlava del lievito dei Farisei, si domandavano incerti se dovessero comprare del pane. Lo stesso Gesù li ammonì: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito».
Li scelse allora per via del coraggio? No, non erano uomini coraggiosi. Nessuno di loro sarebbe rimasto vicino a Gesù nella notte del tradimento. Persino Pietro per paura avrebbe rinnegato ben tre volte la conoscenza con il suo Maestro. Li scelse allora per la loro ostinata resistenza? Ancor meno: al frantoio, nonostante i ripetuti richiami, essi non riuscirono a vegliare e si addormentarono nel cuore della notte.
Fu la forza della loro fede a convincerlo? Scarseggiava. Gesù stesso, rivolgendosi a Pietro, disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»
Ugualmente ammonì gli altri apostoli: «Dov'è la vostra fede?» Allora è certo che li scelse per via della loro modestia, per l’umiltà che dimora nella piccola gente. Neppure questo: per quanto poveri, ignoranti e pavidi, quei dodici uomini non erano né schietti né sinceri, ma avevano continue manie di grandezza. Più volte Gesù dovette riprenderli mentre discutevano su chi fra loro fosse più vicino alla Verità, tanto da esclamare: «Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei cieli».
Allora per quale motivo li scelse? Davvero non trovò nulla di meglio? Cosa avevano quei dodici rispetto agli altri? Ci ho riflettuto a lungo e sono giunto alla conclusione che la risposta sia semplice: nulla. Essi non avevano nulla più degli altri. Gesù scelse quei dodici uomini perché – diversamente da quello che facciamo noi – li osservò per ciò che erano in potenza. Scelse quei dodici uomini pieni di debolezze e paure, con scarse virtù, per dare un segnale a tutti noi. Per ricordarci quello che siamo in potenza.
Apparteniamo a un regno diverso da quello vegetale e diverso da quello animale: apparteniamo al regno degli uomini. Al di là di ogni credo, questo fa di noi creature meravigliose. Gesù, scegliendo quei dodici modesti compagni, ha voluto ricordarci esattamente questo: siamo imperfetti, eppure immensi. Ci ha invitato a non aver paura delle nostre imperfezioni. Giudicati sulla base di criteri eroici, siamo ben poca cosa. Ma Gesù ci spinge ad usare uno sguardo diverso, che non si limiti all’apparenza, ma sia rivolto all’interno. Uno sguardo nuovo che ci permette di superare le nostre paure e di liberare la grandezza che dimora in ognuno di noi. Attraverso questo sguardo, Gesù ci invita a dare voce e spazio a quel che abbiamo di immenso. Ci chiede di esprimere tutto quello che siamo in potenza.
Tentare non è un peccato, è una virtù. E oggi sappiamo che possiamo riuscirci, perché prima di noi quest’impresa è già riuscita a dodici modeste persone. Ecco, mi piace pensare che il Vangelo ci aiuti a ricordare semplicemente questo: non dobbiamo sentirci piccoli o impreparati. Non lo siamo. Siamo nati pronti e se lo desideriamo – in ogni istante – possiamo rendere manifesta la nostra immensità. Perché, tutti noi, in potenza non siamo altro che quello che Gesù ha visto in quei dodici umili pescatori: Figli della Luce. 


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