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Caro, odiatissimo collega

Dirigenti e capiufficio utilizzano (quasi) un giorno a settimana per dirimere liti. Come evitarle e come risolverle

Lun 26 Mag 2014 | di Maurizio Targa | Attualità
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Ce li hanno tutti i colleghi difficili: quelli che non ci arrivano, chi fa lo scemo per non andare in guerra, i pettegoli, quelli da cui non derivano che guai. Del resto, come sentenzia il portale americano Business Insider, specializzato in problematiche del lavoro e diretto da un ex guru di Wall Street, un’azienda è un melting pot di personalità, un mix di esperienze, attitudini e prospettive che non sempre, per meglio dire quasi mai, si accordano armoniosamente.
Problema affatto da sottovalutare anche in termini economici: dirigenti e capiufficio, secondo i ricercatori, spendono sette ore a settimana, il 18% del proprio tempo, per gestire situazioni conflittuali tra impiegati. I più rognosi sono i piccoli dissidi, come quelli che nascono perché si parla ad alta voce al telefono, per uno scherzo di cattivo gusto, perché qualcuno sparisce durante i picchi di lavoro. Il vicino di scrivania che mangia lasciando briciole, i continui commenti negativi sul futuro dell’azienda o sulla cattiveria dei capi: spesso diatribe che si tende a sminuire, sperando che prima o poi si risolvano da sole. Atteggiamento che in realtà può rivelarsi un grave errore, perché si rischia un deterioramento generale del clima in ufficio e una moltiplicazione delle occasioni di conflitto. E non tutti reagiscono allo stress e alla pressione allo stesso modo. Ma per una corretta gestione aziendale è determinante imparare a gestire nel modo migliore le diverse personalità che si incontrano. Trovare una soluzione adeguata al conflitto, prima di tutto, presuppone cercarne la causa: una buona analisi permetterà di gestire al meglio la crisi.

Il conflitto generazionale

Sempre più frequente gli impiegati giovani si scontrano con quelli più anziani. Metodi arcaici per i primi, troppo avanguardisti per gli altri; competenze messe in dubbio, rifiuto di adattarsi. Probabilmente il contrasto più semplice da risolvere, previa un po’ di buona volontà reciproca, in semplici mosse: riaprire il dialogo, formare gli impiegati più vecchi alle nuove tecniche, saper approfittare dei consigli di chi ha maggiore esperienza, ma anche fornire prova di pazienza, tolleranza e mentalità aperta. Saper esprimere i propri bisogni, insomma, ma anche riconoscere le proprie lacune. Da una parte e dall’altra.

Il conflitto di personalità
Non si può andar d’accordo con tutti, è chiaro. Ideologie, caratteri, valori socio-culturali sono fattori che possono creare tensioni. Ma, anche se le divergenze sono normali, non devono diventare sistematicamente occasione di scontro. Adottare una strategia che eviti i conflitti, rimanendo cortesi, può essere una soluzione per le persone che non sono costrette a lavorare fianco a fianco. Nel caso contrario, è meglio evitare accuratamente gli argomenti problematici. Ma quando questa incompatibilità è tale da impedire qualsiasi forma di comunicazione, si possono contemplare altre soluzioni più radicali: cambiamento di sede o di reparto.

Il conflitto d’interesse
Aumenti di stipendio, promozione o altro: all’interno di un’azienda è inevitabile che prendano corpo lotte per il potere. Spesso la competizione viene fomentata dalle stesse imprese per ottenere migliori risultati. Ma quando questa rivalità raggiunge un livello tale che il funzionamento dell’ufficio ne risente, può essere necessario ristabilire chiaramente il territorio di ciascuno e sminuire la competitività.

Il conflitto nascosto
Non è insolito che, all’interno di un gruppo di lavoro, solo una persona si trovi in situazione di attrito con i capi o con i propri collaboratori. Questa situazione conflittuale può diventare ben presto un limite, ma a volte potrebbe essere salutare. Lo scontento del singolo potrebbe essere rivelatore di un malessere generale, che nessun altro osa esprimere. In questo caso, la soluzione si trova nella comunicazione.

Peace&Love
Gli studiosi statunitensi hanno anche dettato un vademecum generale ad uso dell’impiegato per evitare le liti.
In primo luogo assicuratevi di non contribuire al problema: chiedetevi sempre se le vostre azioni sono corrette. In caso di eccessivo surriscaldamento degli animi, chiedete a un altro collega di intervenire e gestire una situazione al vostro posto. Occorre poi distinguere fra la persona e il problema, tenendosi al largo dagli aspetti personali. Per maggior chiarezza, è sempre meglio dire che non si è d’accordo con un’idea piuttosto che attaccare o ridicolizzare la persona. Fate il possibile per resistere alla tentazione di appioppare un nomignolo al vostro antagonista. Con tutta probabilità, poi, le persone più difficili con cui avere a che fare saranno quelle abituate a manovrare dietro le quinte. Evitate di lamentarvi con il vostro capo, di rispondere colpo su colpo o di bussare alla porta dell’ufficio del personale, potreste essere etichettato come una fonte di problemi.

Quando ci vuole, ci vuole!
Scongiurare per quanto possibile il conflitto potrebbe apparire un consiglio banale. Eppure a volte è opportuno il contrario: se i piccoli screzi quotidiani sono già passati a un livello tale da rendere la convivenza difficoltosa, è preferibile agire con un piglio deciso evitando di far trascorrere troppo tempo e rischiando di rendere più grave la situazione. È proprio da incomprensioni banali che potrebbe generarsi un conflitto molto più serio se non addirittura insanabile. Inoltre l’“abbozzare” eccessivo nei confronti di chi prevarica potrebbe rappresentare una patente d’impunità conferita al prepotente, minando il quieto vivere generale. Meglio esporsi. E non temere neanche di contraddire il capo e di sostenere vigorosamente le proprie idee: il famoso conflitto costruttivo tra le gerarchie è una vera benedizione aziendale, sostengono gli esperti. Spesso dal disaccordo di un subalterno nascono idee proficue per l’impresa, con conseguenti vantaggi per l’intera collettività.

Non urlare, spiega!
Ma se l’alterco è ormai deflagrato, prosegue lo studio, è bene mantenere sempre il tono della voce basso. Ugualmente è preferibile ascoltare l'interlocutore con attenzione cercando di capirne posizione e opinioni: oltre ad evitare i litigi, potrebbe permettere di comprendere i propri errori, nonché fornire nuovi punti di vista su un dato argomento. Altra buona abitudine è mettersi nei panni dell’altra persona. Una frase tipo: «Fammi capire se ho inteso bene, vuoi dire che….» è una modalità quasi infallibile per sciogliere la tensione e per comunicare in maniera costruttiva. Infine, accettate il fatto che non sempre avrete ragione e che chiedere scusa, qualche volta, paga.


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