acquaesapone Salute
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

L’italiano che scoprì gli antibiotici

Scoprì la penicillina 34 anni prima del premio Nobel Fleming. Un illustre sconosciuto, che seguì la sua vocazione e l’amore invece della fama

Lun 26 Mag 2014 | di Patrizia Santo | Salute
Foto di 2

Vedeva che i vicini si ammalavano di infezioni intestinali puntualmente dopo che veniva rimossa la muffa intorno al bordo del pozzo dell'acqua potabile. Da lì, a soli 21 anni, ipotizzò quella che sarebbe diventata una delle più grandi trovate nella storia della medicina mondiale: “Nella sostanza cellulare delle muffe esaminate sono contenuti dei princìpi solubili in acqua, forniti di azione battericida. Per queste proprietà le muffe sarebbero di forte ostacolo alla vita e alla propagazione dei batteri patogeni”. Non sono parole di Alexander Fleming, al quale tutti pensiamo quando si parla di antibiotici e di vittoria contro le infezioni, Premio Nobel nel 1945. È invece quanto scrisse il giovanissimo medico Vincenzo Tiberio, 34 anni prima che Fleming annunciò di aver scoperto la penicillina. Intuizione che sperimentò e dimostrò appena 25enne, chiarendo meticolosamente che le muffe hanno un'azione terapeutica contro i batteri, dopo averne verificato gli effetti sia in vitro che su cavie e conigli. Non solo, il ricercatore di origine molisana fu capace di ottenere un liquido con effetti antibiotici dopo aver isolato ed estratto i princìpi attivi dalle muffe. Sostanza che sperimentò con successo sul bacillo del tifo, del carbonchio, sul vibrione del colera e su vari ceppi di stafilococco. Un’enorme scoperta scientifica, pubblicata senza clamori nel gennaio 1895 e rimasta confinata nella biblioteca dell'Università di Napoli fino al 1947, quando un ufficiale medico della Marina rinvenne il numero della rivista “Annali d'Igiene Sperimentale”, che riportava lo studio del dottor Tiberio intitolato “Sugli estratti di alcune muffe”. Una ricerca che non solo arrivò prima, ma anche in modo ben più mirato rispetto al celebre Fleming. Vincenzo Tiberio, infatti, non arrivò a realizzare sperimentalmente il farmaco, dopo essersi imbattuto casualmente nell'eccezionale scoperta: deluso per la superficialità con cui la scienza di allora snobbò la sua scoperta, si arruolò in Marina dove si distinse per capacità e coraggio. In Africa e a Creta da Ufficiale medico salvò moltissimi marinai italiani, ma pure molti civili, nei posti dove attraccavano le navi su cui era in servizio. Con un metodo tutto suo e assai efficace curò e spesso prevenne tifo, paratifo, dissenteria, beri-beri, malaria e vaiolo. Fu un gigante nei soccorsi dopo il devastante terremoto a Messina, nel 1908, dove organizzò una nave ospedale che gli valse la menzione d’onore. Tutti almeno una volta nella vita abbiamo preso un antibiotico, ma l'eccezionale studio di questo eccellente e geniale italiano è sconosciuto ai più. Mentre oggi è ben noto nel mondo scientifico e il Consiglio Nazionale delle Ricerche nel 2011 ha realizzato e pubblicato il documentario su dvd “Vincenzo Tiberio l'uomo che scoprì gli antibiotici”. Non è questione di fama. Lo testimonia una frase del dottor Tiberio, rievocata da suo nipote: “Lunga e difficile è la via della ricerca, ma alla base di tutto c'è l'amore”.     


Condividi su: